Virgin Galactic riprenderà i voli entro la fine del 2026

Nuovo veicolo di classe Delta di Virgin Galactic Credit: Virgin Galactic via YouTube

Entro la fine del 2026, Virgin Galactic punta a riprendere i voli di turismo spaziale suborbitale, dopo una pausa operativa avviata nel giugno 2024. Non si tratta di un semplice ritorno alla normalità: la sospensione è stata una scelta strategica deliberata. L’azienda ha ritirato lo spazioplano VSS Unity – sette missioni commerciali all’attivo – per concentrare risorse e capacità industriale su una nuova generazione di veicoli, la Delta Class.

Dopo oltre un decennio di sviluppo e una fase operativa necessariamente limitata, Virgin Galactic affronta ora il passaggio più difficile: smettere di dimostrare che il turismo spaziale suborbitale è possibile e cominciare a dimostrare che può essere ripetibile, scalabile ed economicamente sostenibile.

Il programma SpaceShipTwo, culminato con VSS Unity, ha assolto al suo compito: dimostrare che il volo suborbitale commerciale con passeggeri civili è tecnicamente realizzabile. In dodici missioni complessive, il sistema ha portato 32 persone nello spazio suborbitale, di cui sette missioni commerciali tra il 2023 e il 2024.

L’architettura era quella del lancio aereo: Unity veniva trasportato sotto l’aereo madre VMS Eve, rilasciato a circa 15 km di altitudine e spinto da un motore ibrido a razzo (HTPB + N2O) fino a quote comprese tra 80 e 90 km. Un profilo di missione efficiente sul piano energetico, con una buona affidabilità di base.

Il problema non era tecnico: era strutturale. SpaceShipTwo era stato concepito come dimostratore avanzato, non come piattaforma industriale. E quella distinzione si è tradotta in una serie di limiti operativi difficilmente superabili: cabina ridotta con due piloti e soli quattro passeggeri per volo, cicli di manutenzione lunghi e complessi tra un volo e l’altro, frequenza operativa bassa con un massimo teorico di un volo al mese, sistema propulsivo progettato per durate operative relativamente brevi e poco modulare.

Il risultato era una spirale di costi elevati e ricavi limitati. Unity era flight-rate limited: capace di volare, ma non con la frequenza necessaria a un servizio di linea. Anche dopo il successo commerciale delle prime missioni, la scala restava irraggiungibile.

La Delta Class nasce esplicitamente per spezzare questi vincoli. Il concetto di missione rimane invariato – volo suborbitale con lancio aereo – ma la progettazione segue una filosofia più vicina all’aviazione commerciale che al mondo dei prototipi sperimentali. Le differenze tecniche più rilevanti rispetto a Unity riguardano la cabina, ampliata per ospitare due piloti e sei passeggeri con un layout ottimizzato per un ritorno al volo più rapido, La struttura è stata rinforzata con materiali d’avanguardia per sostenere un elevato numero di cicli di volo. Anche il motore ibrido è stato completamente riprogettato per maggiore affidabilità e tempi di sostituzione ridotti secondo una logica da line-replaceable unit, grazie all’impiego di componenti standardizzate, facilmente intercambiabili sul posto. Ciò va a beneficio della manutenibilità generale, con accessi semplificati, ispezioni meno invasive e procedure più rapide.

L’obiettivo dichiarato è un singolo veicolo Delta capace di sostenere fino a due voli a settimana, contro il massimo teorico mensile di Unity. Oltre 100 voli annui per spazioplano: un ordine di grandezza superiore alla generazione precedente.

Il salto di capacità ha implicazioni economiche dirette. Con Unity, ogni missione portava con sé costi fissi elevati distribuiti su pochi posti, in un contesto di frequenza operativa strutturalmente bassa. La Delta Class inverte questa logica: più passeggeri per volo, più voli per anno, costi per missione significativamente ridotti. C’è anche la questione del backlog: Virgin Galactic ha circa 700 clienti in lista d’attesa, e con Unity smaltirli avrebbe richiesto anni. Con la Delta Class e una flotta in espansione, la prospettiva cambia.

Ad aprile 2026, la compagnia ha riaperto la vendita dei biglietti fissando il prezzo a 750.000 dollari per posto, in aumento rispetto ai circa 600.000 dollari praticati tra il 2023 e il 2024. Nonostante il rincaro, la domanda rimane sostenuta, anche grazie ai depositi già versati dai clienti in lista d’attesa negli anni precedenti.

Secondo quanto comunicato dalla dirigenza nelle ultime trimestrali, l’assemblaggio del primo SpaceShip Delta è in fase avanzata. I test a terra sono previsti per la primavera 2026; il trasferimento allo Spaceport America in New Mexico e l’avvio dei test di volo sono attesi entro l’estate. Un secondo veicolo dovrebbe entrare in servizio tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Prima della piena ripresa del servizio commerciale, Virgin Galactic ha annunciato una fase di missioni scientifiche. In un comunicato del giugno 2024, la compagnia ha reso noto un equipaggio di tre astronauti ricercatori — tra cui Kellie Gerardi, già passeggera in una missione precedente — in collaborazione con l’International Institute for Astronautical Sciences. È inoltre prevista una missione suborbitale con studenti della Purdue University all’inizio del 2027, a conferma dell’interesse dell’azienda per il segmento della microgravità applicata alla ricerca e alla formazione.

Un aspetto che rischia di passare in secondo piano, ma che resta centrale, è il ruolo di VMS Eve. L’aereo madre non è un semplice vettore logistico, è un moltiplicatore di efficienza energetica e operativa. Consentendo il rilascio del veicolo in quota, riduce la quantità di propellente necessaria nella fase iniziale della missione, con benefici diretti sulla semplicità del sistema propulsivo e sulla gestione del ciclo di volo. Il problema è che anche Eve è stata progettata come piattaforma dimostrativa. A fronte di un Delta capace di volare due volte a settimana, la capacità operativa dell’aereo madre diventa il nuovo collo di bottiglia. La transizione alla fase industriale richiede quindi non solo nuovi spazioplani, ma anche una nuova generazione di aerei madre, dimensionata per un’operatività quasi aeronautica.

SpaceShipTwo ha dimostrato che il volo suborbitale commerciale è tecnicamente possibile. La Delta Class è progettata per dimostrare che può essere gestito come un servizio. La ripresa dei voli di Virgin Galactic nel 2026 non segna un ritorno al passato, ma l’inizio di una fase più matura e industriale del turismo spaziale suborbitale, in cui l’architettura del veicolo e l’organizzazione operativa diventano finalmente coerenti con un servizio di linea.

Fonte: El Paso Times

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Marco Carrara

Da sempre appassionato di spazio, da piccolo sognavo ad occhi aperti guardando alla televisione le gesta degli astronauti impegnati nelle missioni Apollo, crescendo mi sono dovuto accontentare di una più normale professione come sistemista informatico in una banca radicata nel nord Italia. Scrivo su AstronautiNews dal 2010; è il mio modo per continuare a coltivare la mia passione per lo spazio.

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