Aggiornamenti dal sistema solare: giugno 2022

Credit: NASA

Dopo tanti mesi di pausa, finalmente parte una nuova missione verso un altro corpo celeste. Il 28 giugno è stato lanciato CAPSTONE, un CubeSat di 12 unità diretto verso la Luna, la prima missione oltre l’orbita terrestre di questo 2022.

Da segnalare di importante nel mese di giugno c’è il passaggio di BepiColombo da Mercurio e l’uscita del terzo rilascio di dati di Gaia, un database enorme di dati inediti da cui fioccheranno scoperte scientifiche.

Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e di quelle in fase di preparazione.

In preparazione per il lancio

Arrivano buone notizie dalla missione Artemis 1 (NASA), la missione inaugurale del vettore super-pesante SLS che in futuro contribuirà al ritorno degli astronauti sulla Luna. Il test WDR, wet dress rehearsal, cioè il test di carico propellenti e conto alla rovescia, si è concluso con esito soddisfacente. I problemi emersi sono stati considerati come non importanti ed è confermata la data di lancio di fine agosto.

Arriva qualche notizia anche per la missione Luna 25 (Roskosmos), che in questi mesi controversi era passata molto in secondo piano. Il lander ha iniziato la fase finale di test, che si protrarrà per tutta l’estate, a cui seguirà il lancio verso il polo sud lunare. Non c’è ancora una data ufficiale.

Anche questo mese non mancano però i ritardi. La prima vittima è Psyche (NASA) che perde completamente la finestra di lancio a causa di un software non ancora completato. Il suo lancio, inizialmente previsto tra agosto e ottobre di quest’anno, slitterà come minimo al tardo 2023. In rideshare era previsto anche Janus (NASA), che al momento sembra subire passivamente la stessa sorte. Non partirà nel 2022 nemmeno SLIM (JAXA), a causa dei ritardi accumulati da un altro progetto con cui doveva condividere il volo.

Rimane in tabella di marcia per agosto KPLO (KARI), la prima missione sudcoreana lunare che seguirà una traiettoria simile a quella di CAPSTONE, appena partita.

Esplorando la Luna

Come si accennava, CAPSTONE (NASA) ha preso il volo. È una delle poche missioni verso la Luna a utilizzare una traiettoria molto lenta che richiede poca energia (quindi meno consumo di carburante) per l’arrivo e l’inserimento in orbita. Fa parte dei programmi SBIR, Small Business Innovation Research, e STTR, Small Business Technology Transfer, ma è più famosa per essere l’apripista di altri progetti più complessi, il Gateway Lunare e il programma Artemis. Sarà infatti la prima sonda a testare un’orbita lunare di tipo NRHO dove si attesterà il Gateway, che farà da supporto alle future missioni lunari con equipaggio.

Sulla superficie della Luna, dal lato nascosto, la missione Chang’e 4 (CNSA) prosegue, e il rover Yutu-2 ha percorso finora 1,17 km. Dall’alto fa da ponte radio il ripetitore Queqiao, che assieme a THEMIS-ARTEMIS (NASA) P1 e P2, una missione sul magnetismo in ambito lunare ancora attiva, sono state le uniche sonde prima di CAPSTONE a sfruttare l’equilibro dei punti lagrangiani del sistema Terra-Luna per raggiungere la propria orbita. In orbita la Cina ha anche un’altra sonda Chang’e 5 (CNSA), che dopo aver compiuto la missione primaria, fece una manovra passando per il punto L1, ma questa volta del sistema Sole-Terra, prima di tornare in orbita lunare. Sulla superficie, invece, c’è il lander Chang’e 3 di cui l’agenzia non riporta regolarmente notizie.

Il mese prossimo compirà tre anni dal lancio l’orbiter Chandrayaan-2 (ISRO), che si occupa in una missione settennale di osservare la superficie sul visibile, costruire una mappa ad alta risoluzione e individuare la distribuzione superficiale di acqua e ossidrili.

Anche LRO (NASA) osserva la superficie lunare in cerca di cambiamenti. Come accennato negli aggiornamenti di febbraio, la sonda era a caccia del luogo di impatto di un detrito vagante, probabilmente l’ultimo stadio del razzo di una missione non identificata. A fine giugno il segno lasciato sulla Luna è stato trovato e fotografato.

In equilibrio tra Sole e Terra

Ci sono due punti lagrangiani a 1,5 milioni di km dalla Terra che favoriscono lo stazionamento in orbita per due ruoli scientifici principali: dal punto L1 si osserva bene il Sole e i suoi effetti sulla Terra; dal punto L2 ci si lascia dietro questi due corpi luminosi e si punta allo studio del sistema solare esterno, della Via Lattea e delle altre galassie.

Nei pressi di L1 orbitano quattro sonde attive, DSCOVR (NASA/NOAA), SoHO (NASA/ESA), ACE (NASA) e WIND (NASA). Fanno poco parlare di sé in quanto generano costantemente dati scientifici sulle attività solari, sul vento solare e sull’impatto del vento solare con la magnetosfera terrestre.

