Prende vita il modulo commerciale permanente Bishop

Elaborazione grafica di Bishop in assetto di deploy visto dalla Cupola. Credit elaborazione: ISAA/@RaffaeleDiPalma

Lo scorso 2 febbraio per la prima volta è stata fornita energia dalla ISS al nuovo modulo commerciale Bishop. La ditta proprietaria Nanoracks ne ha confermato il pieno funzionamento dal proprio centro di controllo di Houston.

L’attivazione del modulo Bishop confermata in questo tweet di Brock Howe, program manager per Nanoracks. Presenti le due mascotte del team: un Baby Yoda che sfoggia la patch della missione e un modellino portafortuna del modulo, chiamato affettuosamente MiniAirlock.

Bishop fu lanciato in orbita il 6 dicembre 2020 a bordo della capsula Cargo Dragon CRS-21 (la prima della nuova serie di capsule cargo di produzione SpaceX). L’installazione fu eseguita il 5 gennaio 2021 quando venne prelevato dal vano di carico, grazie al braccio robotico della Stazione Spaziale Internazionale.

Da allora la “Bell Jar” (campana di vetro, come viene chiamata affettuosamente dal team Nanoracks) si trova ancorata al boccaporto laterale del modulo Tranquility (detto anche Node-3), lo stesso modulo a cui sono da tempo attraccati la famosa Cupola e il modulo privato sperimentale BEAM.

Il 5 febbraio si è avuta conferma della corretta tenuta della pressione interna ed è stata verificata anche la totale assenza di perdite d’aria.

Bishop è definito un modulo permanente, nel senso che è ormai parte integrante della ISS, però non rimarrà sempre nella stessa posizione. Anzi, avrà una vita alquanto dinamica e sarà usato per diversi scopi unici e preziosi non solo per la ricerca scientifica, ma anche per la vita logistica della Stazione.

Un “alfiere” differente

Il nome Bishop ha una origine piuttosto interessante che fa ben intendere il processo creativo che ne ha determinato il design.

Nel gioco degli scacchi, un alfiere (bishop in inglese) si muove sulle caselle in maniera differente rispetto alla maggior parte degli altri pezzi. Procede in diagonale, mentre quasi tutti gli altri si spostano in direzioni ortogonali (su, giù, destra, sinistra).

Nanoracks ha fatto sua questa similitudine riversandola nel nome del suo nuovo progetto. Sottolineando in questo modo la propria capacità di pensare in maniera differente, all’interno di un mercato ormai aperto a diverse entità e creando un prodotto capace di offrire una serie di opportunità davvero ampia.

Le capacità di Bishop

Il ventaglio di proposte commerciali di cui si occupa Nanoracks a bordo della ISS va dalla gestione di esperimenti all’interno della parte pressurizzata della stazione, a quella dei carichi esterni che vengono esposti al vuoto spaziale, fino al rilascio di satelliti CubeSat.

Bishop riuscirà non solo a soddisfare tutte queste richieste, ma ne aumenterà la capacità.

Il dispenser “HayBale” che verrà utilizzato per il rilascio di Cubesat. Credit: Nanoracks

Per il rilascio dei CubeSat, fino ad oggi era possibile utilizzare solo l’airlock di 0,7 metri cubi del modulo giapponese Kibo.

Bishop ha una capacità quasi 5 volte maggiore di 3,99 metri cubi pienamente utilizzabili. Grazie a un dispenser chiamato HayBale sarà in grado di rilasciare fino a 48 satelliti CubeSat 3U (ognuno delle dimensioni di 10×10×30 centimetri).

Il sistema di rack per esperimenti in ambiente pressurizzato. Credit: Nanoracks.

Lo spazio interno del modulo potrà essere utilizzato in maniera ogni volta diversa a seconda delle necessità grazie all’utilizzo di diversi adattatori ad esempio quelli che gli permetteranno di essere la “casa” degli esperimenti che devono essere svolti all’interno dell’ambiente pressurizzato della ISS. Questi possono essere sempre raggiungibili dagli astronauti a bordo grazie all’accesso diretto, sempre garantito quando il modulo si trova attraccato alla ISS. Un’altra possibilità è quella di poter variare la pressione atmosferica del volume interno da 0 a 1 atmosfere.

