Sfiorata collisione tra due oggetti in orbita

Simulazione della distribuzione e dei movimenti dei detriti spaziali (C) TU Braunschweig/ESA/AP

Chi ci conosce e ci segue da tempo sa benissimo che non amiamo i sensazionalismi, ma questa volta pare che si sia davvero andati molto vicino a una grossa collisione tra due oggetti in orbita.

Pochi giorni fa due grandi detriti orbitali, un obsoleto satellite sovietico per la navigazione satellitare e lo stadio di un razzo cinese (CZ-4C R/B – Lunga Marcia 4C), si sono letteralmente sfiorati sopra l’oceano Atlantico meridionale.

LeoLabs, una società di monitoraggio spaziale con sede in California, ha notificato con qualche ora di anticipo il probabile incidente, evento previsto alle ore 12:56 GMT del 16 ottobre, mentre i due relitti spaziali volavano a 991 km di altitudine appena al largo della costa dell’Antartide.

Le analisi di LeoLabs avevano elaborato che i due oggetti si sarebbero sfiorati a una distanza di soli 25 metri, con un margine di tolleranza di ±18 metri: numeri che non permettevano di escludere l’incidente. In effetti LeoLabs ha calcolato che le probabilità di uno scontro fossero superiori al 10%, ma le indagini post-incontro hanno evidenziato che lo scenario da incubo non si è fortunatamente verificato.

«Nessuna indicazione di collisione. CZ-4C R/B ha superato LeoLabs Kiwi Space Radar 10 minuti dopo il TCA (Time of Closest Approach – momento di massima vicinanza). I nostri dati mostrano un solo oggetto, come speravamo, senza segni di detriti. Seguiremo l’oggetto nei prossimi giorni su Medium ed effettueremo una valutazione approfondita del rischio occorso». Questo è il messaggio che LeoLabs ha postato su Twitter giovedì sera (CZ-4C R/B è il corpo del razzo cinese, Kiwi Space Radar è l’array di tracciamento neozelandese della compagnia).

“Scenario da incubo” non è affatto un’esagerazione. Il non più attivo satellite russo e lo stadio del razzo cinese hanno infatti una massa combinata di circa 2.800 kg. I due oggetti avevano una rotta convergente che li avrebbe spinti l’uno verso l’altro a una velocità relativa di 52.950 km/h, quindi una collisione sarebbe stata incredibilmente distruttiva e avrebbe generato un’enorme nuvola di detriti.

Lo scontro tra i due oggetti avrebbe molto probabilmente portato a un «aumento significativo (dal 10 al 20 percento) del numero di detriti in LEO, l’orbita bassa terrestre», settore in cui la presenza di detriti è già sostanziale – ha dichiarato l’astronomo e localizzatore satellitare Jonathan McDowell, che collabora con l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics. Il numero dei detriti spaziali in orbita è in costante aumento. Gli scienziati stimano la presenza di circa 34.000 oggetti di dimensioni superiori a 10 cm. Ci sono probabilmente circa 900.000 oggetti orbitali di dimensioni comprese tra 1 e 10 cm e 128 milioni con dimensioni comprese tra 1 mm e 1 cm.

È importante sottolineare che, in considerazione delle grandi velocità coinvolte, anche le particelle più piccole possono causare danni considerevoli a un satellite in caso di urto. A titolo di esempio la Stazione Spaziale Internazionale, che orbita a circa 400 km di altitudine, solo nel 2020 ha dovuto effettuare per tre volte dei cambi di rotta per allontanarsi da potenziali collisioni con questa “spazzatura” spaziale, oggetti che viaggiano a una velocità di circa 28.000 km/h.

Le collisioni orbitali non sono solo argomento da film di fantascienza come Gravity. Nel 2009, ad esempio, un defunto satellite militare russo chiamato Kosmos 2251 si è schiantato contro il satellite per comunicazioni Iridium 33 ancora operativo, generando 1.800 pezzi di detriti tracciabili e molti altri troppo piccoli per essere monitorati.

Oltre alle collisioni casuali anche l’uomo ci ha messo del suo, generando intenzionalmente nuvole di detriti in due occasioni distinte, cioè nel corso del collaudo di tecnologie anti-satellite condotte nel 2007 e nel 2019 rispettivamente da Cina e India.

Il numero di detriti in orbita è un problema destinato a peggiorare in futuro, visti i continui lanci, una tendenza che sta accelerando grazie alla continua diminuzione dei costi sia di lancio sia di sviluppo dei satelliti. Gli esperti ritengono che il problema potrebbe sfuggire di mano, minacciando seriamente i voli spaziali e le attività di esplorazione.

Qualche soluzione per migliorare il tracciamento dei detriti spaziali è già in atto, mentre sono allo studio ipotesi per ridurre la produzione di detriti spaziali.

Sono stati proposti molti metodi per ripulire lo spazio, fra cui uno basato sullo stesso fenomeno fisico alla base degli esperimenti con il tethered, ma la ripulitura dello spazio è un’operazione che al momento ha aspetti irrisolvibili. Ad esempio, ESA fa rientrare i satelliti al termine della loro vita operativa, causandone la distruzione a contatto con l’atmosfera. Oppure fa in modo di spingerli verso orbite molto alte, in modo da “liberare” la strada ad altri satelliti. Occorrerebbe convincere tutti gli stati ad avere un comportamento “ecologico” anche per quanto riguarda lo spazio.

Un’altra possibile soluzione è lo svuotare sistematicamente i serbatoi dei razzi, una volta che questi abbiano svolto il loro compito. Questo è importante per ridurre al minimo le conseguenze in caso di impatto e quindi anche per ridurre proprio il numero di detriti spaziali.
 
Fonte: Leolabs

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Marco Carrara

Da sempre appassionato di spazio, da piccolo sognavo ad occhi aperti guardando alla televisione le gesta degli astronauti impegnati nelle missioni Apollo, crescendo mi sono dovuto accontentare di una più normale professione come sistemista informatico in una banca radicata nel nord Italia. Scrivo su AstronautiNews dal 2010; è il mio modo per continuare a coltivare la mia passione per lo spazio.

Una risposta

  1. MayuriK ha detto:

    Che paura! Bisogna assolutamente ripulire lo spazio almeno da questi grossi detriti prima che succeda il disastro!