NASA seleziona Maxar per il primo modulo del Lunar Gateway

Rappresentazione del modulo PPE Credits: NASA
Rappresentazione del modulo PPE Credits: NASA

Nei giorni scorsi NASA ha mosso il suo primo passo concreto nel cammino verso il ritorno sulla Luna, lo ha fatto assegnando il primo contratto del piano di esplorazione lunare che, come annunciato a metà maggio, si chiama ufficialmente Artemis, come la dea greca della caccia.

La selezione di questo nome ripercorre le storiche scelte della NASA di pescare dai nomi degli dei dalla mitologia greca per i vari programmi, partendo da Mercury per arrivare fino al precedente programma lunare Apollo. Artemide è stata scelta in quanto sorella gemella di Apollo e personificazione della luna crescente, ma ha suscitato anche qualche battuta “velenosa” da parte degli avversari politici del programma. Le critiche hanno giocato sull’essere Artemide non soltanto la “gemella” di Apollo ma anche e soprattutto sull’avere ucciso, secondo la mitologia, il cacciatore Orione… che dà il nome all’attuale e avversata capsula di NASA per l’esplorazione dello spazio profondo.

Un tweet ironico di Lori Garver, ex vice-amministratrice NASA sotto l’amministrazione Obama e poco favorevole ai programmi Constellation e SLS.

Nonostante queste ironie l’agenzia spaziale continua il suo lavoro e la scorsa settimana ha annunciato la scelta dell’azienda che progetterà e costruirà il primo elemento del Lunar Gateway, l’avamposto in orbita lunare che consentirà il ritorno stabile sul nostro satellite. Sarà quindi la Maxar Technologies a progettare, sviluppare, costruire e alla fine a certificare, insieme a NASA, il modulo di alimentazione, propulsione e comunicazione dell’avamposto lunare. L’azienda del Colorado realizzerà il progetto con la sua controllata Space Systems/Loral di Palo Alto in California, una delle più grosse aziende mondiali nel mercato dei costruttori di piattaforme per satelliti, quindi con un grosso bagaglio di conoscenze in fatto di sistemi di alimentazione, propulsione e comunicazione in ambito spaziale.

« Il modulo di alimentazione e propulsione è un elemento fondamentale del Gateway e un buon esempio di come la collaborazione con le compagnie degli Stati Uniti può aiutare a velocizzare il ritorno di NASA sulla Luna con la prima donna e il prossimo uomo entro il 2024. Sarà la componente chiave su cui costruiremo il nostro avamposto, la pietra angolare dell’architettura sostenibile e riutilizzabile di NASA Artemis per l’esplorazione della Luna e attorno ad essa. »

Queste le parole dell’amministratore NASA Jim Bridenstine e ben si comprendono se si pensa che il modulo dovrà funzionare come una sorta di modulo di comando e servizio mobile fungendo anche da ripetitore per tutte le comunicazioni con la superficie lunare per le successive missioni di esplorazioni, sia automatiche che con equipaggio. Per ottimizzare le masse, contrariamente a quanto succede sulla ISS, la propulsione sarà di tipo elettrico visto che necessita di molto meno carburante, ma questo comporterà il dover dedicare molta parte dei 50 kW prodotti dai pannelli fotovoltaici all’alimentazione dei motori.

La proposta di Maxar Technologies è stata giudicata migliore rispetto alle altre 4 presentate da Boeing, Sierra Nevada Coporation, Lockheed-Martin e Northrop Grumman Innovation Systems non solo dal punto di vista economico (circa 200 milioni di dollari in meno rispetto al più basso degli altri) ma anche da quello dello tecnico-manageriale e cioè con maggiori garanzie di riuscita. L’unico punto considerato critico è l’affidarsi per il lancio a un vettore che al momento non ha ancora volato, poiché dovrebbe trattarsi del New Glenn di Blue Origin.

Il contratto avrà ha un valore massimo di 375 milioni di dollari e prevede un tipo di accordo che in gergo l’amministrazione federale degli Stati Uniti definisce “indefinite-delivery/indefinite-quantity” o IDIQ. Viene utilizzato per stilare contratti senza una quantità ben definita di servizi, o per lo meno non ancora ben definita ma che si può stimare in un intervallo fra un minimo e un massimo. Solitamente questo tipo di contratto prevede una base con successivi rinnovi, in questo caso si parla di un contratto base di 12 mesi di durata, seguito da un’opzione di altri 26 mesi, una successiva di 14 mesi e infine altre due di altri 12 mesi ciascuna. Il valore massimo di 375 milioni di dollari si riferisce al caso in cui vengano esercitate da NASA tutte le opzioni disponibili.

Il progetto del mezzo spaziale sarà completato durante il periodo base, dopodiché l’esercizio delle opzioni permetterà di poterlo sviluppare, lanciare e testare in volo. Il volo dimostrativo durerà al massimo un anno e in questo periodo il modulo sarà a tutti gli effetti di piena proprietà di Maxar Technologies, che dovrà occuparsi della sua gestione. A seguito di collaudo positivo, NASA avrà la possibilità di acquisirlo per utilizzarlo come primo elemento del Gateway.

Questo primo annuncio illustra bene l’idea di NASA per questo suo nuovo viaggio verso la Luna: ci deve arrivare entro il 2024 come richiesto dal nuovo corso dell’amministrazione USA e quindi deve fare in fretta, ma vuole anche porre le basi per stabilire una presenza stabile sul nostro satellite a partire dagli anni successivi, presumibilmente a partire dal 2028. Il tutto comunque con lo sguardo rivolto a Marte, dove verranno riutilizzate tutte le tecnologie e procedure testate in questo programma.

Fonte: NASA

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Rudy Bidoggia

Appassionato di spazio e di tutto ciò che è scienza dalla tenera età, scrive dal 2012 per AstronautiNews. Lavora come tecnico informatico presso un'azienda metalmeccanica del Friuli Venezia Giulia.

Una risposta

  1. MayuriK ha detto:

    Daje, non vedo l’ora!

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