Conclusa la missione della Sojuz MS-03

Credit. REUTERS/Shamil Zhumatov

Oleg Novitskiy (RUS) e Thomas Pesquet (FRA) sono rientrati a terra la scorsa settimana concludendo una missione di quasi 200 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale dove, in seguito ad un cambiamento dei programmi, è rimasta la loro compagna di lancio Peggy Whitson (USA), che prolungherà la propria permanenza di qualche mese.

Alle 14,10 GMT dello scorso 2 giugno la capsula russa Sojuz-MS-03 è atterrata nelle steppe del Kazakhstan, dove è stata subito raggiunta dalle squadre di recupero che hanno accolto i due occupanti dopo 196 giorni, 17 ore e 49 minuti passati in orbita. Era dal marzo 2010 che una Sojuz non rientrava a terra con solo due dei tre seggiolini occupati.

Credit, REUTERS/Shamil Zhumatov

Dopo essere stati estratti dalla capsula, Novitskiy e Pesquet, si sono sottoposti ai primi controlli medici ed hanno potuto parlare telefonicamente con le proprie famiglie, dopodiché sono stati caricati su di un elicottero che li ha portati nella vicina città di Karaganda per una breve cerimonia kazakha di benvenuto.

L’inizio del rientro a terra era iniziato alle 7,31 GMT con la chiusura del portello tra la Sojuz ed il modulo Rassvet della ISS, seguito da vari controlli di tenuta e dal definitivo distacco avvenuto alle 10,47 GMT, che ha anche segnato ufficialmente il termine della Expedition-51 e l’inizio della 52.
La capsula si è allontanata fino ad una distanza di 12 km dove, alle 13.17 GMT il propulsore singolo SKD ha compiuto un’accensione di 4 minuti e 37 secondi per rallentarne di 128 m/s la velocità orbitale e permetterne il ritorno a terra.

Pochi minuti prima del rientro la Sojuz si è liberata del modulo orbitale e quello di servizio, che non sono destinati a sopravvivere alla missione, permettendo al modulo centrale abitato di affrontare in tutta sicurezza gli strati sempre più densi dell’atmosfera con temperature che superano i 1600°c sullo scudo termico.
Dopo aver sopportato per alcuni minuti una decelerazione di 4g, la capsula ha correttamente dispiegato i piccoli paracadute di stabilizzazione che quindi hanno lasciato il posto a quello principale per la fase finale della discesa.
L’impatto al suolo, paragonabile ad un piccolo incidente d’auto, è stato attenuato dai razzi esplosivi che si sono attivati ad un metro di altezza e dal sistema automatico di assorbimento dei seggiolini.
Una volta a terra, come ogni tanto accade, la capsula si è ruotata di lato ed è stata brevemente trascinata dalla forza del vento che agiva sul paracadute che quindi è stato sganciato, permettendo alla Sojuz di fermarsi a qualche metro da un acquitrino.

Thomas Pesquet durante la EVA-39 di gennaio 2017. Credit NASA.

L’astronauta francese dell’ESA, è stato l’ultimo degli Shenanigans (la classe 2009 di cui fanno parte anche Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano) a compiere la sua prima missione nello spazio ed in questi 6 mesi e mezzo ha anche compiuto due EVA per un totale di 12 ore e 32 minuti.

Sulla ISS, insieme alla Whitson, sono rimasti il comandante Fyodor Yurchikhin (RUS) e Jack Fisher (USA), della Sojuz MS-04, che alla fine di luglio verranno raggiunti dall’equipaggio della Sojuz MS-05 tra cui il nostro Paolo Nespoli, alla sua terza missione spaziale e seconda di lunga durata.

Il video dell’atterraggio

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Simone Montrasio

Appassionato di astronautica fin da bambino. Dopo studi e lavoro nel settore chimico industriale, per un decennio mi sono dedicato ad altro, per inserirmi infine nel settore dei materiali compositi anche per applicazioni aerospaziali. Collaboro felicemente con AstronautiNEWS dalla sua fondazione.