2015: un anno straordinario per lo spazio

Samantha's haircut - © AntonAstrey on twitter
Samantha's haircut - © AntonAstrey on twitter

Con il 2015 ormai alle spalle possiamo tirare le somme di un anno astronautico che è stato, si può dire, straordinario. I principali avvenimenti sono stati, in campo robotico, le missioni Dawn e New Horizons, che hanno raggiunto, rispettivamente, i pianeti nani Cerere e Plutone. Da non sottovalutare anche l’anno dell’astronautica con equipaggio, in particolare per quanto riguarda l’Italia e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Gli alti e bassi del 2014 del settore aerospaziale privato sono proseguiti anche nel 2015, con un brutto stop per SpaceX con il fallimento della missione CRS-7; la compagnia di Elon Musk finisce però l’anno alla grande col ritorno al volo del Falcon 9 e il successo dell’atterraggio del primo stadio una volta terminata la sua missione. Ma vediamo un po’ più da vicino come è andato questo 2015 spaziale.

Samantha Cristoforetti e la missione Futura

L’anno comincia alla grande per l’Italia (ma anche nel nostro piccolo, per ISAA)con Samantha Cristoforetti nel pieno della missione Futura sulla ISS. Il 2015 si apre subito con una brutta gatta da pelare per Samantha e i suoi colleghi dell’Expedition 42, con un allarme ammoniaca sulla ISS, poi per fortuna rientrato senza conseguenze.

Samantha appena atterrata in Kazakistan. Credit: NASA

Samantha appena atterrata in Kazakistan. Credit: NASA

Oltre ai numerosi esperimenti scientifici, la missione di Samantha è proseguita supportando dall’interno della ISS ben tre attività extraveicolari dei colleghi americani Terry Virts e Barry Wilmore, che hanno preparato la stazione in vista dei futuri attracchi delle nuove capsule private americane.

A marzo è terminata l’Expedition 42 e iniziata la 43, che avrebbe dovuto concludersi senza scossoni a Maggio. Il fallimento della missione di rifornimento russa Progress M-27M ha però provocato un ritardo nel manifesto di volo dei vari mezzi per la ISS, allungando di fatto la missione di Samantha fino a metà giugno, quando atterra insieme ai suoi compagni della Soyuz TMA-15M.

Potete rivivere la straordinaria avventura di Samantha tra le pagine di AstronautiNews, dando un’occhiata alle varie gallerie fotografiche pubblicate durante la missione, leggendo il diario di bordo scritto direttamente da Samantha, o rivedendo e riascoltando gli speciali “Ritorno a Futura” di AstronautiCast.

La stazione spaziale internazionale (ISS)

Come anticipato nella sezione dedicata a Samantha Cristoforetti è stato un anno pieno di eventi per la stazione spaziale internazionale, che ha anche festeggiato i 15 anni di permanenza ininterrotta di astronauti a bordo. L’anno è cominciato con a bordo l’Expedition 42, composta dal comandante Barry Wilmore (NASA) e dai suoi colleghi Terry Virts (NASA), Samantha Cristoforetti (ESA), Aleksandr Samokutyayev, Yelena Serova e Anton Shkaplerov (Roscosmos). Con il rientro della Soyuz TMA-14M a marzo e l’arrivo della Soyuz TMA-16M è cominciata l’Expedition 43 con Wilmore, Samokutyayev e Serova rimpiazzati da Gennady Padalka, Mikhail Kornienko (Roscosmos) e Scott Kelly (NASA). Con l’arrivo di Kornienko e Kelly è anche cominciata la missione di un anno dei due astronauti che quindi rimarranno sulla ISS il doppio del tempo rispetto ad una missione normale. Dopo l’allungamento imprevisto della missione di Samantha a giugno, la Soyuz TMA-17M arriva sulla ISS a luglio con il russo Oleg Kononenko, il giapponese Kimiya Yui e l’americano Kjell Lindgren, dando il via all’Expedition 44.

