Aggiornamenti dal sistema solare: novembre 2019

Credit: NASA

Marte e Mercurio sono i protagonisti del mese, con la scoperta di ossigeno stagionale sul primo e il transito sul Sole del secondo. Sulla Terra invece si parla di soldi: il congresso USA deve ancora approvare il budget federale prima di poter sbloccare i finanziamenti previsti per la NASA; in Europa invece la ministeriale Space19+ si è conclusa con successo aumentando le risorse a disposizione per l’ESA.

Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e quelle in fase di preparazione.

In preparazione per il lancio

Si avvicina il lancio di Solar Orbiter (ESA): il satellite è arrivato a inizio mese in Florida ed è pronto per essere montato in cima all’Atlas V che a febbraio 2020 lo manderà nello spazio per poi far rotta verso il Sole. Sarà il primo satellite a fornire immagini dei poli della nostra stella.

Ci sarà traffico intenso a luglio 2020 a causa di 4 sonde, più o meno pronte, destinate a Marte. L’ESA è confidente che risolverà in tempo i problemi al paracadute di ExoMars 2020; la NASA testa il suo rover Mars 2020 nella camera a vuoto; la CNSA testa i sistemi di propulsione e atterraggio del lander della missione HuoXing-1. Non si hanno invece notizie ufficiali per quanto riguarda la missione araba Al-Amal.

Il test di hoovering del lander cinese.

Le missioni cinesi importanti sono in attesa di un volo senza intoppi del lanciatore Lunga Marcia 5, senza il quale la sopracitata missione per Marte e la nuova missione per la Luna Chang’e 5 non potranno partire. Il ritorno in esercizio di questo lanciatore pesante è previsto per dicembre con la missione Shijian 20; il razzo è arrivato a inizio novembre al centro spaziale di Wenchang per i test prima del lancio.

Verso la Luna si muovono anche altre agenzie spaziali, con la NASA che ha completato l’installazione dei motori del primo stadio del razzo SLS per la missione Artemis 1 e l’ISRO che ha annunciato l’invio di un lander entro la fine del 2020 con la missione Chandrayaan 3.

Esplorando la Luna

Tutto nominale sulla Luna, senza particolari scoperte o fatalità sensazionali. L’orbiter Chandrayaan 2 (ISRO) continua l’invio di dati scientifici, che nel mese corrente hanno permesso di stimare la concentrazione di argon 40 nella debolissima atmosfera lunare, un elemento chiave per capire il comportamento della crosta lunare, soprattutto per quanto riguarda i terremoti.

Schema di diffusione dei vapori di argon 40: ottenuto dal decadimento del potassio, il gas fuoriesce grazie a crepe sulla superficie generate da terremoti. Credit: ISRO.

Prosegue anche la missione Chang’e 4 (CNSA) con il satellite QueQiao a fare da sponda per le comunicazioni tra la Terra e la coppia lander e rover Yutu-2 che, situati sul lato nascosto della Luna, sono al loro 12º giorno lunare di operazioni. Alla missione appartenevano anche i piccoli satelliti Longjiang 1 e 2; del primo si sono perse le comunicazioni, il secondo ha impattato (come da programma) contro la superficie lunare ad agosto del 2019, ma solo a novembre si è riusciti a trovare il cratere d’impatto. Il merito del ritrovamento va a Lunar Reconnaissance Orbiter (NASA), un orbiter attivo da più di 10 anni e impegnato a monitorare i crateri sulla superficie. Si hanno poche notizie dalla coppia di satelliti ARTEMIS, e dal Chang’e 3, che dispone ormai di un solo strumento attivo.

In equilibrio tra Terra e Sole

I punti lagrangiani del sistema Sole-Terra costituiscono un punto di osservazione privilegiata, e per questo ci sono ben 6 sonde operative. Di queste la più vecchia è Wind (NASA), in L1, con più di 25 anni di lunga e onorata carriera nello studio degli effetti del plasma solare sul nostro pianeta. A farle compagnia ci sono le due coetanee SoHO (NASA/ESA) e ACE (NASA), sempre dedicate allo studio del Sole, e la giovane ma acciaccata DSCOVR (NOAA/NASA), impegnata nello studio del clima terrestre, in servizio da quasi 5 anni ma in modalità safe mode da giugno a causa di un problema tecnico che non si risolverà se non nel 2020. Un evento importante che ha caratterizzato l’osservazione solare nel mese di novembre è stato il transito di Mercurio sul disco solare, occasione che si ripeterà la prossima volta solo nel 2032, che ha catturato grazie alla diffusione mediatica anche l’interesse dei non addetti ai lavori.

Immagine del Sole di SoHO ripresa durante il transito con lo strumento MDI Continuum (il più fedele nello spettro del visibile). Mercurio è un piccolissimo puntino nero a circa un sesto di diametro solare dal bordo sinistro. Credit: NASA/Stanford University.

Il punto lagrangiano opposto, L2, è ideale per tutt’altri tipi di osservazione, molto più remote. Gaia (ESA), sta osservando da 6 anni la nostra galassia, registrando dati di circa 1 miliardo di stelle, più o meno l’1% della popolazione della Via Lattea. Spektr-RG (Roscosmos/DLR), operativo da solo 1 mese, osserva molto più lontano, scrutando ai raggi X le galassie remote.

Nel sistema solare interno

Solo una nota tecnica per BepiColombo (ESA/JAXA): ha attraversato a metà mese l’orbita terrestre, evento che si ripeterà ad aprile 2020, quando ci sarà anche la Terra a offrire il suo assist gravitazionale per proiettarla verso l’interno del sistema solare alla volta di Mercurio, passando da Venere. Al 30 novembre si trova a 0,97 unità astronomiche dal Sole.

