Luna: tutte le missioni previste nel 2026

Il lander Odysseus mentre atterra sulla Luna il 22 febbraio 2024. Credit: Intuitive Machines

L’anno appena iniziato si appresta a essere molto interessante per quanto riguarda l’esplorazione del nostro satellite naturale, così come lo è stato nel 2024 e nel 2025, quando per la prima volta un’azienda privata effettuò con successo una missione robotica sulla superficie.
Dopo una lunga attesa iniziata nel dicembre 1972 assisteremo a una missione con equipaggio diretta verso la Luna, la ben nota Artemis II il cui lancio è attualmente previsto per il 7 febbraio.

NASA: Artemis II

Da sinistra il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. Credit: NASA

A bordo della capsula Orion ci saranno gli astronauti statunitensi Wiseman, Glover e Koch, e il canadese Hansen. Pur rimanendo in un’orbita terrestre molto ellittica e senza inserirsi in quella lunare come avvenne per Apollo 8, effettueranno un unico flyby (sorvolo ravvicinato) della Luna passando a circa 7.500 km dalla superficie. Questa traiettoria consentirà alla navicella di tornare verso la Terra senza dover accendere il propulsore principale, proprio come avvenne per Apollo 13 nel 1970.
Il modulo di comando CM-003 Integrity, come per CM-002 nella missione senza equipaggio EM-1 del 2022, sarà supportato dall’European Service Module (ESM) dell’ESA, responsabile della fornitura di energia, propulsione, controllo dell’assetto, controllo ambientale, acqua e ossigeno per l’equipaggio e altri servizi.
Al Kennedy Space Center già dallo scorso ottobre il vettore SLS (Space Launch System) è pronto all’interno del Vehicle Assembly Building (VAB), in attesa del rollout verso la rampa 39B che avverrà il 17 gennaio.
NASA ha recentemente comunicato che se il lancio non potrà avvenire tra il 7 e l’11 febbraio, ci saranno altre possibilità tra il 6 e 11 marzo e tra l’1 e 30 aprile.

Oltre ad Artemis II, che probabilmente sarà solamente a scopo propagandistico in quanto l’amministrazione Trump avrebbe già deciso la chiusura del programma lunare dopo la terza missione, il 2026 prevede anche ben sei missioni robotiche che tenteranno l’atterraggio sulla superficie lunare.
Di queste, cinque saranno commerciali statunitensi, mentre una è governativa cinese.
Ricordiamo che dal 1958 a oggi, su innumerevoli tentativi per raggiungere la Luna solo 28 missioni (comprese le sei Apollo con equipaggio) sono riuscite a compiere un atterraggio controllato.

Blue Origin: Blue Moon Pathfinder Mission 1

Rappresentazione del Blue Moon MK1 sulla Luna. Credit: Blue Origin

Il nuovissimo lander robotico Blue Moon della società di Jeff Bezos, annunciato nel 2019 ma mostrato dal vero solo lo scorso novembre, effettuerà la prima missione dimostrativa per validare tutti i sistemi critici, tra cui il propulsore criogenico BE-7 (LOx / LH2), il sistema di controllo dell’assetto, l’avionica, il sistema di comunicazione con la Terra e la capacità di effettuare un atterraggio di precisione entro 100 metri dal punto designato nei pressi del polo sud lunare.
Il prototipo nella versione Mark 1 (MK1-SN001), servirà per sviluppare la successiva generazione che Blue Origin sta realizzando per le eventuali missioni future con equipaggio (Human Landing System, HLS) nell’ambito del programma Artemis.
La missione è in parte finanziata dal programma NASA Commercial Lunar Payload Services (CLPS) e avrà a bordo il payload governativo Stereo Cameras for Lunar-Plume Surface Studies (SCALPSS) per lo studio dell’interazione tra il getto del propulsore d’atterraggio e la superficie lunare.

Il lancio avverrà a bordo del vettore New Glenn, sempre di Blue Origin, al suo terzo volo e al primo riutilizzo del booster (GS1-SN002-1), che lo scorso novembre ha lanciato verso Marte le due sonde gemelle della missione NASA ESCAPADE (Escape and Plasma Acceleration and Dynamics Explorers).
Attualmente non è stata comunicata la data, ma dovrebbe avvenire entro la fine dell’anno.

Firefly: Blue Ghost M2

Rappresentazione del lander Blue Ghost M2 e dell’OTV Elytra Dark. Credit: Firefly

Il 2 marzo 2025 l’azienda texana Firefly divenne la prima compagnia privata ad atterrare con successo sulla Luna.
Nelle due settimane successive, il lander robotico Blue Ghost M1 operò regolarmente consentendo ai payload di bordo di completare gli obiettivi. Tra questi c’era anche il ricevitore GPS LuGRE (Lunar GNSS Receiver Experiment) realizzato in Italia.