Missione sui generis per la Soyuz TMA-18M, a settembre, che porta sulla ISS Sergey Volkov, dell’agenzia spaziale russa, il danese Andreas Mogensen, dell’ESA, e Aidyn Aimbetov, dell’agenzia spaziale Kazaka. Quest’ultimo ha sostituito all’ultimo momento la turista spaziale britannica Sarah Brightman, che ha rinunciato al volo poche settimane prima della partenza. Mogensen e Aimbetov sono rimasti sulla ISS poco più di una settimana, nella quale l’equipaggio è stato temporaneamente di 9 membri. Sono poi tornati, insieme a Padalka, sulla Soyuz TMA-16M, lasciando a bordo i membri dell’Expedition 45. La Soyuz TMA-17M è rientrata a terra l’11 dicembre, mentre l’Expedition 46 è attualmente composta, oltre che da Kelly, Kornienko e Volkov, anche dai membri della Soyuz TMA-19M, Yuri Malenchenko (Roscosmos), Timothy Kopra (NASA) e Timothy Peake (astronauta britannico dell’ESA), arrivati sulla ISS il 15.

Come al solito, oltre agli astronauti, si sono avvicendati sulla ISS anche numerosi veicoli cargo che hanno portato rifornimenti ed esperimenti scientifici, non senza qualche problema. Infatti, dopo la missione fallita nel 2014 di Cygnus CRS Orb-3, nel 2015 ci sono stati altri due fallimenti: la Progress M-27M, che ha perso il controllo prima di raggiungere la ISS a fine aprile, e la Dragon CRS-7, il cui lanciatore Falcon 9 è esploso poco dopo il lancio a giugno. Sono comunque riuscite a raggiungere con successo la ISS 4 capsule russe, la Progress M-26M (febbraio), la Progress M-28M (luglio), la Progress M-29M (ottobre) e il modello aggiornato Progress MS-1 (dicembre). Prima del fallimento del Falcon 9 a giugno, SpaceX era riuscita a completare le missioni Dragon CRS-5 (gennaio-febbraio) e CRS-6 (aprile-maggio). Sempre per quel che riguarda gli americani, Cygnus è finalmente tornata al volo dopo l’incidente dell’ottobre 2014, con la missione CRS OA-4 (dicembre), stavolta con un lanciatore Atlas V anziché Antares. A completare la flotta cargo anche la capsula giapponese HTV/Kounotori 5, arrivata sulla ISS ad agosto.

Buone notizie anche dal campo dei finanziamenti. Dopo l’annuncio ufficiale dell’amministrazione americana sull’allungamento della vita operativa della ISS dal 2020 al 2024, anche il Canada, la Russia e il Giappone hanno ratificato l’accordo. Adesso manca solo la ratifica dell’ESA per finalizzare l’estensione della missione.

L’anno dei pianeti nani

Sul lato robotico dell’esplorazione spaziale a farla da padrone nel 2015 sono state due missioni NASA sui due pianeti nani più vicini a noi: Dawn su Cerere e New Horizons su Plutone, che ci hanno permesso di visitare da vicino per la prima volta questi due mondi affascinanti.

L’anno del pianeta nano inizia ufficialmente a marzo, con l’ingresso in orbita intorno a Cerere della sonda americana Dawn. Già durante l’avvicinamento la sonda ci mostra immagini affascinanti dell’oggetto più grande della fascia degli asteroidi, con una superficie piena di crateri e delle strane regioni molto chiare all’interno di alcuni di essi. La sonda ha poi progressivamente abbassato la propria orbita fino a raggiungere nelle scorse settimane quella finale a poche centinaia di km di distanza dalla superficie.

L'ultima immagine di Plutone trasmessa da New Horizons prima del massimo avvicinamento. Credit: NASA

L’ultima immagine di Plutone trasmessa da New Horizons prima del massimo avvicinamento. Credit: NASA

A luglio è invece avvenuto il “big event” di quest’anno. La sonda della NASA New Horizons sorvola il sistema di Plutone con le sue cinque lune per la prima volta. Anche qui non mancheranno le sorprese, con le immagini che ci rivelano un mondo straordinario e molto più strano e attivo del previsto. La missione è un successo totale e la sonda passerà i mesi successivi ad inviare molto lentamente, per via della distanza, dati ed immagini del sorvolo. Nella seconda metà dell’anno, poi, è stato anche scelto l’obiettivo della prossima tappa nella fascia di Kuiper per New Horizons, nel caso (abbastanza probabile) che venga estesa la sua missione.

