Avaria sull’Apollo 13: astronauti in pericolo

14 aprile 1970 – giorno 3

Dal nostro inviato a Houston.

Si è sviluppata un’avaria a bordo dell’Apollo 13 durante il suo viaggio di andata verso la Luna. Il problema è serio e non è chiaro se e come potrà essere risolto.

La giornata per gli astronauti era cominciata in relativa tranquillità. La correzione di rotta per la Luna, eseguita il giorno prima, era stata effettuata alla perfezione e non è stato necessario effettuare una seconda correzione. Per questo motivo l’ingresso e il test della strumentazione del modulo lunare Aquarius era stato anticipato di tre ore.

Il centro di controllo della NASA a Houston poco prima dell’esplosione a bordo dell’Apollo 13

Nella notte, poco prima dell’inizio del test sul modulo lunare, gli astronauti Jim Lovell e Fred Haise erano entrati dentro Aquarius e avevano completato alcune riprese televisive. Poco dopo la fine delle riprese, a Fred Haise è stato richiesto di attivare il comando per rimescolare i serbatoi dell’ossigeno, dato che alcuni sensori davano letture sbagliate relative alla quantità di ossigeno disponibile. Poco dopo, l’equipaggio ha sentito una forte esplosione e i razzi di manovra si sono attivati per stabilizzare la capsula. Pochi secondi dopo Jack Swigert e Lovell hanno aperto le comunicazioni con il CAPCOM di turno, Jack Lousma:

Houston. Abbiamo avuto un problema.

Dopo i primi momenti concitati gli astronauti si sono accorti di una nuvola di gas all’esterno della capsula. Sono bastati alcuni istanti per capire che quel gas era ossigeno, e che l’esplosione sentita poco prima aveva probabilmente rotto i serbatoi contenenti questa importantissima sostanza. Il problema principale non è solo la possibile mancanza dell’ossigeno per far respirare gli astronauti, ma anche di quello utilizzato, insieme all’idrogeno, nelle celle a combustibile che forniscono energia a tutta la capsula. I due serbatoi di ossigeno che alimentano Odyssey sono nel modulo di servizio della capsula. Esiste un ulteriore serbatoio all’interno del modulo di comando che viene utilizzato durante il rientro a Terra. Il direttore di volo, Gene Krantz, ha deciso di isolare quest’ultimo preservandone il contenuto, proprio perché altrimenti non sarà possibile garantire la sopravvivenza degli astronauti durante il rientro. Questo significa, però, che al momento la capsula Odyssey può essere alimentata solo con l’energia rimasta nelle batterie, le quali sono state immediatamente ricaricate in previsione del rientro.

Apollo 13 mancherà quindi la sua missione principale, rinunciando forzatamente all’allunaggio: si tenterà invece di utilizzare il modulo lunare come “capsula di salvataggio”. Il modulo Aquarius, infatti, è dotato di propri serbatoi dell’ossigeno e di batterie che avrebbero dovuto fornire energia durante il periodo di permanenza sulla Luna. La seconda importante decisione presa stanotte dopo l’incidente è stata quella di accendere i motori per posizionare l’Apollo 13 in una traiettoria di rientro libero. Questo tipo di traiettoria dovrebbe permettere agli astronauti di girare intorno alla Luna e tornare immediatamente verso la Terra. La manovra è prevista per le prossime ore.

Lo schema di una traiettoria di ritorno libero dalla Luna (distanze non in scala).
Fonte: https://www.hq.nasa.gov/alsj/a410/A08_MissionReport.pdf

L’utilizzo del modulo lunare in questa modalità era una delle procedure di emergenza previste dalla NASA, anche se con bassa probabilità, ma certamente si va ad utilizzare un veicolo spaziale in una modalità non prevista dal progetto. Inoltre gli astronauti dovranno passare i prossimi giorni di viaggio risparmiando il più possibile energia, poiché le riserve di ossigeno presenti sull’Aquarius non sono sufficienti per un utilizzo a pieno regime per un periodo di tempo così lungo. La situazione degli astronauti resta quindi molto critica ed è essenziale che non intervengano altri problemi che possano peggiorare ulteriormente le cose. Il prossimo aggiornamento di AstronautiNews è previsto per domani mattina.

Astronauti e controllori di volo al lavoro a Houston per risolvere il problema sull’Apollo 13

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Matteo Carpentieri

Appassionato di astronomia e spazio, laureato in una più terrestre Ingegneria Ambientale. Lavora come lecturer (ricercatore) all'Università del Surrey, in Inghilterra. Scrive su AstronautiNews.it dal 2011.

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