Primo volo con botto per il razzo Alpha di Firefly

Esplosione in volo del razzo Alpha. Credit: Firefly Aerospace.

Il razzo Alpha di Firefly Aerospace è decollato lo scorso 2 settembre dallo Space Launch Complex 2 di Vandenberg alle 21:59, ora della California, le 03:59 del 3 settembre in Italia. Un precedente tentativo di lancio effettuato alle 21:00 era stato interrotto, per motivi tecnici non specificati, negli ultimi secondi del conto alla rovescia. Gli specialisti a Terra sono stati in grado di risolvere l’anomalia e al secondo tentativo il razzo è partito.

Il decollo è avvenuto regolarmente, ma dopo circa due minuti e mezzo di volo il razzo è sembrato arrestare l’ascesa per esplodere poco dopo. Firefly ha scritto su Twitter che «Alpha ha subito un’anomalia che ha provocato la perdita del veicolo».

In realtà i primi problemi sono sorti 15 secondi dopo il decollo. Il motore numero 2, uno dei quattro installati sul vettore, si è spento. Con soli tre motori accesi, il razzo ha proseguito la sua ascesa conservando il controllo dell’assetto per circa 145 secondi. Alpha ha compensato l’assenza di un motore fino a che il volo si è mantenuto a velocità subsoniche, ma nella transizione verso quelle transoniche e supersoniche la spinta dei tre propulsori si è rivelata insufficiente e il razzo è finito fuori controllo per poi esplodere.

Una dettagliata descrizione del volo, distribuita da Firefly prima del lancio, indicava che il veicolo avrebbe dovuto raggiungere la velocità di Mach 1 dopo 67 secondi dal decollo, seguita dal momento di massima pressione dinamica (Max q) 9 secondi dopo. In realtà, i flight controller hanno riferito che il veicolo ha raggiunto la velocità supersonica 2 minuti e 20 secondi dopo il decollo, circa 10 secondi prima che il veicolo venisse fatto esplodere. La distruzione del razzo non è stata infatti causata dallo spegnimento di un propulsore, ma indotta dai tecnici che hanno innescato il Flight Termination System (FTS).

«Anche se è troppo presto per trarre conclusioni sulla causa del fallimento del lancio, collaboreremo con la FAA e la Vandenberg Space Force Base per un’attenta analisi dei dati di volo», ha dichiarato la società. «Anche se non abbiamo raggiunto tutti i nostri obiettivi di missione, ne abbiamo raggiunti alcuni: accensione del primo stadio, sollevamento dal pad, raggiungimento della velocità supersonica, oltre all’ottenimento di una notevole quantità di dati telemetrici sullo stato del volo».

In una successiva dichiarazione è stata confermata l’interruzione volontaria del lancio. La compagnia ha affermato che non ci sono stati feriti, anche se dei testimoni oculari hanno riferito di aver osservato la caduta di alcuni detriti del razzo sulla città di Orcutt, località situata a nord della base di lancio di Vandenberg.

I dirigenti di Firefly Aerospace avevano sottolineato prima del lancio che la missione sarebbe stata considerata principalmente un volo di test. «Il nostro grande obiettivo è portare Alpha nello spazio. Se riusciremo a raggiungere l’orbita, tanto meglio», ha affermato Lauren Lyons, direttore operativo di Firefly, nel corso di una visita effettuata il 1 settembre al centro di controllo della compagnia. «I nostri obiettivi sono raccogliere quanti più dati possibile e portare Alpha il più lontano possibile».

L’Alpha trasportava un variegato carico utile di circa 92 kg costituito da diversi satelliti CubeSat, un prototipo di propulsore al plasma, una vela di deorbita oltre ad alcuni oggetti “non tecnici” come fotografie e cimeli.

La missione era stata progettata per volare verso ovest, piuttosto che in direzione sud, come è tipico per i lanci in orbita polare che decollano da Vandenberg. Sebbene questo profilo di volo non fosse il migliore per quanto riguarda la capacità di sollevamento di un carico utile, questa traiettoria sarebbe stata quella più sicura per il lancio di un nuovo razzo al suo primo decollo in assoluto.

Attualmente Firefly è al lavoro per indagare le cause che hanno portato allo spegnimento imprevisto e prematuro del motore 2, con la promessa di comunicare pubblicamente i risultati di questa indagine. Lo scopo, ovviamente, è quello di condurre presto nuovi test, con la speranza di un esito migliore.

Fonte: Spacenews.com

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Marco Carrara

Da sempre appassionato di spazio, da piccolo sognavo ad occhi aperti guardando alla televisione le gesta degli astronauti impegnati nelle missioni Apollo, crescendo mi sono dovuto accontentare di una più normale professione come sistemista informatico in una banca radicata nel nord Italia. Scrivo su AstronautiNews dal 2010; è il mio modo per continuare a coltivare la mia passione per lo spazio.