Progressi delle compagnie private

La stagione di alti e bassi dei voli spaziali privati cominciata nel 2014 prosegue anche nel 2015, con successi straordinari ma anche qualche intoppo imprevisto.

L'esplosione del Falcon

L’esplosione del Falcon

Sul campo dei rifornimenti alla ISS, l’anno comincia con SpaceX che rimane temporaneamente l’unica azienda in gioco, mentre Orbital è impegnata nelle investigazioni relative all’incidente a Cygnus CRS Orb-3 e al percorso verso il ritorno al volo. Dragon CRS-5 e CRS-6 vengono lanciate tra gennaio e aprile. La serie positiva, purtroppo, si interrompe a giugno con il già citato lancio fallito di Dragon CRS-7. Dopo l’incidente SpaceX passerà i mesi successivi a investigarne le cause e a pianificare il ritorno al volo che avviene, con successo, alla fine di dicembre. Nel frattempo anche Orbital, che ha ormai completato la fusione con ATK diventando a tutti gli effetti Orbital-ATK, è riuscita a tornare al volo utilizzando il lanciatore di ULA Atlas V per la missione Cygnus CRS OA-4.

Il 2015 doveva essere l’anno in cui la NASA avrebbe annunciato i vincitori del secondo contratto di rifornimento cargo della ISS, il CRS-2. L’agenzia spaziale americana ha però deciso di posticipare la decisione fino al 2016, estendendo l’attuale contratto con SpaceX e Orbital-ATK fino al 2018. Secondo le notizie rese note dalle varie aziende coinvolte, i partecipanti alla selezione per CRS-2 comprendevano SpeceX, Orbital-ATK (con versioni aggiornate di Dragon e Cygnus, rispettivamente), Boeing, Sierra Nevada (con versioni cargo dei veicoli con equipaggio CST-100 e Dream Chaser) e Lockheed Martin. Secondo le varie indiscrezioni, sono rimaste in gara solo SpaceX, Orbital-ATK e Sierra Nevada, ma conosceremo l’esito finale solo a fine gennaio 2016.

Prosegue speditamente, invece, l’altro programma commerciale di NASA, il Commercial Crew Program (CCP) che riguarda il servizio di trasporto astronauti da e per la ISS. Nell’ambito della penultima fase denominata CCiCap, SpaceX ha svolto il test di fuga sulla rampa di lancio per la sua capsula Dragon V2, eseguito con pieno successo a maggio. L’azienda di Elon Musk avrebbe dovuto eseguire anche i test di fuga in volo che però sono stati rimandati al 2016 anche a causa dell’incidente di CRS-7. Nel frattempo Sierra Nevada ha ricevuto, senza ulteriori finanziamenti, una nuova milestone da NASA per lo sviluppo del Dream Chaser, e si parla anche di un nuovo test di atterraggio, nella speranza che lo spazioplano rientri, almeno in versione cargo, nel programma CRS-2.

Dopo l’assegnazione dei contratti a SpaceX e Boeing, è partita anche l’ultima fase del programma, il CCtCap che terminerà con i voli dimostrativi sulla ISS. A luglio la NASA ha anche annunciato i quattro astronauti che voleranno nelle prime missioni dimostrative: Robert Behnken, Eric Boe, Douglas Hurley e Sunita Williams.

Per quel che riguarda SpaceX, oltre al già citato test di fuga, l’azienda californiana ha presentato gli interni della capsula Dragon V2 a settembre. È stato inoltre presentato il programma di test di atterraggio del prototipo della capsula, denominato DragonFly.

Boeing ha continuato a lavorare sulla sua capsula CST-100 Starliner. Si sta inoltre lavorando alla conversione della rampa di lancio SLC-41 di Cape Canaveral per l’accesso degli astronauti. Sia SpaceX che Boeing stanno lavorando per una o due missioni dimostrative tra il 2016 e il 2017.

Nel frattempo, visti i lunghi tempi di preparazione delle missioni con equipaggio, la NASA ha dovuto già ordinare in anticipo le prime missioni operative per la ISS sia da Boeing che da SpaceX.

