Aggiornamenti dal sistema solare: settembre 2019

Credit: NASA

Lo spazio non manca di ricordarci che là fuori non esiste alcuna routine e così anche a settembre arriva una doccia gelata, stavolta per i fan della missione Chandrayaan 2 che hanno assistito al fallimento del lander Vikram. Nella fabbrica (all’aperto) di Boca Chica ha preso forma un nuovo orbiter per missioni interplanetarie, lo StarShip. Alla NASA i lavori per il programma Artemis continuano attivamente, soprattutto riguardo la prossima missione verso la Luna, Artemis 1: il primo stadio del razzo SLS sta completando l’assemblamento a New Orleans con l’aggiunta della sezione dei motori, i tecnici del Stennis Space Center si allenano con un fantoccio per il primo test statico, e quelli del Kennedy Space Center simulano i test di soppressione del suono.

Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e quelle in fase di preparazione.

In preparazione per il lancio

Arrivano poche notizie dalla Cina, ma sembra sempre più probabile un rinvio al 2020 del lancio della missione Chang’e 5 (CNSA) che dovrebbe portare a Terra campioni lunari, a causa dei problemi al razzo Lunga Marcia 5.

I preparativi per Marte procedono con qualche intoppo non invalidante per le 4 missioni pianificate per il lancio a luglio 2020: il rover Mars 2020 (NASA), senza grossi problemi, la seconda parte di ExoMars (ESA/Roscosmos) con il lander Kazačok e il rover Rosalind Franklin, con qualche problema al test del paracadute, l’orbiter Al-Amal (UAESA) e la coppia orbiter-rover HX-1 (CNSA), con pochi aggiornamenti al pubblico da parte delle rispettive agenzie spaziali.

Esplorando la Luna

La notizia del mese riguarda sicuramente il lander Vikram, che a pochi chilometri dalla superficie ha perso l’assetto e fallito l’atterraggio, non si sa ancora se schiantandosi completamente o lasciando qualche strumento attivo, ma la comunicazione è andata persa e il lander non è progettato per superare la notte lunare. L’orbiter della missione Chandrayaan 2 (ISRO) sta proseguendo senza intoppi e ha già iniziato a fornire i primi risultati scientifici.

LRO ha provato a fotografare il luogo dell’impatto di Vikram ma non ha trovato niente. Il luogo di atterraggio previsto era tra Simpelius N e Manzinus C. Credit: Università dell’Arizona.

Prosegue la missione Chang’e 4, sia sulla superficie, con il rover Yutu-2 e il lander entrati il 22 settembre nel decimo giorno lunare di operazioni (ogni giorno lunare corrisponde a 14 giorni terrestri), sia in orbita con il satellite Queqiao, vicino al punto di Lagrange Terra-Luna L2, che permette le comunicazioni tra la Terra e il lato nascosto della Luna, dove risiedono gli altri due veicoli.

Poche notizie dall’agenzia cinese riguardo al precedente lander cinese Chang’e 3, che dovrebbe avere ancora un solo strumento attivo, un telescopio a ultravioletti.

Continuano invece a fornire dati scientifici utili gli orbiter lunari della NASA ancora in esercizio, ARTEMIS-P1 e ARTEMIS P2, che studiano il debole campo magnetico orbitando con un periodo di 27,5 giorni, perilunio di 3.500 km e apolunio di 27.000 km, e LRO, che ormai mappa la superficie da più di 10 anni.

Nel sistema solare interno

Nessuna novità da BepiColombo (ESA/JAXA) nel suo lungo viaggio verso Mercurio; al momento si trova a più di 1 au (unità astronomica) dal Sole, ma questo allontanamento è necessario per incontrare la Terra in un giorno e in un punto favorevoli a un assist gravitazionale verso l’interno del sistema solare. In orbita fortemente ellittica attorno a Venere, Akatsuki (JAXA) studia il clima venusiano dal 2016.

Da registrare invece un nuovo record per Parker Solar Probe (NASA), progettata per lo studio del Sole, che il primo settembre è passata al suo terzo perielio della missione, arrivando a soli 0,16 au (poco meno di 25 milioni di chilometri) dal centro della nostra stella, 34,7 raggi solari dalla superficie. Ha stabilito il record assoluto di velocità rispetto al Sole per un corpo artificiale con ben 95,33 km/s, ossia 343.188 km/h.

Dati e posizione della sonda al perielio

Altre sonde attive dedicate allo studio del Sole sono sparse in vari punti del sistema interno: vicino al punto lagrangiano L1 del sistema Sole-Terra ci sono WIND (NASA), SoHO (NASA/ESA) e ACE (NASA); orbitando a 1 au dal Sole, ma sfasato rispetto alla Terra, si trova il superstite e sempre operativo osservatorio solare Stereo A.