Spazio sia dentro che fuori

Anche l’esterno sarà predisposto ad accogliere fino a 6 payload per gli esperimenti da svolgere in assenza di atmosfera.

Grazie all’ausilio del braccio robotico sarà possibile prelevare i carichi dalle varie navette di rifornimento e agganciarli, grazie a dei connettori derivati dall’ingegneria sottomarina (sviluppati e prodotti dalla Oceaneering International, Inc.) capaci di fornire un supporto stabile oltre che una linea dati ed energia.

Grazie a due agganci per il Canadarm2, è possibile spostare Bishop anche sul carrello mobile MBS (Mobile Base System) che scorre sul traliccio della ISS. Lì si trova infatti il POA (Payload ORU Accommodations): un punto di cattura per lo stoccaggio di parti di ricambio con ingombro maggiore.

In questa rappresentazione grafica, Bishop è agganciato al POA del Mobile Base System mentre riceve un carico appena prelevato dal vano non pressurizzato di una Dragon Cargo. Credit elaborazione: ISAA/@RaffaeleDiPalma

Un valido aiuto alla vita di bordo

Il nuovo modulo della Nanoracks darà anche un grande supporto alla logistica della ISS.

Con l’avvento delle nuove capsule Crew Dragon (SpaceX) e CST-100 Starliner (Boeing), il numero di astronauti contemporaneamente a bordo della Stazione Spaziale è destinato ad aumentare. Servirà quindi più spazio per ulteriori alloggi oltre che per altra acqua, cibo ed esperimenti. A bordo molto di questo spazio viene occupato dai rifiuti che inevitabilmente vengono prodotti, nonostante venga posta grande attenzione al riciclo delle risorse.

Il contenitore per rifiuti eiettabile mentre è all’interno del modulo Bishop. Capace di ospitare fino a 2010 litri di materiale ed essere espulso grazie allo stesso meccanismo usato per il rilascio dei satelliti. Credit: Nanoracks

Sarà possibile d’ora in poi eliminarli autonomamente, senza dover contare esclusivamente sulle navette di rifornimento. Infatti finito il loro servizio di consegna, le navette cargo vengono fatte rientrare distruttivamente in atmosfera e per questo vengono riempite alla fine del loro servizio per lo più con materiale di scarto.

Ormai le uniche navette rimaste con queste caratteristiche, sono la Cygnus e la Progress. Le Cargo Dragon, potendo rientrare integre, vengono riempite al ritorno con esperimenti ed attrezzature da preservare.

Una permanenza di lunga durata

I materiali utilizzati per la realizzazione e la struttura nel suo complesso (la campana è stata prodotta dalla Thales Alenia a Torino e il sistema di aggancio dalla Boeing) hanno una durata stimata in 10 anni.

Alla luce dei piccoli acciacchi e avarie transitorie della ISS, la vita prevista di Bishop è un valore che dà la risposta a una domanda che sempre di più viene fatta: quanto ancora rimarrà in orbita la Stazione Spaziale Internazionale?

In questa rappresentazione grafica, oltre a Bishop è presente anche il modulo russo MLM Nauka, il cui arrivo è stimato entro luglio 2021. Credit elaborazione: ISAA/@RaffaeleDiPalma

Di sicuro ancora a lungo se si mette in conto anche la recente attivazione della piattaforma esterna per esperimenti Bartolomeo (gestita dalla Agenzia Spaziale Europea e Airbus), i preparativi per l’arrivo imminente del modulo russo MLM Nauka e l’installazione del nuovo set di pannelli solari iROSA. Sarà certamente una decade di rinnovate emozioni per gli estimatori della nostra stupenda casa nello spazio.

Fonte: Nanoracks

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Raffaele Di Palma

Raffaele collabora con AstronautiNEWS dal giugno 2013. Twitter @RaffaeleDiPalma