Altri progressi delle compagnie spaziali private si sono avuti nel campo della riutilizzabilità dei lanciatori. SpaceX, con la sua missione di ritorno al volo di dicembre, ha eseguito con successo per la prima volta l’atterraggio del primo stadio del Falcon 9 a Cape Canaveral, sulla ex-rampa di lancio SLC-13 ribattezzata adesso LZ-1 (Landing Zone 1). Il successo fa seguito ad alcuni tentativi falliti di atterraggio su una chiatta al largo dell’Oceano Atlantico. Nel suo piccolo, anche Blue Origin ha eseguito con successo l’atterraggio del suo lanciatore suborbitale, prevedendo di cominciare i voli con equipaggio nel 2016. Anche ULA (United Launch Alliance, joint venture tra Boeing e Lockheed Martin) tenta di entrare nel mercato dei lanciatori riutilizzabili (almeno parzialmente) annunciando il nuovo lanciatore Vulcan, alla cui realizzazione sta partecipando anche la stessa Blue Origin.

Infine, dopo il terribile incidente del 2014, anche Virgin Galactic ha lavorato per tutto il 2015 per riprendere i voli. Dopo un’iniziale incertezza sul combustibile da utilizzare per lo spazioplano SpaceShipTwo alla fine è stato deciso di tornare al combustibile in gomma. Dal lato dei lanci di satelliti Virgin Galactic ha anche annunciato che LauncherOne verrà lanciato utilizzando “Cosmic Girl”, un normale Boeing 747 modificato, anziché WhiteKnightTwo come per lo spazioplano per poterne incrementare le prestazioni. Per l’Italia una notizia interessante è stata anche l’assunzione di un pilota italiano da parte della compagnia di Richard Branson.

Orion e SLS

15-210-slsNonostante la mancanza di “eventi” spettacolari come era successo nel 2014 con la prima missione dimostrativa, la NASA procede a pieno ritmo con lo sviluppo della nuova capsula Orion. Si sta infatti lavorando a pieno ritmo sulla capsula che effettuerà la missione EM-1 nel 2018, la prima sul nuovo lanciatore pesante Space Launch System (SLS). Nel 2015 ci sono stati progressi sullo scudo termico e, importante per noi europei, sul modulo di servizio fornito dall’ESA.

Per quel che riguarda SLS, sono cominciati i test sui propulsori RS-25, riciclati dal programma Shuttle, proseguiti per tutto il 2015. Orbital ATK ha inoltre cominciato i test sul nuovo booster a propellente solido a 5 segmenti che equipaggerà l’SLS. Ad ottobre una versione particolarmente accattivante dei booster è stata presentata al pubblico dopo il completamento di una milestone di progetto molto importante: la Critical Design Review.

ESA e le altre agenzie spaziali

Anno particolarmente ricco per la “nostra” agenzia spaziale europea per quel che riguarda i voli abitati. Ben tre astronauti ESA si sono avvicendati sulla ISS nel 2015, la nostra Samantha Cristoforetti, il danese Andreas Mogensen e il britannico Tim Peake, attualmente in orbita. A febbraio si è conclusa la missione di ATV-5 Georges Lemaître, chiudendo definitivamente il programma Automated Transfer Vehicle. Gli sforzi progettuali dell’ESA sono ora concentrati sul modulo di servizio di Orion, come accennato poco fa. Sono cominciati ufficialmente, inoltre, i lavori per lo sviluppo dei nuovi lanciatori Ariane 6 e Vega C.

In campo russo, dopo l’esordio del 2014, si è continuato a lavorare sul nuovo lanciatore modulare Angara, anche se nel 2015 non ci sono stati nuovi lanci. Problemi, invece, per la costruzione del nuovo cosmodromo di Vostochny, in Siberia, con l’inaugurazione rimandata al 2016. Proseguono inoltre gli sviluppi della nuova capsula abitata PTK-NP. L’azienda RSC-Energia ha anche avviato un concorso pubblico per darle un nome.

Anno abbastanza tranquillo per il programma spaziale cinese che però non se ne sta certo a guardare. Mentre non si sono avute nuove notizie sullo sviluppo delle prossime missioni con equipaggio, il lavoro di preparazione per il lancio della nuova stazione orbitante Tiangong 2 e della nuova missione umana Shenzhou 11 dovrebbe essere proseguito per tutto il 2015, con i lanci programmati per il 2016. Nel 2016 ci dovrebbe essere anche il debutto della navetta cargo Tianzhou. Resta ancora in orbita, anche se non più operativa, la prima stazione spaziale cinese, la Tiangong 1. L’agenzia spaziale cinese ha anche fatto esordire nel 2015 i primi esemplari di una nuova famiglia di lanciatori: il Lunga Marcia 6 e il Lunga Marcia 11. È stato avviato inoltre un programma per lo sviluppo di una nuova capsula con equipaggio che andrà a sostituire la Shenzhou, ed ha eseguito i primi studi di fattibilità. Sempre interessante, inoltre, l’annuncio dei prossimi programmi di esplorazione robotica.

