Nonostante un’anomalia NGIS considera un successo il test del primo stadio di OmegA

Credit: NGIS

Si è svolta il 30 maggio, presso il sito di test che Northorp Grumman possiede a Promontory, nello Utah, la prima accensione di prova a piena potenza, del motore Castor 600, che sarà il propulsore del primo stadio del nuovo lanciatore OmegA.

Il Castor 600 durante il test. Credit: NGIS

Il motore a propellente solido, composto da due segmenti derivati da quelli originariamente sviluppati da Thiokol per gli SRB dello Space Shuttle, ha una lunghezza di 24,4 metri e un diametro di 3,71. Durante il test, dopo che il propellente era stato riscaldato a 32,2 °C, è stato acceso per una durata complessiva di 122 secondi, producendo un thrust di 9.786 kN. Un impressionante spettacolo di potenza, svoltosi alla presenza della stampa e trasmesso da NGIS in diretta live, che si è concluso con un imprevisto quando, proprio negli ultimi secondi, l’ugello di scarico è parso esplodere, frammentandosi in più parti. Lo si può vedere nel video diffuso da NGIS al minuto 2:14.

L’incidente non ha turbato i commentatori della diretta, né i responsabili dell’azienda: un’ora dopo, durante una conferenza stampa, Kent Rominger vicepresidente di Northrop Grumman, con un passato di astronauta sullo Shuttle, si è detto compiaciuto dei risultati:

Il test a cui oggi abbiamo assistito è stato un successo. Tenete presente che si trattava della prima accensione di un motore al 100% della potenza […]. Sembra che tutto abbia funzionato molto bene.

Aggiungendo poi, con una prudenza che a molti è parsa eccessiva:

Alla fine, quando il motore stava per spegnersi, abbiamo notato che l’ugello, o forse una sua parte, si è comportato in modo un po’ strano e questo è un aspetto che dobbiamo esaminare più a fondo.

Nessun accenno alla “stranezza” è apparsa poi sul comunicato ufficiale, ove si sottolinea invece come lo sviluppo del nuovo lanciatore si stia svolgendo secondo i tempi prefissati, segno che, al momento, NGIS ritiene che le cause dell’anomalia potranno essere individuate e (se necessario) mitigate senza significativi ritardi.

D’altra parte, come chiarisce lo stesso testo, gli obiettivi di questo primo test riguardavano principalmente la verifica delle performance del motore, la tenuta della sua struttura e il controllo della posizione dell’ugello. Su questi aspetti si è ottenuto quanto auspicato; per il chiarimento del finale inatteso ci si potrà servire degli oltre 700 canali di telemetria che sono stati registrati durante la prova e che saranno esaminati nei prossimi mesi.

Qualunque sia l’esito di queste analisi, non si prevedono ricadute su altri programmi, come ad esempio lo Space Launch System, i cui booster, derivati dagli SRB dello Shuttle, sono prodotti dalla stessa Northorp Grumman. Gli ugelli di quei propulsori, ha precisato Rominger, sono abbastanza diversi da quelli dei Castor 600.

L’ugello del Castor 600 prima e dopo il test

NGIS è quindi determinata a proseguire nello sviluppo del suo lanciatore OmegA in vista del primo volo di prova, programmato per il 2021. Per questo scopo l’azienda ha già ottenuto dall’USAF un finanziamento di 792 milioni di dollari nell’ambito del programma Launch Service Agreement, avviato nel 2015 per favorire la realizzazione di vettori statunitensi a supporto dei lanci per la sicurezza nazionale, prima dello scadere della moratoria sui propulsori russi. Blue Origin e United Launch Alliance hanno ricevuto un simile sostegno finanziario per la realizzazione dei rispettivi razzi New Glenn e Vulcan, mentre SpaceX ne è stata esclusa (ed è per questo che ha recentemente avviato una azione legale contro l’aeronautica militare).

OmegA viene costruito appositamente per servire alle esigenze del Dipartimento della Difesa statunitense e il futuro dei suoi voli operativi sembra legato all’eventualità che Northorp Grumman possa essere selezionata nell’ambito della National Security Space Launch Phase 2 Launch Service Procurement competition, ormai prossima alla svolta finale: entro il 2020 l’Air Force sceglierà tra i quattro contendenti che abbiamo citato (Blue Origin, NGIS, SpaceX e ULA) le due aziende che si spartiranno i circa 25 lanci previsti tra 2024 e 2017.

Rappresentazione artistica dell’OmegA in configurazione Intermediate con 6 booster. Credit: NGIS

Conformemente ai piani già delineati prima dell’acquisizione di Orbital-ATK da parte di Northorp Grumman, OmegA sarà un tristadio realizzato in due versioni: la Intermediate, in grado di immettere dalle 4,9 alle 10,1 tonnellate in orbita di trasferimento geostazionaria, e la Heavy, capace di portare da 5,3 a 7,8 tonnellate direttamente in GEO. Entrambe condivideranno il secondo stadio a combustibile solido, costituito dal motore Castor 300, il cui test sarà effettuato tra agosto e settembre (come confermato dallo stesso Rominger) e l’upperstage criogenico, che utilizzerà una coppia dell’ultima versione dello storico propulsore RL-10 di Aerojet Rocketdyne (identificata dalla sigla C-1-5). La differente spinta dipenderà perciò dal primo stadio, che sarà costituito dal Castor 600, appena testato, per la versione “media” e dal futuro Castor 1200, composto da 4 segmenti (il doppio del Castor 600), per quella “pesante”.

Componenti del lanciatore OmegA. Credit NGIS

Entrambe le configurazioni potranno modulare la loro capacità di carico attraverso l’impiego di un numero variabile (da 2 a 6) di booster laterali solidi, GEM 63XL/T, versione potenziata dei GEM 63 (che saranno utilizzati dal Vulcan di ULA), testati nell’aprile scorso.

Il booster GEM 63 testato il 4 aprile. Credit: NGIS

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Roberto Mastri

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