La seconda missione del lander è prevista entro la fine dell’anno e sarà diretta verso il lato nascosto della Luna, raggiunto finora solamente dalle sonde cinesi Chang’e 4, ancora attiva dopo sette anni e Chang’e 6, che ha inviato a Terra campioni di suolo.
Blue Ghost M2 è finanziata in parte dal programma NASA CLPS e, come la precedente missione M1, verrà lanciata a bordo di un vettore Falcon 9 di SpaceX.
Per ottimizzare la capacità di carico e l’efficacia della missione, il lander verrà inserito in orbita lunare dal nuovo Orbital Transfer Vehicle (OTV) Elytra, nella più potente versione Dark, sempre realizzato da Firefly.
Elytra, che fungerà anche da ripetitore per le comunicazioni per il lander, rilascerà inoltre in orbita lunare il satellite Lunar Pathfinder dell’Agenzia spaziale europea (ESA), che testerà i sistemi di comunicazione tra la superficie, l’orbita lunare e la Terra.

M2 avrà a bordo diversi carichi utili sia privati che governativi, tra cui il piccolo Rashid rover 2 emiratino, successore del rover Rashid andato perso nel 2023 durante il primo fallito atterraggio del lander privato giapponese Hakuto-R. La stessa nefasta sorte toccò anche alla seconda missione.

Con l’arrivo della notte lunare Blue Ghost si spegnerà definitivamente, dando inizio però all’attività di un particolare radiotelescopio montato sulla sua parte superiore.
Il NASA Lunar Surface temperature Electromagnetics Experiment (LuSEE-Night), il primo radiotelescopio operativo sulla Luna, è stato realizzato per ricevere le onde radio (0,1-50 MHz) risalenti alla cosiddetta era Oscura dell’Universo iniziata 380.000 anni dopo il Big Bang.
Queste onde radio, emesse dagli atomi di idrogeno neutro che all’epoca erano l’unica forma di materia presente, sono impossibili da ricevere sulla Terra a causa della schermatura della ionosfera, il disturbo del Sole e di altre interferenze artificiali.
La faccia nascosta della Luna offre quindi un’ottima schermatura dalle interferenze terrestri e, durante la notte lunare, anche dal Sole.
Per i due anni successivi LuSEE-Night opererà in completa autonomia dal lander spento, lavorando nelle notti lunari e rimanendo inattivo nei giorni di insolazione ricaricando le batterie.
L’OTV Elytra, che rimarrà operativo in orbita per almeno cinque anni con il sistema ottico di rilevamento ad alta risoluzione Ocula, fungerà da ripetitore inviando i dati del radiotelescopio a Terra.

Intuitive Machines: IM-3

Per il terzo anno consecutivo l’azienda di Houston tornerà sulla Luna con il proprio lander Nova-C.
Intuitive Machines infatti è entrata nella storia dell’astronautica nel febbraio 2024 come prima azienda privata a far atterrare in maniera controllata un lander sulla Luna e si ripeté anche l’anno successivo.
Purtroppo però, Odysseus prima e Athena poi, per una serie di problemi con il sistema di navigazione durante la discesa e l’aggiunta di un po’ di sfortuna nell’essersi posati su superfici sconnesse, si adagiarono immediatamente sul fianco compromettendo dall’inizio la missione operativa. Si parla di sfortuna perché la stessa cosa accadde anche al lander giapponese SLIM, che però riuscì a sopravvivere a ben due notti lunari nonostante la posizione capovolta.

Senza darsi per vinta, con i contratti già firmati nell’ambito del programma NASA CLPS e sicura di aver imparato la lezione, Intuitive Machines lancerà il terzo Nova-C entro la fine dell’anno sempre a bordo di un Falcon 9 di SpaceX e sempre da Cape Canaveral.
Obiettivo della missione sarà la regione Reiner Gamma nell’Oceano Procellarum, la più famosa anomalia di albedo associata a intensi fenomeni magnetici che creano vortici di differenti sfumature sulla superficie.

Il lander avrà a bordo diversi payload internazionali, tra cui cinque rover: MAPP di Lunar Outpost, Vortex della Johns Hopkins University APL e i tre NASA CADRE.
Il Korea Astronomy and Space Science Institute avrà a bordo le due coppie di solid-state telescopes LUSEM, mentre L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati e l’Università del Maryland partecipano con il retroriflettore MoonLight MPac.

