Nuovo record infranto da SpaceX: dispiegati 143 satelliti da un singolo lanciatore

La configurazione dei 143 satelliti all'interno della carenatura del Falcon 9, il cavallo da tiro di SpaceX, per la missione Transporter-1. Credits: SpaceX.

SpaceX ha lanciato domenica 24 gennaio la missione Transporter-1, nel corso della quale un Falcon 9 ha trasportato in orbita bassa ben 143 satelliti di una moltitudine di enti differenti, infrangendo il precedente record di 104 stabilito dall’ISRO nella 39ª missione del lanciatore indiano PSLV.

Il decollo è avvenuto alle 15:00 GMT dallo Space Launch Complex 40 della Cape Canaveral Space Force Station. Inizialmente pianificato per il giorno precedente, il volo è stato rimandato a domenica a causa di condizioni meteo avverse. La missione coincide anche con il quinto volo di questo particolare esemplare di Falcon 9 (seriale B1058), trattandosi dello stesso lanciatore impiegato nella missione degli astronauti Behnken e Hurley verso la ISS, e in altri tre lanci commerciali.

Il lancio è stato nominale, con una traiettoria che ha sorvolato Cuba e l’America Centrale per un’immissione del carico in orbita polare. Si è potuto inoltre assistere al corretto recupero della carenatura aerodinamica dalla nave Ms. Chief e all’atterraggio del primo stadio del lanciatore sulla nave drone Of Course I Still Love You.

Il lancio di Transporter-1 da Cape Canaveral. Credits: SpaceX.

Parecchi satelliti a bordo

Dei 143 satelliti costituenti il carico pagante della missione, 10 sono satelliti della serie Starlink di SpaceX, peraltro i primi ad essere rilasciati in orbita polare.

I rimanenti 133 sono satelliti commerciali, cioè sviluppati da clienti di SpaceX. Nonostante il manifesto completo di lancio non sia stato pubblicato né da SpaceX né dai suoi clienti, la maggior parte del carico pagante è nota. Tra gli enti sviluppatori si distinguono la compagnia Planet Labs con 48 CubeSat della serie SuperDove e Swarm Technologies con 36 satelliti (chiamati SpaceBee, ciascuno approssimativamente della dimensione di una fetta di pan carré). A bordo del Falcon, inoltre, una serie di satelliti con tecnologia SAR rispettivamente delle compagnie ICEYE, Capella Space e iQPS, e satelliti con tecnologie IoT (Internet of Things) delle compagnie Astrocast, Kepler e Hiber. Altri clienti sono le aziende Spire con 8 CubeSat e HawkEye 360 con 3 nanosatelliti, e 4 CubeSat per dimostrazione di tecnologie sviluppati dalla NASA.

A chiudere il gruppo lo SHERPA-FX della compagnia Spaceflight, il quale ha dispiegato 18 satelliti secondari, la piattaforma ION SCV Laurentius della compagnia D-Orbit con 30 satelliti secondari, e le ben note Nanoracks ed Exolaunch, anche loro aggregatrici di satelliti secondari.

Piuttosto attivi sono stati i social media dei numerosi attori coinvolti, mentre SpaceX mostrava in diretta il dispiegamento dei satelliti, durato complessivamente all’incirca un’ora e mezza.

Si allarga l’offerta, ma cresce il rischio

Non è la prima volta che SpaceX esegue missioni rideshare: il 3 dicembre 2018 un Falcon 9 ha infatti lanciato un agglomerato di 64 satelliti per conto della già citata Spaceflight. Transporter-1 è tuttavia la prima di un nuova serie di missioni rideshare (Smallsat Rideshare Program) gestite esclusivamente da SpaceX: il servizio consiste nell’offrire ai clienti l’opportunità di un lancio condiviso per satelliti di piccole dimensioni. Il programma è stato annunciato da SpaceX nell’agosto del 2019 e ha aperto nel febbraio del 2020 la possibilità per i propri clienti di prenotarsi per un volo, con la promessa di missioni frequenti a intervalli regolari.

I satelliti che prendono parte a queste missioni vengono solitamente sviluppati con requisiti di missione sufficientemente ampi in modo da poter usufruire di lanci generici, senza evidentemente la possibilità di beneficiare di un’immissione in orbita personalizzata, e pertanto a basso costo.

Vista la crescita dell’offerta per tali missioni e il crescente numero di vettori leggeri attualmente operativi (si pensi al recente lancio di Virgin Orbit, ma anche a Rocket Lab con Electron e VEGA SSMS di Arianespace), ci si aspetta che queste attività diventino routine. Tuttavia non è ancora chiaro l’impatto che questi lanci multipli avranno sulla sicurezza dell’ambiente spaziale. È infatti un problema ben noto, tra gli sviluppatori di nanosatelliti, la crescente difficoltà di discriminare il proprio satellite in uno “sciame” appena lanciato; tale problema è amplificato nel caso il satellite faccia uso di una banda di frequenze molto affollata per comunicare, come ad esempio la banda radioamatoriale in UHF.

Un ulteriore problema è dato dalla difficoltà di tracciare tali oggetti per scopi di sorveglianza e monitoraggio dell’ambiente dei detriti spaziali in orbita: sfortunatamente, i radar non riescono a distinguere questi oggetti l’uno dall’altro, avendo essi una forma più o meno semplice (si pensi allo standard CubeSat).

Uno sforzo notevole per il potenziamento di queste capacità è in fase di rafforzamento da parte del 18º Squadrone per il Controllo dello Spazio, sebbene diverse autorità si auspicano che maggiori sforzi vengano intrapresi da parte degli sviluppatori di piccoli satelliti per facilitare questo compito tramite l’implementazione di particolari soluzioni tecniche. Un esempio è dato dalle “etichette RFID” (radio-frequency identification tags), dei dispositivi in grado di facilitare l’identificazione di un oggetto tramite radiofrequenze, alcuni dei quali verranno testati proprio da satelliti lanciati dalla missione Transporter-1.

Fonti: SpaceX, SpaceNews, Space.com, varie.

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Una risposta

  1. Giuseppe Bizzarro ha detto:

    Quanta roba lassù…