Esplorazione robotica del sistema solare

Oltre agli exploit di Dawn e New Horizons, il 2015 è stato un anno fitto di avvenimenti per quel che riguarda l’esplorazione robotica del sistema solare, anche se l’anno è stato abbastanza avaro di nuovi lanci (si contano solo le due missioni DSCOVR, satellite di osservazione della Terra e del Sole, e LISA Pathfinder, dimostratore tecnologico per la missione eLISA, entrambe con l’obiettivo di orbitare intorno al punto lagrangiano L1 Terra-Sole).

Anno agrodolce anche per il sistema solare interno, con la conclusione della missione di Messenger su Mercurio che fa seguito a quella di Venus Express su Venere nel 2014, lasciando temporaneamente scoperti di emissari robotici terrestri i primi due pianeti del sistema solare. Per fortuna ci pensa la sonda giapponese Akatsuki alla fine dell’anno a risollevare gli entusiasmi entrando in orbita a Venere al secondo tentativo, dopo il fallimento del 2010.

2015 di attesa, ma pieno di aggiornamenti, per il pianeta Marte. Aspettando la nuova finestra di lancio che si apre all’inizio del 2016, lo scorso anno ha visto il rover Curiosity proseguire la sua missione straordinaria, lambendo le pendici del Monte Sharp. Opportunity ha inoltre festeggiato i 10 anni sul pianeta rosso e ha superato la distanza di una maratona (42 km e 125 m) sulla sua superficie. La sonda Mars Reconaissance Orbiter (MRO) ha inoltre ritrovato il piccolo lander britannico Beagle 2, che era dato per disperso da oltre 10 anni dopo che si era staccato dalla sonda madre Mars Express per tentare l’atterraggio. La sonda sembra essere riuscita ad atterrare con successo, anche se i pannelli solari non sembrano completamente dispiegati, il che spiegherebbe la mancata comunicazione con Mars Express e quindi la Terra. Sempre grazie alla missione MRO la scoperta principale del 2015 sul pianeta rosso: l’analisi delle immagini e dei dati ha infatti confermato che le periodiche macchie scure osservate su alcuni pendii sono la prova di acqua salata che in particolari condizioni riesce ad essere presente sulla superficie.

Non è possibile parlare del 2015 nel sistema solare senza accennare a Rosetta. La sonda europea ha proseguito alla grande la sua missione, passando ad agosto il perielio insieme alla cometa 67P Churiyumov-Gerasimenko. Durante l’estate ci sono stati anche brevi contatti con il lander Philae, anche se le speranze di ristabilire completamente la comunicazione sono ormai esigue. Nel 2015 è stata annunciata anche la modalità di fine missione per la sonda dell’ESA, che nel 2016 tenterà una specie di atterraggio controllato sul nucleo della cometa.

Numeri e statistiche

E per finire, non poteva mancare il riepilogo statistico del 2015, a cura di Paolo Baldo.

L’anno appena trascorso ha visto in orbita complessivamente 18 persone, tutte a bordo della ISS (International Space Station) essendo questo l’unico progetto spaziale manned attivo nel 2015. A dimostrazione dell’internazionalità di questo progetto, i 18 astronauti che si sono trovati a lavorare a bordo della Stazione hanno rappresentato ben sette diverse nazioni: la nostra Italia con Samantha Cristoforetti, il Giappone con Kimiya Yui, il Kazakistan con Aidyn Aimbetov, la Danimarca con Andreas Mogensen, il Regno Unito con Timothy Peake, gli USA con Barry Wilmore, Terry Virts, Scott Kelly, Kjell Lindgren e Timothy Kopra, e la Russia con Alexander Samokutyayev, Yelena Serova, Anton Shkaplerov, Gennady Padalka, Mikhail Kornienko, Oleg Kononenko, Sergei Volkov e Yuri Malenchenko.