Attorno al punto L2, le tre sonde attive normalmente pure genererebbero poche notizie, ma nel mese di giugno è successo qualcosa che ha attirato l’attenzione.

Una presentazione delle potenzialità di Gaia.

C’è stato un po’ di panico ingiustificato nella stampa generalista per l’impatto di un meteorite avvenuto in uno degli specchi di JWST (NASA/ESA/CSA). Si tratta di un corpo vagante delle dimensioni microscopiche che si è effettivamente scontrato ad altissima velocità con lo specchio del telescopio, che non si è frantumato e le imperfezioni riscontrate rientrano comunque nei limiti della tollerabilità. Il telescopio ha completato l’allineamento degli specchi e a luglio dovrebbe arrivare la prima immagine di una lunghissima serie.

Spektr-RG (Roskosmos/DLR) è una missione condivisa tra le agenzie spaziali di Germania e Russia, e vista la situazione politica lo strumento principale, di fattura tedesca, è stato spento già all’inizio della guerra russo-ucraina. La sonda è tornata in alto nel feed delle news a causa della dichiarazione di Rogozin, direttore di Roskosmos, di voler provare a forzare l’accensione dello strumento. La sua volontà non ha trovato supporto nemmeno dalla comunità scientifica in patria, la quale teme che lo strumento possa essere danneggiato da tale azione.

E infine della sonda Gaia (ESA), che di per sé non fa altro che catturare luce dalle stelle e trasmettere i dati a Terra, si è discusso molto nella comunità scientifica perché finalmente a giugno è avvenuto il terzo rilascio completo dei dati scientifici. Ci sono già nuove scoperte che balzano all’occhio, ma soprattutto c’è una mole di dati a disposizione degli scienziati per permetterne molte altre.

Nel sistema solare interno

BepiColombo (ESA/JAXA) ha effettuato il secondo sorvolo di Mercurio il 23 giugno, passando a 200 km dalla superficie. Durante il sorvolo sono stati accesi alcuni strumenti delle due sonde della missione, MPO (ESA) e MMO (JAXA), che si separeranno solo all’arrivo in orbita nel 2025, dopo altri tre sorvoli programmati.

L’altro pianeta interno, Venere, è già sotto osservazione da più di sei anni, grazie all’orbiter Akatsuki (JAXA) che è nella sua fase estesa della missione e proseguirà senza una scadenza fissata.

Parker Solar Probe (NASA) è la protagonista di un altro, non nuovo, record di avvicinamento al Sole. Al 12° passaggio al perielio ha sfiorato l’atmosfera solare a soli 8,5 milioni di chilometri dalla superficie, eguagliando il suo record precedente ottenuto lo scorso febbraio. Ci vorrà qualche mese per scaricare ed elaborare i dati di questo passaggio.

Lo schema del sorvolo di BepiColombo. Credit ESA.

Ad osservare il Sole partecipano altre due sonde, Solar Orbiter (SolO) (ESA), che si avvicinerà sempre di più nel corso degli anni, diminuendo la distanza al perielio e aumentando l’inclinazione orbitale, e STEREO A (NASA), che viaggia in un’orbita molto simile a quella terrestre.

Infine ci sono le missioni dedicate allo studio degli asteroidi. DART (NASA) è la prima missione spaziale di difesa planetaria, che a settembre colpirà un asteroide per deviarne la traiettoria in modo misurabile. Al momento sta affinando il sistema di puntamento, calibrando lo strumento ottico DRACO, l’unico strumento scientifico a bordo. Prima dell’impatto si staccherà un CubeSat, LICIACube (ASI), per riprendere l’evento.

OSIRIS-REx (NASA) ha già studiato e visitato l’asteroide Bennu, e sta portando dei campioni a Terra. La consegna avverrà in corsa, poiché la sonda proseguirà oltre per arrivare a fine decennio a incontrare un altro asteroide, Apophis, in una nuova missione chiamata OSIRIS-APEX. Questo corpo celeste ha un interesse particolare, infatti era già in fase di studio una missione spaziale da parte dell’agenzia sudcoreana. Visti i validi strumenti a disposizione di OSIRIS-APEX e l’affidabilità della sonda, la nazione asiatica ha deciso di annullare la propria missione e destinare i fondi altrove.

Per ultimo Hayabusa 2 (JAXA) ha già completato la sua missione primaria, portando a Terra campioni dall’asteroide Ryugu e sta procedendo verso lo studio di altri due, 2001 CC21 e 1998 KY26.

La flotta marziana

In orbita

Mentre l’orbiter Tianwen-1 (CNSA) prosegue la sua missione scientifica, in Cina programmano già una missione marziana più ambiziosa, Tianwen-3, con prelievo di campioni dalla superficie e ritorno a Terra entro il 2031. La nuova missione si baserà sull’esperienza presente e passata di Tianwen-1 e Chang’e 5, soprattutto, ma si effettueranno in futuro delle manovre proprio con quest’orbiter marziano per eseguire alcuni test propedeutici alla prossima missione.

Torna a essere completamente operativa MAVEN (NASA), dopo il periodo in safe-mode da febbraio ad aprile; dopo un altro mese di attività senza poter usare gli strumenti scientifici, la sonda si è ripresa completamente e può tornare a fare il suo lavoro.