Grandi notizie da Hayabusa 2 (JAXA), sonda destinata all’esplorazione dell’asteroide Ryugu: ha completato questa fase della missione. Ora può tornare a casa per far analizzare i campioni prelevati: ha già acceso i motori e vede pian piano l’asteroide distanziarsi. Il carico verrà riportato a terra a fine 2020 e non si esclude una continuazione della missione: a bordo ha ancora 30 kg di propellente che potrebbe essere usato per deviare la traiettoria verso 2001 WR1.

L’altra sonda a caccia di asteroidi, OSIRIS-REx (NASA), sta esaminando ancora la superficie di Bennu prima di scegliere il luogo adatto dove atterrare. I due asteroidi sono stati oggetto di un workshop a Tucson, in Arizona, per discutere le conoscenze acquisite sugli oggetti near-Earth grazie a queste due missioni. C’è grande attesa da un punto di vista scientifico per i campioni che verranno riportati, soprattutto grazie alla recente scoperta che ha dimostrato la possibile formazione di zuccheri nei meteoriti, componenti essenziali per lo sviluppo della vita, nella fattispecie il ribosio; solo un esame nei laboratori a terra può determinare se un tale composto è presente nei campioni estratti

Confronto tra le missioni OSIRIS-REx e Hayabusa 2. Mentre la missione giapponese è vicina al termine, la missione della NASA non è ancora nemmeno a metà delle tappe pianificate.

Parker Solar Probe (NASA) si prepara al sorvolo di Venere previsto per il 26 dicembre; nel frattempo gli ingegneri di missione sono riusciti a finalmente a rendere disponibili tutti i dati relativi ai primi due passaggi al perielio di novembre 2018 e aprile 2019. Non c’è stato nessun problema tecnico, semplicemente la mole di dati catturati è enorme e c’è voluto molto tempo per prepararli.

Poche notizie dalle rimanenti sonde in questa porzione di sistema solare: Akatsuki (JAXA) continua l’osservazione di Venere dalla sua orbita, Spitzer (NASA), un telescopio a infrarossi ormai troppo lontano per trasmettere immagini con continuità, ha iniziato il conto alla rovescia per la fine della sua missione, STEREO-A, un osservatorio solare, si è persino perso il transito di Mercurio dalla sua posizione troppo angolata.

La flotta marziana

Su Marte il rover Curiosity ha catalizzato l’attenzione per una scoperta relativa agli ultimi 6 anni, ma pubblicata solo ora dagli scienziati: c’è una misteriosa presenza di ossigeno durante i mesi estivi di cui non si conosce nessuna spiegazione scientifica. InSight invece continua a dare rogne ai progettisti, con il penetratore che non vuole assolutamente saperne di andare giù nel terreno.

Video che mostra i movimenti avvenuti durante il Sol 346, con il penetratore che si solleva leggermente e ruota. Credit immagini: NASA, Credit video: Roberto Mastri/ISAA.

Dall’alto dell’orbita invece si svolgono studi mirati per le prossime missioni. Mars Reconnaissance Orbiter (NASA) vola in perlustrazione sopra il cratere Jezero, la destinazione di Mars 2020, catturando immagini ad alta risoluzione per individuare obiettivi per il futuro rover. A differenza di Curiosity, Mars 2020 sarà in grado di identificare eventuali segni fossili di presenza biologica. Questi sorvoli dall’alto aiutano gli scienziati a ipotizzare il miglior posto per cercare. Maven (NASA) aveva già cambiato assetto a inizio anno, posizionandosi in un’orbita più bassa per facilitare le comunicazioni con il prossimo rover; al momento rimane pazientemente in attesa. Mars Odyssey continua le sue operazioni in orbita da ben 18 anni, la più longeva sonda attiva in orbita attorno a un corpo celeste diverso dalla Terra, mentre Mars Orbiter Mission (ISRO) compie 6 anni dal lancio, anch’esso operativo su Marte.

Arriva una smentita da TGO (ESA) riguardo i picchi di metano trovati da Curiosity a giugno del 2019: l’orbiter europeo, progettato proprio per rilevare questo gas in atmosfera, non conferma i valori misurati dal rover. Precedentemente invece, Mars Express (ESA), era riuscita per la prima volta a confermare dall’orbita un valore misurato dal rover nel 2013. Quest’ultima è in orbita da quasi 16 anni, ed è la seconda più longeva dopo Mars Odyssey.

Nel sistema solare esterno

Juno (NASA) è al suo 23º tuffo al periapside di Giove; è avvenuto il 3 novembre e ha evitato l’eclissi di Sole grazie a una correzione di rotta intrapresa tra fine settembre e inizio ottobre. Grazie a questa manovra l’approvvigionamento di energia elettrica non si è interrotto e può continuare la sua missione.

New Horizons (NASA) continua per la sua strada dopo aver visitato Plutone e un corpo minore a cui è stato assegnato il nome solo ora: l’oggetto 2014 MU69, informalmente chiamato Ultima Thule fino al mese scorso, ha ricevuto la denominazione ufficiale Arrokoth.

Un video della NASA che spiega cosa vuol dire arrivare nello spazio interstellare.

È arrivata la conferma ufficiale che Voyager 2 (NASA) viaggia nello spazio interstellare, una zona dominata dall’influenza gravitazionale del Sole ma dove il suo vento non raggiunge più la sonda. Uno studio recente della NASA ha stimato l’aspettativa di vita operativa di lei e della gemella Voyager 1 in ulteriori 5 anni, dopo i quali probabilmente non saranno più in grado di trasmettere ulteriori dati a Terra e proseguiranno silenti nel loro viaggio.

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