Sierra Nevada non abbandona la versione con equipaggio del suo Dream Chaser

Il Dream Chaser in preparazione sulla pista. Credits: Sierra Nevada Corporation
Il Dream Chaser in preparazione sulla pista. Credits: Sierra Nevada Corporation

Sierra Nevada Corporation è una delle aziende che si è aggiudicata un contratto per il Commercial Resupply Services 2 (CRS2), il secondo lotto del servizio commerciale di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per quanto riguarda la zona “occidentale”. Questo servizio, che ha come data di inizio il 2021, verrà effettuato dall’azienda del Nevada con la navetta Dream Chaser Cargo System portata in orbita dal razzo Atlas V e da contratto prevede almeno 6 missioni di rifornimento complete.

Il programma sta procedendo secondo quanto previsto, infatti l’esemplare della navetta destinata al volo è in avanzata fase di costruzione presso gli stabilimenti del fornitore, la Lockheed Martin, già con la nuova colorazione, e lo scorso marzo si è svolta la Integrated Review Milestone 5 (IR5), in cui i tecnici dell’azienda e di NASA hanno concordato che si sta procedendo secondo le tempistiche del programma e senza criticità evidenti per quanto riguarda le prestazioni richieste.

La novità del momento risulta essere invece il riferimento fatto dalla Sierra Nevada al proseguimento dei lavori anche sulla versione adibita al trasporto di persone. L’azienda non ha nessun contratto in tal senso con NASA, essendo stata esclusa a suo tempo dal programma CCtCap, ma il lavoro è comunque in collaborazione con l’agenzia spaziale nell’ambito di un Space Act Agreement (SAA), un accordo di collaborazione senza finanziamenti con cui l’azienda può comunque beneficiare dell’esperienza dell’ente spaziale in ambito di mezzi spaziali con equipaggio.

Un modello del prototipo HL-20 di NASA. Credits: NASA/James Schultz

La versione per il trasporto di persone della navetta è stata inizialmente sviluppata dalla SpaceDev e basata a sua volta sugli studi NASA sui corpi portanti degli anni ’60, ripresi poi negli anni ’90 del secolo scorso con il programma HL-20. Dopo che l’azienda del Nevada ha acquisito tutto il programma, il Dream Chaser ha beneficiato dei finanziamenti di NASA stanziati per lo sviluppo dei servizi commerciali di trasporto umano verso la stazione spaziale (a partire dal CCDev del 2010 fino al CCiCap del 2012) e ha avuto uno sviluppo molto lineare e senza grossi intoppi. L’unico problema si è verificato nell’ottobre del 2013 in occasione del primo volo libero sganciato da un elicottero quando una gamba del carrello non si è dispiegata come programmato e la navetta, dopo un volo e un avvicinamento nominale, si è ribaltata sulla pista durante la corsa di arresto sulla storica pista presso il Dryden Flight Research in California. Il test è stato considerato comunque un successo sia da Sierra Nevada che da NASA poiché tutti gli obiettivi (la validazione del modello di volo e delle prestazioni aerodinamiche) erano stati raggiunti e il sistema che aveva avuto il problema non era quello definitivo: si trattava infatti del carrello preso da un vecchio caccia Northrop F-5, usato per semplicità ed economicità confidando sulla sua affidabilità e non essendo argomento di test. Paradossalmente l’incidente ha dato la possibilità di verificare la solidità del mezzo e la sua capacità di sopravvivenza a incidenti poiché l’abitacolo non ha subito alcun danno e le uniche parti danneggiate sono risultate quelle aerodinamiche esterne, non critiche.

Nonostante questo, l’azienda fu esclusa dal programma di fornitura di servizi abitati per la ISS con anche degli strascichi legali che non hanno comunque portato a nulla, e la navetta è rimasta fuori dal contratto con la soddisfazione però di riuscire portare a termine un atterraggio completo nel novembre del 2017 come parte degli ultimi obiettivi rimasti da completare della precedente fase di sviluppo finanziata.

La bontà del progetto è stata ulteriormente acclarata dalle numerose dimostrazioni di interesse quando l’azienda ha proposto il mezzo a diverse organizzazioni internazionali come laboratorio orbitale a sé stante, una per tutte l’ONU che lo ha scelto per stimolare l’interesse allo spazio nelle nazioni in via di sviluppo. Fino al ritorno dell’agenzia statunitense che, come detto, ha scelto il Dream Chaser in versione cargo per la seconda tornata di rifornimenti alla ISS.

Nell’ambito di questo programma la navetta è stata ovviamente leggermente rivista considerando i diversi requisiti di missione, in particolare è stato ripensato il sistema di controllo del calore con colorazioni e materiali distribuiti diversamente per proteggere meglio anche dagli impatti in orbita con i MMOD (MicroMeteoroid and Orbital Debris) oltre al necessario ingrandimento della sezione cargo.

Proprio mostrando on-line alcune foto dello stato di avanzamento dei lavori, il team social di Sierra Nevada si è lasciata andare e rispondendo a precise domande ha confermato che i lavori stanno continuando anche sulla versione per il trasporto di passeggeri.

In questo tweet afferma esplicitamente:

Anche se non lo stiamo mostrando pubblicamente, continuiamo a lavorare sul progetto per equipaggio con un accordo con NASA. In effetti incontriamo regolarmente il [personale del] Commercial Crew Program e comunichiamo loro gli obiettivi raggiunti nell’ambito di questo accordo.

L’azienda aveva sempre puntato le sue carte durante il programma di sviluppo sulla diversità del proprio mezzo rispetto alla concorrenza e sulla necessità da parte di NASA di affidare il servizio a mezzi profondamente diversi anche concettualmente. Così le parole che si sono lasciati sfuggire acquistano particolare importanza alla luce dei recenti problemi avuti dalla capsula di SpaceX e dei ritardi di quella di Boeing. Alcuni osservatori hanno ipotizzato che in caso di ulteriori problemi, l’agenzia spaziale potrebbe sempre concedere altri finanziamenti a Sierra Nevada per avere un ulteriore riserva ma non è dato sapere a che punto siano realmente i lavori e questa sembra un’ipotesi molto azzardata, soprattutto per quanto riguarda le eventuali tempistiche di sviluppo.

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Rudy Bidoggia

Appassionato di spazio e di tutto ciò che è scienza dalla tenera età, scrive dal 2012 per AstronautiNews. Lavora come tecnico informatico presso un'azienda metalmeccanica del Friuli Venezia Giulia.

Una risposta

  1. MayuriK ha detto:

    A me il mezzo piace, non mi dispiacerebbe vederlo volare con equipaggio…
    Vedremo come si evolvera la cosa…

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