Per sette dei 18 astronauti in orbita nel 2015 si è trattato del debutto spaziale (Serova, Cristoforetti, Lindgren, Yui, Mogensen, Aimbetov e Peake) portando così il totale delle singole persone che hanno orbitato attorno al nostro pianeta, dal primo storico volo di Yuri Gagarin, a quota 543. Per altri sei astronauti si è invece trattato della seconda esperienza (Wilmore, Samokutyayev, Virts, Shkaplerov, Kornienko e Kopra), per due della terza (Kononenko e Volkov) e per uno della quarta (Kelly), mentre Padalka ha visto il suo quinto volo spaziale e Malenchenko addirittura il sesto, facendo di lui il secondo astronauta russo dopo Sergej Krikalev ad avere raggiunto un numero così elevato di missioni spaziali.

Per sei di loro (Wilmore, Samokutyayev, Serova, Virts, Shkaplerov, Cristoforetti) l’avventura spaziale era iniziata nel 2014, altri sei (Padalka, Kononenko, Lindgren, Yui, Mogensen e Aimbetov) hanno visto sia il lancio che l’atterraggio nel 2015 mentre il terzo sestetto (Kelly, Kornienko, Volkov, Malenchenko, Kopra e Peake), che si trova attualmente in orbita, vedrà il ritorno a Terra nel 2016. Il comune denominatore per tutti, oltre al fatto di operare a bordo della ISS, è rappresentato dal vettore di lancio (il razzo russo Soyuz) e dalla navicella (anch’essa russa e anch’essa denominata Soyuz) che ha permesso loro di arrivare in orbita e che li ha riportati (o li riporterà) a Terra. In questo 2015 infatti nessun’altra nazione al di fuori della Russia ha visto operativo un sistema spaziale in grado di portare degli uomini in orbita. La stessa cosa si era peraltro verificata nel 2014.

Come si diceva, sei astronauti che hanno orbitato il nostro pianeta nel 2015 sono in realtà stati lanciati nel 2014, per cui se contiamo solo i lanci avvenuti nel 2015 le persone portate nello spazio sono state complessivamente 12 per mezzo di 4 diversi lanci effettuati nei mesi di marzo, luglio, settembre e dicembre. Si tratta esattamente degli stessi numeri del 2014 e per trovare due anni consecutivi con un numero così basso di lanci (8) e di persone portate nello spazio (24) bisogna tornare al biennio 2004-2005 quando i lanci furono 6 e gli astronauti portati in orbita 21.

L’età media dei 12 astronauti lanciati quest’anno è stata di 48,0 anni, con il più giovane rappresentato da Mogensen con 38,8 anni ed il meno giovane da Padalka con i suoi 56,8 anni. Per quanto riguarda invece i 12 astronauti rientrati a Terra nel corso di quest’anno la loro età media al momento dell’atterraggio è stata di 45,4 anni con i 38,1 anni di Samantha Cristoforetti a rappresentare l’astronauta più giovane ed i 57,2 anni di Padalka a rappresentare quello meno giovane.

Il 2015 ha visto anche cinque compleanni spaziali fra cui quello della nostra Samantha Cristoforetti che il 26 aprile ha compiuto 38 anni. Gli altri quattro astronauti che come Samantha hanno compiuto gli anni nello spazio sono tutti russi, Shkaplerov (43 anni il 20 febbraio), Kornienko (55 anni il 15 aprile), Padalka (57 anni il 21 giugno) e Malenchenko (54 anni il 22 dicembre).

Il 2015 si è inoltre chiuso con 7 EVA (Extra Vehicular Activity), lo stesso numero del 2014, delle quali due sono state effettuate nel mese di febbraio e le altre in marzo, agosto, ottobre, novembre e dicembre. Di queste uscite extra-veicolari, sei hanno coinvolto astronauti americani (Wilmore, Virts, Kelly, Lindgren e Kopra) e una astronauti russi (Padalka e Kornienko). Con Virts, Kelly e Lindgren che nel 2015 hanno eseguito le loro prime EVA, il numero di astronauti che nella storia dei voli spaziali hanno vissuto questo tipo di esperienza è ora salito a quota 214, mentre il numero di queste “passeggiate spaziali” ha raggiunto quota 366.