Sempre in L1 è situato DSCOVR (NASA/NOAA) che osserva contemporaneamente il Sole e la Terra, per vedere gli effetti del vento solare sul nostro pianeta. Il satellite però è ancora in safe-mode dallo scorso giugno.

A circa 1 au orbita il telescopio all’infrarosso Spitzer (NASA), molto vicino al pensionamento, mentre attorno al punto L2 si trova Gaia (ESA) sempre intenta a contare le stelle della nostra galassia, operativa al 100%.

Una sonda sta viaggiando alla deriva, Chang’e 2 (CNSA): dopo aver compiuto varie missioni attorno alla Luna, al punto L2 e sorvolando 4179 Toutatis, si è allontanata per poter testare le comunicazioni dallo spazio profondo e ha perso il contatto con la Terra. Si riavvicinerà nel 2020 e se dalla Terra non riuscissero a captare il segnale, la missione potrebbe concludersi.

A caccia di asteroidi NEO

È un periodo intenso per Hayabusa 2 (JAXA) in esplorazione attorno a Ryugu. A metà settembre ha inviato due nuovi marcatori sulla superficie per rilasciare l’ultimo lander, il Minerva-II-2, contenente il Rover-2, e a fine mese ha iniziato il riposizionamento dell’orbita per facilitare il rilascio. La sonda sta operando attivamente sull’asteroide da giugno del 2018 e continuerà per altri due mesi prima di ripartire verso la Terra per consegnare i campioni acquisiti.

Sovrapposizioni di immagini create al risalire della sonda. Il marker è fermo sopra l’asteroide, solo la sonda si muove.

Non si riposa nemmeno OSIRIS-REx (NASA) che per qualche mese sorvolerà in dettaglio e a distanza ravvicinata i 4 siti candidati per un campionamento della superficie dell’asteroide Bennu. Questa fase terminerà a dicembre, quando verrà selezionato il luogo finale per il prelievo di materiale da riportare a casa.

La flotta marziana

Ci vediamo dall’altra parte“, disse Lovell dall’Apollo 8 nel 1968, prima di scomparire dietro la Luna, e questa è diventata una frase tipica prima di una perdita di segnale pianificata. Settembre infatti è iniziato in silenzio per le sonde di Marte, oscurate dal Sole, per usare un ossimoro, durante una congiunzione solare. La comunicazione e le attività sono però riprese a pieno regime il 7 settembre.

In orbita su Marte si trovano in tutto 6 satelliti artificiali operativi: 3 sonde NASA: Mars Reconnaissance Orbiter, Mars Odyssey, e MAVEN, 2 europee: Mars Express e Trace Gas Orbiter (quest’ultima in collaborazione con Roskosmos), e una indiana: Mars Orbiter Mission (ISRO). Tutte scientificamente operative nell’osservazione del pianeta rosso.

InSight dopo la congiunzione solare si è rimessa al lavoro. Credit: NASA.

Sulla superficie del pianeta operano soltanto il lander InSight (NASA), che da un anno circa sta manovrando una talpa meccanica per provare a infilare un sondino termico sotto la superficie, e il rover Curiosity, ufficialmente noto con l’acronimo MSL – Mars Science Laboratory – (NASA), operativo da 7 anni, e che ha già esplorato le pendici del Monte Sharp per 21 km.

Nel sistema solare esterno

La NASA è l’unica agenzia ad avere sonde ancora operative oltre la cintura degli asteroidi.

Attorno a Giove orbita Juno, che l’11 settembre ha superato il record di minima distanza dall’atmosfera del gigante gassoso, sfrecciando al perigiovio a più di 200.000 km/h. Oltre alla strumentazione scientifica, la sonda è dotata di uno strumento per la cattura di immagini sulla frequenza del visibile per coinvolgere i cosiddetti citizen scientist, lasciando alla comunità il compito di fare il rendering, comporre e pubblicare le immagini più belle.

Eclissi su Giove, immagine processata da Kevin Gill, un appassionato esterno alla NASA. Credit: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Kevin M. Gill.

Con una connessione lentissima, New Horizons sta continuando l’upload delle foto scattate all’inizio dell’anno durante il sorvolo di Ultima Thule, ma ha dovuto fare una pausa di 8 giorni per calibrare gli strumenti. La velocità di trasferimento dati da quella distanza è di soli 2 kb/s, 28 volte più lenta della connessione a internet con il modem telefonico che si usava nelle nostre case (per i più fortunati) nel 1996. Attualmente si trova a 45,4 au dal Sole.

Ancora più lontano viaggiano Voyager 1 e Voyager 2, rispettivamente a 147 e 122 au, entrambe ancora attive con 4 strumenti scientifici ancora funzionanti per la prima e 5 per la seconda.

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