Crew-7 in arrivo sulla ISS

L'equipaggio di Crew-7. Da sinistra a destra: Kostantin Borisov (Roscosmos), Andreas Mogensen (ESA), Jasmine Moghbeli (NASA), Satoshi Furukawa (JAXA). Credits: SpaceX

Nelle ultime settimane i boccaporti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) hanno visto parecchia attività, soprattutto in termini di capsule in arrivo: tralasciando l’attività extraveicolare del 9 agosto dei russi Sergej Prokop’ev e Dmitrij Petelin per le ultime sistemazioni al modulo Nauka e all’European Robotic Arm (ERA), negli ultimi 20 giorni sono attraccate o partite ben quattro capsule. In ordine cronologico, il 4 agosto il modulo Unity ha visto arrivare la Cygnus NG-19 dedicata a Laurel Clark e il 21 agosto la Progress MS-22 ha lasciato il modulo Zvezda dopo 190 giorni attraccata alla ISS per poi disintegrarsi qualche ora dopo sopra l’oceano Pacifico; Zvezda non è comunque rimasto sguarnito a lungo, in quanto il 25 agosto alle 07:46 italiane la Progress MS-24 si è unita al complesso orbitante.

A questo traffico nelle prossime ore si aggiungerà la Crew Dragon Endurance di SpaceX, decollata a bordo di un Falcon 9 dal Launch Complex 39A del Kennedy Space Center in Florida, negli Stati Uniti nella giornata del 26 agosto alle 09:27. Le fasi precedenti al lancio, il lancio stesso, e i primi minuti in orbita della capsula sono stati seguiti da una diretta di SpaceX e NASA, ma soprattutto da Riccardo Rossi e Veronica Remondini, parte del team che conduce AstronautiCAST, il podcast settimanale dell’associazione ISAA. Se non siete già collegati, potete unirvi e condividere la diretta.

La missione è la settima del Commercial Crew Program (CCP), il programma in cui l’agenzia spaziale americana (NASA) ha finanziato SpaceX e Boeing per lo sviluppo di una capsula in grado di trasportare astronauti da e verso la ISS. Si tratta invece della undicesima missione complessiva per una Crew Dragon con equipaggio: alle sette del programma CCP va infatti aggiunta Demonstration Mission-2, la missione di certificazione della capsula decollata nel maggio 2020 con gli astronauti Douglas Hurley e Robert Behnken, e nel settembre 2021 Insipration-4, la missione finanziata dal miliardario Jared Isaacman per raccogliere fondi per l’ospedale pediatrico St. Jude e a cui presero parte, oltre allo stesso Isaacman, anche Hayley Arcenaux, Sian Proctor e Chris Sembroski. Sono state svolte anche due missioni Axiom, la società privata staunitense di turismo spaziale: Axiom-1 è decollata nell’aprile 2022 con Michael López-Alegría, Larry Connor, Mark Pathy e Eytan Stibbe, mentre Axiom-2 è arrivata alla ISS nel maggio 2023 con Peggy Whitson, John Shoffner, Ali AlQarni e Rayyanah Barnawi.

La capsula è invece al terzo volo, dopo aver servito nel novembre 2021 Crew-3 (Raja Chari (NASA), Thomas Marshburn (NASA), Matthias Maurer (ESA) e Kayla Barron (NASA)) e nell’ottobre 2022 Crew-5 (Nicole Aunapu Mann (NASA), Josh A. Cassada (NASA), Koichi Wakata (JAXA) e Anna Kikina (Roscosmos)). Al suo interno hanno preso posto la comandante Jasmin Moghbeli (NASA), il pilota Andreas Mogensen (ESA) e gli specialisti di missione Konstantin Borisov (Roscosmos) e Satoshi Furukawa (JAXA).