Se è vero che quest’anno i lanci non sono stati molti, la maggior parte di questi hanno però avuto una valenza speciale. Gli ultimi tre lanci dell’anno infatti hanno visto equipaggi completamente internazionali, dove cioè ogni astronauta a bordo ha rappresentato una nazione diversa. Nel dettaglio un astronauta russo, uno americano e uno giapponese (Kononenko, Lindgren, Yui) erano a bordo della Soyuz TMA-17M lanciata il 22 luglio, un russo, un danese e un kazako (Volkov, Mogensen, Aimbetov) a bordo della TMA-18M lanciata il 2 settembre e un russo, un americano e un britannico (Malenchenko, Kopra, Peake) a bordo della TMA-19M decollata il 15 dicembre. Naturalmente non è stata la prima volta che un veicolo spaziale è stato lanciato con un equipaggio interamente internazionale (a tutt’oggi questo è avvenuto 35 volte), ma non era mai successo che ciò si verificasse per tre lanci consecutivi. Una menzione speciale merita inoltre il lancio della Soyuz TMA-18M dal momento che è stato il numero 300 della storia dei voli orbitali. Sempre a proposito di lanci, nel 2015 nessuna donna ha preso la via dello spazio. L’ultima volta che un intero anno solare si era chiuso senza lanci con donne a bordo era stato nel 2004.

Il 2015 ha visto il primo astronauta danese (Mogensen) ed il primo astronauta britannico maschio (Peake) raggiungere lo spazio, mentre fra i record migliorati spicca quello della più lunga permanenza complessiva nello spazio il cui testimone è passato da Sergej Krikalev a Gennady Padalka. Quest’ultimo ha infatti superato gli 803 giorni stabiliti da Krikalev nel 2005 al ritorno dalla sua sesta e ultima missione spaziale portando il nuovo record a 878 giorni, peraltro con una missione in meno rispetto al connazionale.

Fra gli altri record non possiamo non ricordare quello relativo alla nostra Samantha Cristoforetti (che nel 2014 è diventata la prima donna italiana ad andare nello spazio) che con i suoi 200 giorni consecutivi passati in orbita ha superato di cinque giorni il precedente primato femminile (relativo alla permanenza nello spazio in una singola missione) detenuto dall’americana Sunita Williams e datato 2007. Sempre a proposito di permanenze nello spazio, il britannico Peake (in orbita dal 15 dicembre) ha già superato il record per un astronauta del suo paese dal momento che Helen Sharman (l’unico altro rappresentante del Regno Unito ad essere andato in orbita) nel suo unico volo, effettuato nel 1991, aveva totalizzato 8 giorni di missione. Se aldilà della Manica il testimone è passato da una donna ad un uomo, il contrario è avvenuto nel nostro paese con Samantha Cristoforetti che grazie ai già citati 200 giorni in orbita ha superato i 174 giorni di Paolo Nespoli stabiliti nel 2011 al termine della sua seconda missione spaziale.

Anche gli USA hanno da quest’anno un nuovo primatista in quanto i 382 giorni passati in orbita da Michael Fincke (sommando le sue tre missioni spaziali, l’ultima delle quali effettuata nel 2011) sono stati superati da Scott Kelly, la cui quarta missione è tutt’ora in corso, che al 31 dicembre avrà totalizzato 459 giorni e ne aggiungerà di ulteriori dal momento che il suo rientro a Terra è previsto il prossimo marzo. Quest’ultimo ha battuto un altro record nazionale quest’anno, e cioè quello dei giorni consecutivi di permanenza nello spazio. I 215 giorni che Michael Lopez-Alegria ha passato in orbita fra il 2006 e il 2007 sono infatti stati superati da Kelly (impegnato assieme al russo Kornienko in una missione di lunghissima durata sulla ISS) che al 31 dicembre avrà toccato i 279 giorni, e che al suo ritorno a Terra a marzo avrà abbondantemente superato la soglia dei 300 giorni. Pur non trattandosi della più lunga missione in assoluto (all’epoca della stazione spaziale russa Mir alcuni astronauti rimasero in orbita più a lungo), quella di Kelly e Kornienko sarà la più lunga mai effettuata sulla ISS. Kelly è inoltre diventato il primo astronauta a cui è stato assegnato il comando di due Expedition consecutive (la 45 e la 46) “privando” di questo onore uno dei tre astronauti della Expedition 44-45 (Kononenko, Lindgren e Yui) che quindi è diventato il primo trio di Expedition a non avere avuto un comandante fra i suoi membri.

