SpaceX: completato con successo il test dei motori del sistema di fuga della Crew Dragon

NASA e SpaceX hanno annunciato che lo static test, ovvero la prova da fermo degli otto motori SuperDraco destinati a portare in salvo la capsula con equipaggio Crew Dragon, in caso di avaria nelle prime fasi del lancio, è stato completato lo scorso 13 novembre con esito positivo.

Pur trattandosi di uno dei tanti test secondari che accompagnano il lungo processo di certificazione dei veicoli del programma Commercial Crew e che non prevedono una “copertura mediatica” (infatti non c’è stata una diretta web), la prova era particolarmente attesa, dal momento che poco più di sei mesi fa, il 20 aprile, la stessa verifica aveva dato luogo a un gravissimo incidente con la completa distruzione della capsula.

Come i lettori di AstronautiNEWS ricorderanno, una commissione di inchiesta, composta da rappresentanti di SpaceX, NASA, Federal Aviation Administration, National Transportation Safety Board e USAF, nel giro di pochi mesi ha identificato le cause dell’anomalia nella infiltrazione di uno dei propellenti, il tetrossido di azoto, all’interno del circuito dell’elio ad alta pressione. In quelle particolari condizioni, l’ossidante ha reagito con il titanio di una valvola, provocando la combustione che ha innescato l’esplosione.

Slide da una presentazione tenuta il 30 ottobre scorso da Kathy Lueders, manager del Commercial Crew Program, che illustra il processo di indagini compiuto a seguito dell’anomalia del 20 aprile 2019. Sulla destra la capsula Dragon DM-1 poco prima del test in cui è stata distrutta. Credit: NASA

L’azienda di Elon Musk ha reagito prontamente al problema, riuscendo in soli tre mesi a ridisegnare i componenti responsabili dell’anomalia e a verificare l’efficiacia delle soluzioni adottate attraverso una serie (“centinaia” secondo le dichiarazione di SpaceX) di specifici test. Di uno di essi, riguardante l’accensione di una coppia di SuperDraco, che si è svolto nell’ottobre scorso, sono state diffuse le imagini, via Twitter.

Lo static fire test

Il test di mercoledì si è svolto a Cape Canaveral, nelle vicinanze di LZ-1, la zona di atterraggio utilizzata per il rientro dei primi stadi del Falcon 9, e si è trattato di una prova completa, anche se da fermo, di tutta la procedura prevista per l’allontamento di emergenza.

Una delle quattro coppie di motori SuperDraco durante l’integrazione di una Crew Dragon. Credit: SpaceX

Tutto è cominciato con due accensioni della durata di un secondo di due thruster Draco della capsula. I sedici piccoli propulsori di cui è dotata la Crew Dragon sono utilizzati principalmente nello spazio per il controllo dell’assetto e le manovre orbitali, ma hanno un ruolo anche durante alcune fasi dell’abort. Di seguito, sono stati avviati gli otto SuperDraco, che hanno sprigionato la loro spinta di 71 kN ciascuno, per tutta la durata prevista, di circa 9 secondi, sufficiente a portare la capsula a una distanza di sicurezza da un lanciatore in procinto di esplodere. Subito dopo un’altra accensione dei Draco ha simulato il riorientamento della Crew Dragon nella posizione idonea per l’apertura dei paracadute, mentre venivano richiusi i flap dei SuperDraco, una sorta di “sportelli” che hanno la funzione di proteggere i motori dall’acqua marina dopo lo splashdown, preservandoli per futuri riutilizzi. L’intera sequenza veniva completata in modo perfettamente regolare in circa 70 secondi.

Immagine dello static fire dei motori SuperDraco diffusa da NASA e SpaceX

Come nello sfortunato test di aprile, la prova è stata effettuata su una vera capsula Crew Dragon. Allora si trattò di quella che aveva già raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale nella missione DM-1 (ed è andata perdura nell’incidente); mercoledì si è utilizzato un veicolo nuovo, originariamente previsti per DM-2, la missione dimostrativa con equipaggio. La stessa Crew Dragon sarà impiegata per l’ultimo traguardo che SpaceX deve superare per poter imbarcare astronauti sulla propria navicella: l’in-flight abort test.

Via libera per l’in-flight abort test

Nel lontano 2015 SpaceX ha già condotto un pad abort test, ossia una simulazione dell’allontanamento di emergenza da un razzo fermo sulla rampa di lancio, lo stesso test che lo Starliner ha completato una decina di giorni fa. A differenza di quanto previsto per il veicolo di Boeing, tuttavia, il programma di certificazione della Crew Dragon, include anche un test del sistema di fuga condotto in volo, in prossimità di Max-Q, il momento in cui razzo, a causa della sua velocità e della densità atmosferica, subisce le massime sollecitazioni aerodinamiche.

La Crew Dragon durante il pad abort test del 6 maggio 2015. Credit: SpaceX

La data di questa prova non è stata ancora annunciata. Secondo il comunicato ufficiale, prima di fissarla, NASA e SpaceX dovranno esaminare i dati del test del 13 novembre e condurre «minuziose ispezioni dell’hardware». È vero però che lo scorso 30 ottobre, durante una presentazione all’Advisory Council’s Human Exploration and Operations committee di NASA, Kathy Lueders, manager del Commercial Crew Program ha affermato che il veicolo per il test sarebbe stato pronto per l’inizio di dicembre.

Slide della presentazione di Kathy Lueders che illustra lo stato di preparazione del veicolo Crew Dragon, per l‘in-flight abort test. In basso a destra appare l’indicazione che sarà pronto per “inizio dicembre 2019”. Credit: NASA

Nel prossimo mese SpaceX ha già in cantiere due lanci, il primo, previsto per il 4, della Dragon CRS-19, e il secondo, attualmente in calendario per il 15, di un satellite commerciale per telecomuncazioni. È ragionevole ipotizzare che l’in-flight abort test, non avrà luogo prima della seconda metà di dicembre.

Fonte: NASA

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Roberto Mastri

Collabora con AstronautiNEWS dal gennaio 2016

Una risposta

  1. MayuriK ha detto:

    Complimenti a SpaceX per aver identificato e fixato il problema in così poco tempo. Ottimo lavoro davvero!

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