Astrobotic: Griffin mission One

Rappresentazione del lander Griffin sulla superficie lunare. Credit: Astrobotic

Astrobotic, fondata nel 2007 a Pittsburgh in Pennsylvania, è stata la prima azienda privata statunitense a tentare l’atterraggio sulla Luna e la prima a compiere una missione del programma NASA CLPS.
Il lander Peregrine venne lanciato nel gennaio 2024 a bordo del primo vettore Vulcan di United Launch Alliance (ULA).
La missione lunare venne annullata a poche ore dal lancio a causa di un’anomalia di sovrapressione in uno dei serbatoi. Nonostante il lander fosse ancora controllabile e i payload attivi, per evitare una potenziale esplosione con conseguente sciame di detriti, Peregrine venne fatto bruciare in atmosfera e quindi precipitare nell’oceano Pacifico.

Il secondo tentativo, previsto per il prossimo luglio con lancio a bordo di un Falcon Heavy di SpaceX, vedrà il debutto del nuovo lander Griffin, più grande del Peregrine e con capacità di carico cinque volte maggiore.
La missione prevede l’atterraggio nella regione del cratere Nobile, vicino al Mons Mouton nei pressi del polo sud lunare, con a bordo diversi payload commerciali e governativi.
Degno di nota è il rover FLIP di Venturi Astrolab che, a sorpresa nel febbraio 2025, prese il posto lasciato vacante del rover NASA VIPER ritirato dalla missione l’anno precedente per motivi economici.
FLIP (FLEX Lunar Innovation Platform) è il precursore del più grande rover FLEX che l’azienda sta sviluppando per il programma NASA Lunar Terrain Vehicle Services in vista delle future missioni esplorative Artemis.

Una seconda missione del lander Griffin sarebbe programmata entro la fine dell’anno ma ancora non è stato rilasciato alcun dettaglio.

CNSA: Chang’e 7

Rappresentazione dello stack Chang’e 7 in orbita lunare. Da sinistra: l’orbiter OTV per l’inserzione in orbita e il lander, sulla cui sommità sono presenti il satellite ripetitore con la parabola e il piccolo hopper di forma trapezoidale (visibile tra il satellite e la bandiera cinese). Credit: CNSA

La settima missione del programma lunare cinese, iniziato nel 2007 con l’orbiter Chang’e 1, prosegue con impressionante successo missione dopo missione per testare tutti gli elementi necessari alla realizzazione di una base scientifica permanente in collaborazione con altri stati.
Chang’e 7 verrà lanciata a bordo di un vettore Lunga Marcia 5 il prossimo agosto e si comporrà di un orbiter OTV che rilascerà un satellite ripetitore e il lander con a bordo un rover e un piccolo hopper che compirà diversi balzi in zone non raggiungibili dal rover.
La destinazione del lander sarà al polo sud, sul bordo Sud-Est del cratere Shackleton, una zona scelta per avere almeno 100 giorni consecutivi di insolazione, permettendo quindi una continuità energetica di rilievo.

L’hopper è fornito di razzi e zampe telescopiche e decollando dal lander, potrà spostarsi in volo per poi atterrare autonomamente in zone perennemente in ombra alla ricerca di ghiaccio d’acqua.
A bordo avrà lo strumento Lunar Soil Water Molecule Analyzer (LSWMA) in grado di rilevare piccolissime quantità di molecole d’acqua.

Il lander, oltre alla consueta suite di fotocamere e sensori ambientali avrà a bordo un rilevatore di polvere e campi elettrici dell’Istituto di ricerche spaziali russo (IKI), il telescopio ILO-1 (International Lunar Observatory) dell’International Lunar Observatory Association con sede alle isole Hawaii e il retroriflettore italiano INRRI dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ai Laboratori di Frascati.

Il rover a sei ruote scenderà sulla superficie per effettuare riprese fotografiche panoramiche e compiere analisi ambientali grazie a un magnetometro, un radar di profondità per il sottosuolo, uno spettrometro Raman e rilevatori di composti volatili e isotopi.

L’orbiter mapperà la superficie con risoluzione di 50 cm da 100 km di altitudine e 7,5 cm da 15 km e avrà inoltre a bordo un radar ad apertura sintetica, uno spettrometro infrarossi per la rilevazione di minerali, uno spettrometro svizzero per rilevare la radiazione riflessa della Terra, un rilevatore multispettro fornito da Egitto e Bahrain per mappare la composizione della superficie e uno strumento thailandese per monitorare radiazioni e campi magnetici.

Gli obiettivi scientifici della missione sono ben descritti in un articolo accademico pubblicato nel febbraio 2024 sulla rivista National Science Review.

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Simone Montrasio

Appassionato di astronautica fin da bambino. Dopo studi e lavoro nel settore chimico industriale, per un decennio mi sono dedicato ad altro, per inserirmi infine nel settore dei materiali compositi anche per applicazioni aerospaziali. Collaboro felicemente con AstronautiNEWS dalla sua fondazione.

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