Il Falcon 9 seriale B1081 è invece al primo volo: soltanto per le missioni Crew-1, Crew-5 e Crew-6 il vettore era nuovo, mentre nelle restanti (Crew-2, Crew-3, Crew-4) aveva già rivolato. Si è comunque sempre trattato di un numero contenuto di voli, rispettivamente due, due e quattro. Se tutto andrà come previsto, il recupero del booster avverrà dopo circa 8 minuti sulla Landing Zone-1, rappresentando così il primo tentativo di atterraggio sulla terraferma anziché su una piattaforma autonoma in mezzo all’oceano per una missione con equipaggio. La tendenza a cercare di effettuare un rientro a Terra (in gergo tecnico un Return To Landing Site, ritorno al sito di atterraggio o RTLS) è diventata sempre più marcata negli ultimi mesi: esemplare è stato il caso del Falcon Heavy con il satellite Echostar 24/Jupiter-3, quando inizialmente i due booster laterali sarebbero dovuti atterrare sulle due chiatte A Shortfall of Gravitas (ASOG) e Just Read The Instructions (JRTI). Sebbene SpaceX non abbia mai commentato ufficialmente questo cambio di approccio, le ipotesi più probabili avanzate dagli esperti del settore sono legate principalmente al trasporto del booster dal mare aperto al porto e quindi al conseguente risparmio di tempo (circa tre o quattro giorni) e di denaro.

La missione, per sommi capi

I piani originali di NASA e partner internazionali prevedevano il lancio nel mese di agosto: man mano che il mese si avvicinava le incertezze sull’effettiva data di lancio non svanivano, anzi. La causa erano i continui ritardi della missione Echostar 24/Jupiter 3, anche a causa di qualche controllo addizionale sul Falcon Heavy, che quindi spostavano continuamente l’inizio dei lavori di riconversione del pad per adattarlo a supportare il lancio di un Falcon 9.

Una volta eseguita la missione del Falcon Heavy, dei problemi a una valvola dell’Environmental Control and Life Support System (ECLSS), il sistema di supporto vitale che si occupa per esempio di filtrare l’aria, hanno indotto i tecnici di NASA e SpaceX a rinviare di un giorno il lancio, dal 25 agosto al 26 agosto.

Per quanto riguarda le attività degli astronauti, la sveglia è puntata circa 7 ore e mezza prima del lancio, in questo caso alle 20:00 ora locale (alle 02:00 italiane), seguita dalla colazione. A circa 5 ore e mezzo dal decollo inizia un primo briefing tecnico e uno relativo al meteo, a cui seguono la vestizione con le tute intraveicolari, l’uscita dal Neil Armstrong Operations & Checkout Building, gli ultimi saluti ai familiari e il trasporto verso il pad. Mancano ancora due ore e mezza al lancio, ma l’equipaggio, coadiuvato da una squadra di tecnici vestiti in caratteristiche tute nere che hanno valso loro il soprannome di ninja, comincia l’ingresso nella capsula, non prima di aver firmato la parete del Crew Access Arm, il ponte che collega la torre con il razzo. A due ore dalla partenza il portellone della Dragon viene chiuso e ne viene verificata la tenuta ermetica, anche attraverso l’utilizzo di particolari strumenti, ed effettuato un controllo del sistema di comunicazione audio. A T-42 il sistema di abort della capsula viene attivato, a T-37 il Crew Access Arm viene ritirato e a T-35 e T-16 iniziano il rifornimento dei serbatoi del primo e secondo stadio, rispettivamente.

L’inserimento in orbita è piuttosto rapido, circa otto minuti: in questo periodo di tempo avviene la separazione tra primo e secondo stadio, e tra secondo stadio e capsula, che inizia quindi il viaggio di circa 24 ore verso la ISS. È un tempo significativamente superiore a quello impiegato dalle capsule russe Sojuz, che solitamente impiegano qualche ora dal decollo per arrivare alla Stazione. Una volta che l’equipaggio entrerà a bordo della Stazione, diventerà formalmente parte di Expedition 69, anche se solo per circa un mese: formalmente, infatti, una Expedition è definita come il periodo di tempo che intercorre tra la partenza di due Sojuz. Con la partenza della Sojuz MS-23 prevista per il 27 settembre e l’arrivo della MS-24 intorno alla metà di settembre, si concluderà così la sessantanovesima spedizione scientifica a bordo della Stazione e comincerà la settantesima.

L’equipaggio, in dettaglio

Jasmine Moghbeli (NASA), comandante

Selezionata nel 2015 come parte del ventiduesimo gruppo dell’agenzia spaziale americana, noto anche come The Turtles, ha terminato l’addestramento previsto nel 2017, diventando così ufficialmente selezionabile per i voli spaziali, presenta un background da pilota militare, con all’attivo oltre 2 000 ore di volo a bordo di 25 diversi veicoli. All’interno di NASA ha avuto un ruolo nello sviluppo dell’Human Landing System, il sistema di atterraggio che riporterà l’essere umano sulla superficie della Luna dai tempi del programma Apollo.

