NASA: ESA costruirà anche il modulo di servizio di Orion per lo sbarco sulla Luna

NASA e ESA hanno una proficua collaborazione a lungo termine per quanto riguarda l’esplorazione umana. Oltre al pluriennale successo della Stazione Spaziale Internazionale, le due agenzie guardano Beyond (oltre) e collaborano alla realizzazione della navicella spaziale di prossima generazione per il trasporto umano, che permetterà di arrivare fino in orbita lunare. Si tratta di Orion, una capsula concepita e realizzata negli Stati Uniti ma che avrà un modulo di servizio costruito in Europa.

Lockheed Martin completa l’assemblaggio di Orion con il modulo di servizio per la missione Artemis 1.

L’ESA ha già realizzato e consegnato il modulo di servizio per la missione Artemis 1, il quale è già stato assemblato sotto l’attenta direzione del principale fornitore della NASA, Lockheed Martin. Vedremo il tutto in volo, si spera, per giugno del 2020. Terminati i lavori del CSM (Command and Service Module, modulo di servizio e comando), nei cantieri europei non menano il can per l’aia e stanno già costruendo un secondo modulo a Brema, in Germania, che dovrebbe essere completato e spedito al committente durante il 2020. Mentre i lavori fervono, l’ESA ha raggiunto un accordo con la NASA per un terzo modulo di servizio della navicella Orion, quella che volerà nella missione Artemis 3 del 2024 che porterà il prossimo uomo e la prima donna a camminare sulla superficie della Luna, il tredicesimo e quattordicesimo astronauta a posarsi sul nostro satellite naturale.

Una carrellata di missioni in corso o in programmazione di varie agenzie nazionali o aziende private. Credit: ESA.

È un periodo in cui la Luna sta tornando alla ribalta, non solo per il recente compimento del 50º anniversario dello sbarco del primo uomo, ma anche per l’interesse, commerciale e non, che sta destando negli ultimi anni. Attualmente ci sono circa un trentina di missioni in pianificazione o svolgimento verso la Luna, suddivise più o meno equamente tra agenzie spaziali nazionali di vari paesi e operatori commerciali con diversi fini. Il programma Artemis sembra essere il più ambizioso di essi e richiederà uno sforzo politico per essere realizzato, sia in termine di richieste di finanziamenti, di cui abbiamo ampiamente discusso di recente, sia in termini di partneriati con altre agenzie, ed è qui che entra in gioco l’ESA.

A differenza della Stazione Spaziale Internazionale, dove i vari partner partecipano più o meno alla pari (in proporzione all’impegno profuso) alle attività, il programma Artemis sarà a direzione puramente statunitense e plausibilmente non ci sarà spazio per astronauti di altre nazioni, almeno per quanto riguarda le prime missioni. Messe da parte le aspettative di vedere a bordo le punte di diamante della nostra tradizione astronautica, concentriamoci su quello che faranno i nostri ingegneri italiani ed europei qui sulla Terra. Perché la costruzione del modulo di servizio è molto complessa e inizia proprio in Italia. È nella sede di Thales Alenia Space, a Torino, che prende forma lo scheletro del modulo su cui verrà poi assemblato tutto.

A Torino un tecnico opera sulla struttura del modulo di servizio nelle prime fasi della costruzione dello scheletro. Credit: NASA.

La struttura dovrà avere delle capacità di robustezza e leggerezza davvero uniche per non appesantire troppo il carico e proteggere il contenuto dalle vibrazioni della fase di decollo, quando l’intero razzo sarà sottoposto a una spinta equivalente a quella di 34 Boeing 747. Una volta completato lo scheletro, questo verrà spedito in Germania dove verrà assemblato con tutti i suoi componenti, prodotti in 10 stati membri ESA, prima di essere mandato alla NASA: un motore principale, 8 motori secondari, 24 motori per il controllo di assetto, serbatoi per il combustibile e per l’acqua e l’aria necessari a 4 astronauti per 20 giorni, pannelli solari con 11,2 kW di potenza (come 3 o 4 case), 6 radiatori per il mantenimento della temperatura interna, vari computer e sensori per la gestione di tutte le funzionalità, collegati da una dozzina di chilometri di cablaggio totale. Il tutto avvolto da un robusto strato di kelvar per la protezione dai micrometeoriti.

Diapositiva ESA sull’intera vita del modulo di servizio, dalla nascita in Italia all’arrivo alla Luna. Credit: ESA.

Una volta completato, il modulo di servizio viene inviato negli Stati Uniti, al Kennedy Space Center in Florida, dove prosegue l’assemblaggio con l’aggiunta dei pannelli solari e della capsula Orion vera e propria. A questo punto la navicella è già completa e funzionale, e prima di essere inserita in cima al razzo Space Launch System, viene mandata in Ohio per il completamento di tutti i test finali.

Il contratto per la costruzione del modulo di servizio per la missione Artemis 3 è ancora in fase di accordo di massima, ma i dettagli sono già in fase di negoziazione e la costruzione potrebbe iniziare a breve.

Fonte: ESA

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Una risposta

  1. MayuriK ha detto:

    Ottimo, grande ESA!

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