Mars Express (ESA) è stata protagonista in passato di scoperte di ghiaccio marziano subsuperficiale, che rileva in modo indiretto grazie al suo strumento MARSIS. Dopo 19 anni, finalmente è stato eseguito un aggiornamento sofware che le permetterà di proseguire in questa ricerca in modo più efficiente.

A detenere il titolo di sonda veterana è però Mars Odyssey (NASA), con più di 20 anni di operatività su Marte. Anche lei in passato ha fatto qualche scoperta utile sul ghiaccio di superficie. Infine c’è un’altra sonda operativa destinata allo studio della superficie, Mars Reconnaissance Orbiter (NASA), altre due dedicate allo studio dell’atmosfera, Hope (UAESA) e Trace Gas Orbiter (ESA/Roscosmos), e un dimostratore tecnologico che al momento svolge ben poca attività scientifica, Mars Orbiter Mission (ISRO).

Sulla superficie

Di Zhurong (CNSA), il rover della missione Tianwen-1, si hanno poche notizie, soprattutto visto lo stato di ibernazione in cui si trova. Così come InSight (NASA), il lander dal colore ferrigno che fatica a rimanere attivo e dal mese scorso utilizza solo il sismometro come strumento scientifico. È il destino dei mezzi alimentati a pannelli fotovoltaici che, con l’arrivo dell’inverno marziano e l’accumulo di polvere, soffrono di carenza di approvvigionamento di energia elettrica.

Se la passa tutto sommato bene anche Curiosity (NASA), il vecchio rover al plutonio che non ha bisogno di caldo e sole per funzionare. Nonostante i chilometri macinati abbiano visibilmente danneggiato le ruote, al momento non c’è nessun rallentamento della sua attività scientifica, anche se qualche volta un blocco imprevisto capita, ma è solo temporaneo, e la salita su per l’Aeolis Mons prosegue.

Stranamente Perseverance (NASA), il nuovo rover al plutonio, ha subito danni dalla polvere. Pur essendo stato costruito per resistere a freddo e tempeste di sabbia, dei granelli portati dal vento hanno danneggiato un cavo compromettendo la funzionalità dello strumento MEDA, adibito, tra le altre cose, proprio a misurare il vento.

Dopo più di un mese di riposo, ha spiccato il volo Ingenuity, il drone di supporto alla missione Mars 2020 del rover Perseverance. Si è trattato di un volo di soli 66 secondi, il più breve dell’ultimo anno e potrebbe essere anche uno degli ultimi.

Nel sistema solare esterno

Grandi novità per Lucy (NASA), sia da un punto di vista tecnico che scientifico. In primo luogo bisogna registrare progressi nell’apertura del pannello fotovoltaico che aveva dato problemi poco dopo il lancio. Sebbene non sia ancora agganciato per bene, la sua apertura è stata ulteriormente aumentata. Secondo, durante una campagna osservativa di Polymele, uno degli asteroidi da visitare durante la missione, si è scoperto che l’asteroide è binario, per cui si aggiunge un nuovo corpo celeste agli obiettivi scientifici. La scoperta è avvenuta col metodo delle occultazioni, coinvolgendo un gran numero di astrofili (semi-)amatoriali.

Mancano giusto un paio di orbite prima che Juno (NASA) possa effettuare il sorvolo di Europa, previsto per il 29 settembre. Si tratterà del primo incontro ravvicinato di questo secolo: l’ultima volta che una sonda robotica sfiorò questo satellite mediceo fu il 1 febbraio 1999, quando Galileo passò a poco più di 1.000 km dalla superficie. Juno passerà a soli 355 km di quota. A breve invece è previsto un altro passaggio al perigiovio, continuando la sua missione estesa in orbita su Giove: il 5 luglio effettuerà il 43º passaggio al periapside, PJ43.

Più lontano nel sistema solare, oltre l’ultimo pianeta, a distanze letteralmente astronomiche, rimangono solo tre sonde attive: New Horizons (NASA) a 53 au (unità astronomiche), Voyager 2 a 130 au, e Voyager 1 a 156 au.

Riassunto missioni

Ci sono 38 missioni spaziali al di fuori dell’orbita terrestre, operate da 45 unità robotiche.

Gli aggiornamenti per questo mese sono giunti al termine, continuate a seguirci e ci risentiamo il prossimo mese con gli aggiornamenti dal sistema solare!

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Gianmarco Vespia

La scienza è importante. Ne ho fatto parte tanti anni fa, ma ho dovuto abbandonare la carriera. In Italia manca il supporto agli scienziati, in molti modi: sostegno, fiducia, credibilità, rispetto e finanziamenti. ISAA mi ha dato la possibilità di diventare divulgatore e di raggiungere un pubblico interessato e appassionato in questo piccolo settore che è l'astronautica. La scienza si muove troppo in silenzio, occorre pazienza e attenzione per capirla e apprezzarla, per spiegarla alle nuove generazioni, appassionarle e permettergli di costruire un futuro migliore per sé e per il mondo intero.