SpaceX lancia Starlink 1 con una costellazione di satelliti e di record

La costellazione di 60 satelliti pronta per la missione. Credit: SpaceX.

Dopo anni di studi, sperimentazioni, test e un primo collegamento tutto personale per Elon Musk, fondatore di SpaceX e Starlink, arrivano in orbita i primi satelliti operativi della costellazione che offrirà un nuovo servizio di collegamento di rete capace di coprire le zone remote del pianeta e di garantire un ping inferiore addirittura alla fibra ottica.

Il lancio del primo set dei satelliti destinati a rilasciare il servizio in futuro è avvenuto lunedì 11 novembre 2019 alle 15:56 ora italiana, con un razzo Falcon 9 lanciato da Cape Canaveral, in Florida. Un volo nominale dalla partenza all’inserimento in orbita, senza sorprese ma con tanti nuovi record stabiliti. Prima di tutto si è trattato del quarto riutilizzo del lanciatore classificato con il numero seriale B1048. Questo booster ha infatti già eseguito 3 missioni con successo precedentemente, rientrando sulla Terra e atterrando dolcemente nella piattaforma predisposta, permettendo il riutilizzo integrale dello stadio. La prima missione è stata un lancio di IRIDIUM NEXT a luglio del 2018, seguita a ottobre da SAOCOM-1A, da Vandenberg, in California, registrando per la prima volta un atterraggio nella costa occidentale. La terza è avvenuta con Beresheet, a febbraio, un’avventura che ha tenuto i nostri lettori col fiato sospeso fino al tragico impatto del carico con la Luna. E ora Starlink 1, la prima di una lunga serie di missioni per fornire un nuovo servizio commerciale di connettività internet.

Starlink Mission
Una bella foto a pochi istanti dal lancio.

I record non finiscono qua. Il carico è in assoluto il più grande mai trasportato in orbita da un Falcon 9, con una massa complessiva di ben 15.600 kg, superando di poco il volo sperimentale di Starlink di maggio 2019 con i 60 satelliti di test, missione chiamata informalmente Starlink 0.9, perché il peso di ogni singola unità è aumentato da 227 a 260 kg. E ancora, per la prima volta è stata riutilizzata un’ogiva: i fairing che coprivano il carico durante la fase di volo in atmosfera avevano già svolto questo compito durante la missione Arabsat-6A del Falcon Heavy ed erano stati recuperati dopo l’atterraggio in mare. Questa volta era previsto un recupero al volo, ma la flotta incaricata (Ms. Tree e Ms. Chief) è dovuta rientrare prima a causa delle condizioni avverse del mare. C’è anche un altro piccolo record che riguarda il secondo stadio, è stata la più breve accensione dei motori per passare dall’orbita di parcheggio all’orbita di rilascio (quindi la seconda accensione del secondo stadio), solamente un secondo di durata.

Per quanto riguarda i satelliti, tutto procede in modo nominale. Sono stati rilasciati come durante il volo di test tramite un dispenser da cui sono scivolati via e hanno preso ognuno la sua strada. Da Terra si vedono come un inconfondibile trenino, che un po’ ha fatto arrabbiare la comunità scientifica per via delle limitazioni che questa costellazione porterà all’osservazione astronomica, ma la compagnia ha promesso di implementare delle limitazioni all’albedo dei satelliti per mitigare l’impatto. Visto l’aumentare del numero definitivo di satelliti previsto per il servizio, da 12.000 a 30.000, la compagnia per costruire questi 60 satelliti ha deciso di usare solo parti che si volatilizzano completamente al rientro in atmosfera per limitare ulteriormente i rischi.

Il video completo del lancio.

Non si sa ancora quando e come il servizio diventerà aperto al pubblico, ma il presidente di SpaceX, Gwynne Shotwell, ha dichiarato che saranno necessari da 6 a 8 lanci per riuscire a coprire parzialmente il territori di Stati Uniti e Canada. Il ritmo di lanci dovrebbe seguire un percorso intenso, con la missione Starlink 2 prevista già per fine mese e un regime di due lanci al mese per tutto il 2020. Sembra quindi un futuro imminente, ma è già successo in passato che l’azienda abbia azzardato previsioni molto ottimistiche che non è poi riuscita a mantenere.

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2 Risposte

  1. MayuriK ha detto:

    E’ stata una bella missione da seguire in live: cielo sereno e immagini spettacolari.
    Ed è stupefacente il grado di riutilizzo dei componenti dei razzi che SpaceX ha raggiunto, impensabile fino a un po’ di anni fa.

    • Daniele ha detto:

      Non è tutto oro quel che luccica. L’unica cosa veramente innovativa di SpaceX è un reparto di pubbliche relazioni davvero molto agguerrito. Quella delle costellazioni LEO per servizi broadband è una semplice bolla su cui molti stanno saltando perché attira investimenti. Tuttavia è destinata a scoppiare. Starlink è un progetto che definire demenziale è poco. Nessuno che abbia un minimo di esperienza nell’industria spaziale (e con questo intendo che abbia lavorato nel ramo da dipendente, autonomo o ricercatore) si aspetterebbe mai che vanga portato a compimento. L’unico progetto di costellazione LEO che ha delle solide basi è OneWeb, e infatti l’architettura di missione ha visto molte revisioni ed è sviluppato in cooperazione con Airbus che per quanto riguarda l’esperienza nel campo non ha eguali nel mondo. Starlink è una boutade a basso costo che SpaceX ha imbastito perché si è vista cancellare una marea di contratti che sono passati nelle mani di ArianeSpace e altri per motivi che a noi non è dato conoscere. Il Falcon Heavy quest’anno avrebbe dovuto monopolizzare il mercato con una ventina di lanci previsti. Ad oggi ne sono stati fatti due (di cui uno è la carnevalata della Tesla Roadster).

      Per quanto riguarda il grado di utilizzo è vero. Nessuno ha mai lanciato un booster per ben quattro volte. Ma SpaceX è ben lontana dal volume di lanci necessario per renderlo economicamente vantaggioso. Per ora il vantaggio concreto di SpaceX sulla concorrenza è uno e uno solo: essere il solo produttore americano di un sistema economico a LOx RP1 che compete nella stessa fascia di mercato dei produttori russi. Fino a poco tempo fa gli americani compravano proprio da loro i motori che installavano nei loro sistemi. Bada che per i lanciatori non conta solo il prezzo, ma anche quali profili di missione è in grado di affrontare. Non puoi comparare un Falcon 9 ad un Delta IV perché il Delta IV è in grado di affrontare missioni che richiedono l’immissione su orbite difficili da raggiungere, che un Falcon non riuscirebbe mai a raggiungere perché non è abbastanza affidabile o peché non è sufficientemente accurato.

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