Primi risultati dai dati del modulo BEAM

Spedizione 47 nel modulo BEAM (C) NASA

Dopo appena cinque mesi dall’installazione del modulo BEAM sulla ISS e la sua successiva pressurizzazione, possiamo avere i primi riscontri riguardo le performance e l’utilizzabilità dei moduli espandibili nello spazio. Trasportato sulla Stazione Spaziale Internazionale con il lancio del Dragon CRS-8 lo scorso 8 Aprile 2016,  il modulo BEAM possiede dei sensori al suo interno che hanno consentito di raccogliere dati utili per comprendere principalmente le sue prestazioni strutturali e termiche. L’obiettivo finale di questo progetto è infatti quello di testare i moduli abitativi estensibili per poterne prevedere il comportamento nello spazio profondo.

Nonostante alcuni ritardi durante la fase di pressurizzazione, sia NASA che Bigelow Aerospace si sono dette molto soddisfatte riguardo i riscontri positivi ottenuti dall’analisi dei dati ottenuti finora. Sono diversi i sensori montati sul modulo BEAM, volti a raccogliere dati specifici. Ad esempio, gli accelerometri vengono utilizzati per rilevare le variazioni dinamiche della struttura del modulo. I sensori termici wireless verificano l’isolamento termico per garantire il corretto isolamento del modulo dato dai diversi strati di tessuto della parte più esterna del modulo, unitamente alle paratie metalliche. Dosimetri attivi e passivi misurano la quantità di radiazioni all’interno del modulo, mentre i sensori Distributed Impact Detection System (DIDS) rilevano tutti i possibili impatti di detriti spaziali nella parte esterna del BEAM.

Jeff Williams nel modulo BEAM (C) NASA

Jeff Williams nel modulo BEAM (C) NASA

Ma, come tutto quello che è ancora in fase di sperimentazione, anche il modulo BEAM ha riservato delle sorprese agli ingegneri di NASA. In particolare, il team che si occupa del monitoraggio termico del modulo si aspettava che esso avesse una temperatura interna molto più bassa rispetto a quella rilevata da Jeff Williams subito dopo il suo primo ingresso nel BEAM. Si tratta in realtà di una buona notizia poiché, come ha affermato da Steve Munday,  manager del progetto presso il Johnson Space Center di Houston, “una temperatura del modulo BEAM più fredda del previsto avrebbe aumentato il rischio di condensa al suo interno”.

Dati termici ottenuti dai sensori del modulo BEAM (C) NASA

Dati termici ottenuti dai sensori del modulo BEAM (C) NASA

Gli astronauti sulla ISS sono entrati nel modulo altre due volte lo scorso Settembre, per portare a termine alcune modifiche al suo interno: aggiungere altra strumentazione; effettuare il reboot di un portatile utilizzato per ricevere i dati dai sensori; raccogliere dati che saranno utili per comprendere meglio il comportamento strutturale del modulo in condizioni di microgravità. Inoltre, l’astronauta Kate Rubins è entrata nel modulo BEAM lo scorso 5 Settembre per rimpiazzare le batterie dei DEDS, mentre i team a terra hanno modificato la modalità di funzionamento di tali sensori per evitare il verificarsi di un simile problema in futuro. Il giorno 29 Settembre l’astronauta americana ha poi effettuato dei test per comprendere la risposta in termini strutturali del modulo BEAM, qualora si verificasse un forte impatto che causerebbe vibrazioni eccessive della struttura, in modo da testare la sua capacità di smorzamento delle vibrazioni.

Sia NASA che Bigelow Aerospace affermano che le prestazioni del BEAM sono esattamente quelle che si sperava di ottenere prima dell’istallazione: il livello di radiazioni rilevate nel modulo è circa lo stesso di quello rilevato negli altri moduli della ISS, così come non sono stati rilevati impatti da parte dei sensori DIDS.

Fonti: NASA

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Valeria Parnenzini

Appassionata di spazio e tecnologia, collabora con AstronautiNEWS da Agosto 2015.

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