New Horizon ci regala le prime immagini di Ultima Thule

Una composizione di 14 differenti immagini di Ultima Thule riprese dalla fotocamera LORRI di New Horizon. Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

Una nuova ed evocativa sequenza di immagini realizzate dalla sonda New Horizon della NASA durante la manovra di allontanamento da Ultima Thule, l’oggetto della Fascia di Kuiper meta del flyby e ad oggi il mondo più distante mai esplorato, è stata rilasciata al pubblico dall’ente spaziale americano.

Si tratta delle riprese effettuate il primo giorno di questo 2019, quando New Horizon si stava allontanando da Ultima Thule (il cui nome ufficiale è 2014 MU69) ad una velocità di circa 50.000 km/h. Per la precisione le immagini sono state scattate 10 minuti dopo che la sonda aveva oltrepassato il punto di minima distanza dall’oggetto della Fascia di Kuiper.

Le immagini giunte da una distanza di quasi 6,6 miliardi di km di distanza dalla Terra, non solo hanno il fascino intrinseco legato alla loro unicità, ma hanno anche una importante valenza scientifica in quanto forniscono delle fondamentali informazioni legate alla forma di Ultima Thule.

Le prime riprese ravvicinate di Ultima Thule, che mostravano un oggetto apparentemente formato da due parti sferiche distinte, avevano suggerito agli osservatori il nomignolo di “snowman”, ovvero “pupazzo di neve”. Tuttavia, le analisi svolte sulle immagini raccolte durante tutta la fase del flyby hanno fatto ricredere gli scienziati in quanto è stato rilevato il reale contorno dell’oggetto che non era completamente illuminato dal Sole, ma del quale sono state dedotte le caratteristiche osservandone l’occultazione delle stelle sullo sfondo delle fotografie

Assemblando 14 di queste immagini in un breve filmato della partenza (o superamento) di Ultima Thule, gli scienziati hanno potuto confermare che le due sezioni (o lobi) dell’oggetto non sono sferiche. Il lobo dalle dimensioni maggiori, soprannominato “Ultima”, assomiglia più ad un gigantesco pancake, mentre il lobo più piccolo, “Thule”, sembra una noce ammaccata.

Inizialmente, a causa del limitato numero di immagini che abbiamo ottenuto, ci eravamo fatti una certa idea di Ultima Thule, ma con l’aumentare dei dati a nostra disposizione abbiamo completamente cambiato opinione.” Ha spiegato Alan Stern, il Principal Investigator della missione presso il Soutwest Research Institute. “Sarebbe più corretto affermare che la forma di Ultima Thule è più piatta, come un pancake. Inoltre, cosa più importante, le nuove immagini stanno combinando un puzzle scientifico su come un tale oggetto possa essersi mai formato. Non abbiamo mai visto nulla di simile in orbita attorno al Sole.”

Le immagini della partenza da Ultima Thule sono state prese da una differente angolazione rispetto alle fotografie dell’approccio e rivelano delle informazioni complementari sulla forma del corpo celeste. Lo scatto centrale della sequenza è stato ottenuto l’1 gennaio alle 05:42:42 UT, quando New Horizons si trovava a 8.862 km al di là di Ultima Thule e a 6,6 miliardi di km dalla Terra.

I modelli morfologici di Ultima Thule sono stati aggiornati in continuazione con l’arrivo di immagini sempre più accurate.
Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

La sorta di mezzaluna illuminata dell’oggetto è sfocata nei singoli fotogrammi perché nel corso di questa scansione rapida è stato utilizzato un tempo di esposizione relativamente lungo per aumentare il livello del segnale della fotocamera, ma il team scientifico ha combinato e elaborato le immagini per rimuovere la sfocatura e rendere più nitida la sottile mezzaluna.