Jasmine Moghbeli. Credits: NASA/Bill Ingalls

Pur essendo al primo volo in assoluto, è stata selezionata come comandante della navetta Endurance, con il compito di interfacciarsi con il centro di controllo missione di SpaceX e intervenire in caso di problemi. Sarà la seconda comandante donna, dopo che Nicole Mann aveva comandato Crew-5.

Nata in Germania da genitori iraniani, si è trasferita negli Stati Uniti, dove si è laureata in ingegneria aerospaziale.

Andreas Mogensen (ESA), pilota

Mogensen sarà la prima persona non americana in assoluto a pilotare una navetta statunitense. Presenta un background non militare, a differenza di Moghbeli: ha lavorato come ingegnere in diverse aziende, venendo impiegato in vari ambiti, dal design delle turbine alla trivellazione per pozzi petroliferi. In seguito, grazie anche al dottorato in ingegneria aerospaziale ottenuto all’Università del Texas, ha conosciuto l’ambiente dell’Agenzia Spaziale Europea, lavorando per la missione Swarm.

Andreas Mogensen nel 2014. Credits: James Blair/NASA/JSC

È stato selezionato nel 2009 come astronauta del corpo europeo, terminando l’addestramento nel 2010 e ricevendo conseguentemente anche l’abilitazione per le attività extraveicolari (EVA) sia con le tute americane (EMU) sia russe (Orlan). Nel periodo a Terra ha partecipato alle missioni CAVES di ESA, missioni di simulazione della vita spaziale con un focus sul comportamento e della performance in ambienti estremi, a due missioni NEEMO di NASA, nello specifico la diciassettesima e la diciannovesima e tra il 2021 e 2022 alle missioni PANGAEA, il programma di ESA per lo sviluppo di capacità di analisi geologiche in ottica dell’esplorazione della Luna. Ha anche lavorato nel team ingegneristico del lander lunare di ESA a ESTEC, nei Paesi Bassi, e servito come ufficiale al Johnson Space Center dal 2016 al 2022. Nell’ambito di questo impiego è stato tra le altre cose anche Lead CapCom per le missioni CRS-12 e CRS-14, due missioni di rifornimento per la ISS svolte da SpaceX, e Ground-IV per le EVA americane numero 51, 59 e 73.

Sarà il suo primo volo di lunga durata, dopo che nel 2015 volò per soli dieci giorni a bordo della Sojuz TMA-16M come parte dell’Expedition 43, e a bordo della ISS svolgerà esperimenti scientifici che varieranno dalla scienza dei materiali alla fisica fondamentale, alla fisiologia umana, il tutto nel corso della missione Huginn. Avrà anche la possibilità di diventare comandante della Stazione, quando Sergej Prokop’ev lascerà l’avamposto orbitante per tornare a Terra.

Satoshi Furukawa (JAXA), specialista di missione

L’astronauta giapponese sarà al secondo volo, dopo che il primo era stato con una capsula Sojuz nel 2011, quando nel 2011 aveva preso parte a Expedition 29. Anche Furukawa presenta un passato da civile, con una laurea e specializzazione in medicina all’Univeristà di Tokyo. Venne selezionato come parte dell’allora National Space Development Agency (NASDA), oggi diventata Japan Aerospace eXploration Agency (JAXA), assieme a Akihiko Hoshide e Naoko Yamazaki. Ha partecipato anche a una missione NEEMO di NASA.

Satoshi Furukawa al KSC. Credits: NASA/Kim Shiflett

Konstatin Borisov (Roscosmos), specialista di missione

Prima di venire selezionato come candidato nel 2018 per il corpo cosmonauti di Roskosmos, l’agenzia spaziale russa, si è laureato in economia in un’università di Mosca, lavorando come analista, consulente e project manager per diverse aziende. Ha terminato i due anni di addestramento alla fine del 2020, venendo nominato nel gennaio 2021 come cosmonauta collaudatore. È al primo volo spaziale.

Kostantin Borisov al KSC. Credits:NASA/Kim Shiflett

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Matteo Deguidi

Studio Astrophysics and Cosmology a Padova e qui provo a raccontare quello che succede nel mondo dell'astronautica mondiale, concentrandomi su missioni scientifiche in corso o in fase di sviluppo, con qualche spruzzata di astronomia.