ERA, il braccio robotico europeo prende vita

I primo piano Oleg Artem'ev, e Denis Matveev mentre si preparano per l'attività extraveicolare russa VKD-52. Credit: Sergej Korsakov via Telegram

Nascosto sotto le coperte termiche fin dal suo lancio insieme al laboratorio russo Nauka, il braccio robotico europeo ERA (European Robotic Arm) ha mosso il 28 aprile 2022 i primi passi in orbita. Un segnale incoraggiante visto il ruolo centrale di ERA nel completamento di Nauka, affinché il modulo possa operare al massimo delle sue capacità, consentendo ai cosmonauti di condurre un numero maggiore di ricerche scientifiche grazie all’installazione di un radiatore supplementare e di una piccola camera di equilibrio per esporre nello spazio gli esperimenti. Per l’agenzia spaziale europea (ESA), inoltre, questa pietra miliare è il traguardo per gli sforzi profusi nello sviluppo della tecnologia d’avanguardia di ERA, che parte nel lontano 1985 dal prototipo di un braccio robotico per lo spazioplano sperimentale Hermes, e che suscita l’interesse di Roskosmos tanto da firmare negli anni ’90 un accordo di cooperazione.

La storia, le peculiarità di ERA e le prime attività in orbita in programma. Credit: ESA via YouTube

Rispetto al cronoprogramma stilato dopo l’attracco alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) di Nauka, la messa in servizio di ERA ha subito dei ritardi a causa di un problema di comunicazione tra i computer del modulo di servizio Zvezda e il braccio stesso che hanno impegnato per alcuni mesi gli esperti di ESA e Roskosmos. La collaborazione tra le due agenzie resta forte, per quanto concerne le attività alla Stazione, come confermato da ambo le parti, nonostante le sanzioni internazionali contro la Russia dovute al conflitto in Ucraina. Gli astronauti europei e cosmonauti hanno lavorato fianco a fianco in modo proficuo per attivare ERA e lo faranno ancora nei mesi a venire, quando il braccio sarà validato e certificato a svolgere le sue mansioni.

Come ricordato in diverse occasioni e da più parti, Samantha Cristoforetti ha ottenuto la qualifica ad operare nello spazio aperto con una tuta pressurizzata Orlan. L’astronauta italiana, che ha fatto il suo secondo ingresso nell’avamposto nella notte tra il 27 e 28 aprile scorso, potrebbe fare squadra in una EVA (attività extraveicolare) con l’esperto cosmonauta Oleg Artem’ev per lavorare al braccio robotico. Nulla però è stato deciso stando alle parole di Frank De Winne, responsabile del programma ISS di ESA, con l’agenzia spaziale europea che è in costante contatto con i colleghi russi per discutere delle opportunità a disposizione.

Con la risoluzione dei problemi di comunicazione con ERA, Roskosmos ha ripreso la lunga e articolata integrazione di Nauka al segmento russo, che necessita ancora di sei EVA, pianificate durante l’Expedition 67, per essere ultimata. Oleg Artem’ev e Denis Matveev si sono avventurati il 18 e il 28 aprile nello spazio con indosso le loro tute Orlan dal modulo Poisk, con l’obiettivo di predisporre ERA affinché possa lasciare la posizione di lancio. Durante la prima EVA della serie, nota come VKD-52, i cosmonauti hanno rimosso una parte delle coperte che proteggevano la struttura di ERA realizzata con un polimero rinforzato in fibra di carbonio, liberando i punti su cui imbullonare tre corrimani.

Sicuramente il compito più interessante ha riguardato il montaggio di un pannello di controllo esterno, chiamato EVA Man Machine Interface, o EMMI, grazie al quale un cosmonauta sarà in grado di manovrare ERA durante l’attività extraveicolare, con il vantaggio di una prospettiva migliore sull’area di lavoro. Nessun altro dei bracci robotici presenti sulla Stazione, ossia il sofisticato Canadarm2 e il piccolo manipolatore del modulo Kibo, è dotato di un’interfaccia supplementare di questo tipo oltre alla postazione di controllo interna. Philippe Schoonejansm, responsabile del progetto ERA di ESA, spiega che il braccio robotico europeo possiede un’altra caratteristica che lo rende unico. Se necessario, i movimenti di ERA possono essere pre-programmati con precisione in anticipo e caricati in seguito nel computer di controllo.

Ad esempio il Canadarm2 necessita fisicamente di una persona che lo comandi in tempo reale, che sia un astronauta a bordo della Stazione oppure un responsabile sulla Terra dal centro di controllo dell’agenzia spaziale canadese o della NASA.

Il 28 aprile 2022 c’è stata la seconda uscita da Poisk, sempre a opera di Artem’ev e Matveev, i quali hanno ripreso il lavoro da dove lo avevano interrotto, però stavolta coadiuvati da Sergej Korsakov, loro collega sulla Sojuz MS-21 nonché unico cosmonauta con la qualifica di operatore di ERA. Il programma dell’attività extraveicolare russa VKD-53 verteva sullo sblocco dei fermi che tenevano ERA ben saldo al guscio esterno di Nauka. Tolte le sicure situate degli snodi e nei meccanismi di presa alle estremità delle due braccia, Sergej Korsakov ha azionato il braccio robotico dalla postazione di controllo interna di Nauka, mentre i suoi colleghi supervisionavano i primi movimenti di ERA verso i “punti base”. Essi sono i perni utilizzati da ERA per spostarsi e forniscono sia un collegamento meccanico sia elettrico per lo scambio di energia, dati e video.

In alto a sinistra ERA nella posizione di parcheggio al termine dell’attività extraveicolare VKD-53. Credit: NASA Johnson

Espletate anche alcune attività secondarie di manutenzione, Artem’ev e Matveev hanno fatto ritorno al modulo Poisk. Alla chiusura del portello di uscita, avvenuta alle 22:40 UTC (mezzanotte e quaranta minuti del 29 aprile in Italia), si è conclusa dopo sette ore e 42 minuti l’attività extraveicolare VKD-53, la numero cinquantanove effettuata dal segmento russo, ma la 53ª pianificata. Al conto ne mancano sei, ossia le uscite non preventivate, rese necessarie per fronteggiare un imprevisto.

Complessivamente le prime due uscite a servizio di ERA hanno impegnato Oleg Artem’ev e Denis Matveev per 14 ore e 19 minuti nello spazio, rispettivamente alla loro quinta e seconda uscita. I due cosmonauti, salvo cambi di programma, torneranno fuori il prossimo 19 maggio per il collaudo di ERA.

Fonte: SpaceFlightNow

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Vincenzo Chichi

Ho riscoperto la passione dello spazio e dell'astronautica in età più "matura", la Stazione Spaziale Internazionale era in orbita da appena qualche mese quando sono nato, e ciò mi ha permesso di vedere il mondo da un'altra prospettiva.