Aggiornamenti dal sistema solare: aprile 2019

Credit: NASA

Le principali notizie del mese appena passato relative ai nostri emissari robotici nel sistema solare sono, putroppo, negative. A partire dal fallimento dell’atterraggio di Beresheet, passando per l’ulteriore posticipo della partenza di Chandrayaan 2, per arrivare alle difficoltà che sta incontrando Insight nel suo tentativo di scavare nel sottosuolo marziano.

Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e quelle in fase di preparazione.

In preparazione per il lancio

La missione lunare indiana Chandrayaan 2 dovrebbe ora partire a luglio, dopo numerosi ritardi e posticipi. La missione si compone di tre elementi, un orbiter, un lander di nome Vikram e un rover recentemente battezzato Pragyan.

Sempre la Luna sarà l’obiettivo di Chang’e 5, che rappresenterà il culmine del programma di esplorazione robotica cinese del nostro satellite, con la raccolta e l’invio a terra di campioni del suolo lunare. Il volo di Chang’e 5 è attualmente previsto per dicembre, ma è contingente al successo del ritorno in volo del lanciatore pesante Lunga Marcia 5.

Esplorando la Luna

Purtroppo non ce l’ha fatta il piccolo lander israeliano Beresheet. Dopo essere entrato in orbita lunare lo scorso 4 aprile, il satellite ha avuto un problema proprio durante le fasi finali dell’atterraggio. I dirigenti del team SpaceIL hanno annunciato che ci riproveranno con una nuova missione, Beresheet 2.

Sulla superficie è cominciato il quinto giorno lunare per la missione Chang’e 4 dell’agenzia spaziale cinese. Sia il lander che il rover Yutu 2 si sono risvegliati pochi giorni fa per riprendere le operazioni scientifiche sul lato nascosto della Luna. Le comunicazioni con la Terra sono garantite dal satellite ripetitore QueQuiao, in orbita presso il punto lagrangiano L2 del sistema Terra-Luna.

L’ombra di Yutu 2 sulla superficie lunare. Credit: CLEP/CNSA.

Senza particolari aggiornamenti, continuano a esplorare la Luna il Lunar Reconnaissance Orbiter (NASA), ARTEMIS (2 sonde, sempre NASA), e il lander cinese Chang’e 3.

Nel sistema solare interno

La missione ESA/JAXA BepiColombo è in viaggio verso Mercurio. Il Mercury Transfer Module (MTM) sta trasportando le due sonde di cui si compone la missione: il Mercury Planetary Orbiter (MPO), di ESA, e il Mercury Magnetospheric Orbiter (MMO) di JAXA.

Parker Solar Probe (NASA), dopo aver effettuato il suo secondo passaggio ravvicinato del sole, si sta nuovamente allontanando nella sua lunga orbita ellittica intorno alla nostra stella. La sonda culminerà l’anno con il secondo sorvolo di Venere, che contribuirà a ridurre ulteriormente il raggio dell’orbita.

Altre missioni che continuano a studiare il sistema solare interno sono gli osservatori solari STEREO-B (NASA), WIND (NASA), ACE (NASA) e SoHO (NASA/ESA), la missione di studio del clima terrestre DSCOVR (NASA/NOAA), la sonda in orbita venusiana Akatsuki (JAXA) e l’ex-missione lunare Chang’e 2 (CNSA). In orbita eliocentrica nel sistema solare interno ci sono poi i due telescopi spaziali Spitzer (NASA) e Gaia (ESA).

A caccia di asteroidi NEO

Hayabusa 2 (JAXA) sta studiando il vicino asteroide Ryugu. La sonda ha già raccolto un primo campione superficiale dell’asteroide, mentre qualche settimana fa ha utilizzato un vero e proprio proiettile esplosivo che ha creato un piccolo cratere sulla superficie dell’asteroide. Nei giorni scorsi Hayabusa 2 è riuscita a fotografare il cratere e i tecnici della JAXA dovranno decidere se prelevare o meno un secondo campione dal cratere stesso o da un altro sito. L’eventuale secondo campionamento non avverrà prima di giugno.

Anche la sonda della NASA OSIRIS-REx sta explorando il suo asteroide, Bennu. La sonda sta ora volando in formazione con l’asteroide compiendo periodici sorvoli a 3-5 km di distanza che serviranno a fare rilievi dettagliati della superificie per la selezione del sito di campionamento.

La flotta marziana

Siamo al sol 160 sulla supericie di Marte per Insight (NASA). La sonda ha osservato per la prima volta il mese scorso un terremoto marziano. Purtroppo non ci sono ancora sviluppi per l’altro strumento principale di Insight, il penetratore termico HP3, il cui scopo è scavare per alcuni metri nel sottosuolo. Si sta ancora cercando di capire se e come sarà possibile riprendere lo scavo, dopo che lo strumento non è riuscito a penetrare per più di qualche centimetro.

Alba marziana ripresa da Insight durante il sol 145 (24/4/2019). Credit: NASA/JPL-Caltech

Ha ormai raggiunto il sol numero 2402 su Marte il rover della NASA Curiosity. MSL si è lasciato alle spalle il Vera Rubin Ridge e ha ormai superato i 20 km percorsi. Curiosity sta studiando in questi giorni il sito “Killmarie”, composto da rocce argillose, di cui ha prelevato anche un piccolo campione.

Dopo oltre un anno a studiare l’atmosfera marziana, sono stati annunciati i primi risultati scientifici per la sonda europea Trace Gas Orbiter della missione ESA/Roscosmos ExoMars 2016. L’analisi dei primi risultati ha rivelato, tra le altre cose, un’inaspettata scarsità di metano, l’impatto della recente tempesta globale, la distribuzione del vapore acqueo e delle polveri presenti in atmosfera e la mappa dell’acqua nel sottosuolo marziano.

Intorno a Marte ci sono anche Mars Orbiter Mission (ISRO), MAVEN (NASA), Mars Reconnaissance Orbiter (NASA), Mars Express (ESA) e Mars Odyssey (NASA), tuttora operative nelle loro missioni.

Nel sistema solare esterno

La sonda Juno (NASA) è in orbita intorno a Giove, principalmente per studiarne l’atmosfera e il campo magnetico. Il prossimo passaggio ravvicinato PJ20 nella sua lunga orbita ellittica intorno al gigante gassoso avverrà il 29 maggio.

Continuano ad arrivare (molto lentamente, data la distanza) dati e immagini di 2014 MU69 “Ultima Thule”, dopo che a capodanno era stato sorvolato dalla sonda della NASA New Horizons.

Infine, le sonde americane Voyager 1 e 2, dopo aver sorvolato Giove, Saturno e, nel caso di Voyager 2 anche Urano e Nettuno, sono ancora operative nel loro viaggio di allontanamento dal sistema solare. Voyager 1 si trova attualmente a circa 145 UA dalla Terra (20 ore e 5 minuti-luce). Voyager 2 è invece a circa 120 UA dalla Terra (16 ore e 40 minuti-luce).

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Matteo Carpentieri

Appassionato di astronomia e spazio, laureato in una più terrestre Ingegneria Ambientale. Lavora come lecturer (ricercatore) all'Università del Surrey, in Inghilterra. Scrive su AstronautiNews.it dal 2011.

2 Risposte

  1. lfrarz9.1uran ha detto:

    Ho 92 anni compiuti e mi dispiace di non poter vivere altri 100 anni, per vedere cosa succederà nella ricerca spaziale. Se non altro morirò bene informato su quello che si potrebbe trovare in cielo.LF

  2. Daniele Berto ha detto:

    Veramente fotonico fortissimo davvero

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