Come già detto, nei singoli scatti sono state riprese anche diverse stelle nello sfondo, l’osservazione delle stelle occultate dall’oggetto in movimento ha permesso agli scienziati di definire la forma di entrambi i lobi che quindi potrebbe essere comparata ad un modello elaborato dalle immagini pre-flyby e alle immagini riprese dai telescopi terrestri. “Il modello morfologico che abbiamo ottenuto da tutte le immagini esistenti di Ultima Thule è davvero consistente con quello che abbiamo imparato dalle nuove immagini dell’oggetto in fase crescente,” ha dichiarato Simon Porter, uno dei co-investigator del Southwest Research Institute che è al lavoro sulla definizione del modello morfologico.

“Se da un lato la natura stessa di un rapido flyby, in qualche modo limita la precisione con cui si può determinare la forma di Ultima Thule, i nuovi risultati mostrano chiaramente che Ultima e Thule sono molto più piatti di quanto ritenuto in precedenza,” ha aggiunto Hal Weaver, Project Scientist fi New Horizons del Johns Hopkins Applied Physics Laboratory. “Senza dubbio questo motiverà le nuove teorie sulla formazione planetesimale agli albori della storia del Sistema Solare.”

Nei giorni seguenti il rilascio delle primissime immagini dell’oggetto della fascia di Kuiper, il team della missione ha annunciato di aver raccolto un ulteriore importante successo poco prima del raggiungimento del punto più vicino del flyby, riuscendo a puntare le fotocamere di New Horizon in modo tale da ottenere le immagini il più nitide possibile di Ultima Thule.

Queste nuove immagini, ottenute dal Long-Range Reconaissance Imagine (LORRI) a circa 6 minuti e mezzo dal periastro alle 18:33 italiane del 1 gennaio 2019 offrono una risoluzione di 33 metri per pixel. La combinazione della loro elevata risoluzione spaziale e del favorevole angolo di ripresa offre al team scientifico una opportunità di osservazione della superficie senza precedenti per cercare di capire l’origine e l’evoluzione di Ultima Thule, il quale è ritenuto essere il più primitivo oggetto mai incontrato da una sonda spaziale.

L’immagine a più alta definizione ottenuta dalla fotocamera LORRI di New Horizon ottenuta alle 18:33 italiane del 1 gennaio 2019. Credits:
NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute 

La maggiore risoluzione delle nuove immagini ha svelato le caratteristiche superficiali che non erano state evidenziate nelle elaborazioni precedenti, come le numerose ed enigmatiche zone brillanti di terreno di forma approssimativamente circolare, oppure le piccole fosse scure nei pressi del terminatore (il confine fra la zona illuminata e quella in ombra dell’oggetto). “Se queste caratteristiche sono crateri da impatto, fosse di sublimazione, punti in cui il suolo è collassato, o qualcosa di totalmente differente, è oggetto di dibattito fra gli scienziati del team,” ha dichiarato John Spencer, vice project scientist del SwRI.

Il filmato realizzato con 14 scatti di LORRI ad una distanza di 6.640 km da Ultima Thule. Credit:
NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

Queste nuove immagini riprese ad una distanza di 3.500 km, hanno inoltre la miglior risoluzione spaziale di tutte quelle riprese dalla sonda. Sebbene Ultima Thule sia più piccolo di Plutone, il suo flyby è stato eseguito con una precisione di navigazione mai raggiunta in precedenza da un veicolo spaziale, e questo grazie alle campagne osservative delle occultazioni messe in atto nel 2017 e 2018 in Argentina, Senegal, Sud Africa e Colombia, e grazie inoltre ai dati sul posizionamento delle stelle occultate forniti dalla sonda europea Gaia.

La sonda New Horizon gode di ottima salute ed attualmente si trova a circa 6,64 miliardi di km di distanza dalla Terra, ed i suoi segnali radio viaggiando alla velocità della luce impiegano 6 ore e nove minuti per raggiungere le enormi antenne del Deep Space Network della NASA.

Qui è possibile accedere al sito di LORRI.

Fonte: NASA

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Luca Frigerio

Impiegato nel campo delle materie plastiche e da sempre appassionato di spazio. E' iscritto a forumastronautico.it dal Novembre 2005 e da diversi anni sfoga parte della sua passione scrivendo per astronautinews.it. E' consigliere dell'Associazione Italiana per l'Astronautica e lo Spazio (ISAA)

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