Rimanendo in ambito ISS, Padalka ha stabilito il nuovo record di permanenza complessiva con 672 giorni trascorsi sulla Stazione Spaziale Internazionale superando i 528 giorni stabiliti dal connazionale Fyodor Yurchikin nel 2013, mentre Kelly è il nuovo primatista americano con i suoi 445 giorni a fine 2015, che saranno per giunta incrementati nel corso del 2016, mentre il precedente record (stabilito nel 2011) apparteneva a Fincke con 373 giorni. Per accumulare una tale quantità di giorni a bordo della ISS i due americani ci sono saliti tre volte mentre i due russi addirittura quattro. Questo tuttavia non è un record in quanto Malenchenko è diventato, proprio nell’anno appena trascorso, il primo astronauta a salire a bordo della Stazione per la quinta volta. Il 2015 ha visto inoltre la ISS diventare ancora più internazionale, ospitando per la prima volta un astronauta della Danimarca ed uno del Regno Unito portando a 18 il numero di nazioni che negli anni hanno visto dei loro astronauti a bordo del grande complesso spaziale.

Quest’anno si è anche verificata l’età media più alta (54,6 anni) mai registrata a bordo della ISS grazie agli astronauti Padalka, Kelly e Kornienko, valore stabilito il 23 luglio prima che arrivassero sulla Stazione Kononenko, Lindgren e Yui. Concludiamo la rassegna dei numeri esclusivamente dedicati alla ISS rilevando che dopo quattro anni la Stazione Spaziale ha visto un “restyling” con lo spostamento del modulo Leonardo (PMM) dal boccaporto inferiore di Unity (Node 1) a quello destro di Tranquility (Node 3). Proprio il posizionamento di Leonardo (portato dalla navetta spaziale Discovery nella missione STS 133) sotto Unity era stato l’ultimo cambiamento, datato 2011, prima di questo.

Il 2015 ha purtroppo visto la scomparsa di due ex-astronauti (entrambi russi), Boris Morukov morto a gennaio all’età di 64 anni e Aleksei Gubarev che ci ha lasciati a febbraio poco prima di compiere gli 84 anni. Morukov effettuò il suo primo ed unico volo orbitale nel 2000 a bordo della navetta spaziale Atlantis per la missione STS 106 e fra i suoi compagni in quell’occasione c’era anche Yuri Malenchenko, uno degli astronauti attualmente in orbita. Per Malenchenko quella fu la seconda esperienza spaziale essendo il suo debutto orbitale avvenuto addirittura nel lontano 1994 il ché fa di lui l’astronauta dalla carriera più lunga dopo quella di John Glenn, che effettuò il suo primo volo orbitale nel 1962, diventando il primo americano ad andare in orbita, ed il suo secondo e ultimo nel 1998.

Gubarev fu invece protagonista (nella sua seconda e ultima missione spaziale) del primo dei 35 lanci internazionali citati in precedenza quando a bordo della Soyuz 28 assieme a lui prese la via dello spazio anche il cecoslovacco Vladimir Remek. In quell’occasione (era il 1978) Remek divenne anche la prima persona non russa o americana ad andare in orbita.

Il 2015 ha visto il lancio di 87 missioni orbitali, di cui 82 con successo. La maggior parte, ben 29, sono stati eseguiti su lanciatori russi, contando anche i 3 lanci di un vettore Soyuz dalla Guyana Francese. Al secondo posto gli Stati Uniti, con 20 lanci orbitali, mentre i cinesi sono subito dopo al terzo posto con 19 lanci, tutti coronati da successo. Anno record per i lanciatori europei (Ariane 5 e Vega) con un totale di 9 lanci, mentre l’India ha effettuato 5 lanci, il Giappone 4 e l’Iran 1.


Matteo Carpentieri

Appassionato di astronomia e spazio, laureato in una più terrestre Ingegneria Ambientale. Lavora come lecturer (ricercatore) all'Università del Surrey, in Inghilterra. Scrive su AstronautiNews.it dal 2011.