Diretta verso la ISS la missione CRS-23

Un'immagine ravvicinata della Dragon al pad di lancio. Credits: SpaceX

Oggi 29 agosto, alle 09:14 italiane (le 07:14 UTC), SpaceX ha lanciato con successo la missione Dragon SpX-23 a bordo di un Falcon 9. Il vettore è decollato dal Launch Complex 39A del Kennedy Space Center, in Florida, negli Stati Uniti. Si è trattato del volo numero 132 partito da questa rampa, il sessantottesimo per un Falcon 9 Block 5 e il quarto per B1061, che ha servito le missioni Crew-1, Crew-2 e SXM-8.

Di seguito è disponibile il replay della diretta con il commento degli ingegneri di SpaceX e di seguito quella del controllo missione.

Profilo di missione

Il lancio, originariamente previsto per il 28 agosto alle 09:37, è stato rimandato a causa del meteo sfavorevole e ripianificato per il giorno successivo. Il primo stadio, dopo aver spinto il secondo stadio e la capsula per circa due minuti e mezzo, si è separato e ha effettuato il suo quarto atterraggio complessivo, il primo sulla nuova chiatta A Shortfall Of Gravitas (ASOG), entrata in servizio dopo il ricollocamento sulla costa occidentale di Of Course I Still Love You (OCISLY), che verrà utilizzata per il recupero dei booster impegnati nel lancio della prossima generazione di satelliti Starlink da Vandenberg.

L’attracco automatico è previsto per le 17:00 del 30 agosto e avverrà sul portellone frontale del modulo Harmony (prima Cargo Dragon V2 ad attraccarvi). Gli astronauti NASA Megan McArthur e Shane Kimbrough monitoreranno le operazioni, intervenendo in caso di problemi. La Dragon rimarrà ancorata al laboratorio orbitante per circa un mese e al ritorno ammarerà nelle acque della Florida, riportando a terra carichi ed esperimenti scientifici per una rapida analisi.

Carico scientifico e hardware

La capsula, seriale C208, già utilizzata per la missione CRS-21, porterà 2.207 kg di materiale alla ISS, di cui 480 kg di provviste per l’equipaggio, 1.046 kg di materiale per ricerche scientifiche, 69 kg di equipaggiamento per le attività extraveicolari, 338 kg di hardware per i veicoli e 24 kg di hardware russo.

Rappresentazione grafica del carico a bordo di Dragon. Credits: NASA

Esperimenti scientifici

  • READI FP (REducing Arthritis Dependent Inflammation First Phase), di progettazione e sviluppo italiano, ha l’obiettivo di valutare gli effetti della microgravità e delle radiazioni tipiche dello spazio sulla crescita di tessuto osseo e verificare se alcuni metaboliti bioattivi possano proteggere le ossa durante le missioni spaziali. I metaboliti utilizzati provengono da degli estratti degli scarti nella produzione del vino. Una delle ricadute sulla vita quotidiana potrebbe essere un miglioramento nella prevenzione e nel trattamento nella perdita di massa ossea specialmente nelle donne nel periodo dopo la menopausa.
  • Retinal Diagnostics verificherà le capacità di un piccolo strumento per catturare immagini della retina degli astronauti e monitorare i problemi alla vista causati dalla SANS, la Space-Associated Neuro-Ocular Syndrome. Lo strumento utilizza una lente disponibile commercialmente, approvata per i controlli di routine e non invasiva. Le immagini e i video acquisiti possono essere inviati a Terra e messi a disposizione di algoritmi per identificare i tratti caratteristici della SANS. L’esperimento è sponsorizzato da ESA con l’istituto per la medicina spaziale del centro aerospaziale tedesco e dal Centro Astronauti Europeo.
  • Il braccio robotico GITAI dimostrerà la versatilità e la destrezza di un robot, che supporterà le attività quotidiane dell’equipaggio e rimanendo a disposizione per i compiti più pericolosi. L’esperimento avverrà all’interno dell’airlock Bishop.
  • L’esperimento MISSE-15 è uno dei tanti che si svolge all’interno della struttura MISSE di Alpha Space, che ha lo scopo di osservare l’effetto dell’ambiente spaziale sulle performance e sulla resistenza di alcuni specifici materiali e componenti e quindi portare a un miglioramento nella produzione delle prossime tute spaziali.
  • Con APEX-08 (Advanced Planet EXperiment) si cercheranno variazioni nella crescita e alterazioni nei profili di espressione genica in alcuni esemplari di Arabidopsis thaliana in cui è stata alterata una via metabolica delle poliammine, implicate nelle risposte allo stress. L’esperimento sarà installato all’interno di Veggie, le cui luci a LED favoriranno la crescita e lo sviluppo della pianta. Dopo circa nove giorni verranno raccolte e conservate in attesa del ritorno a Terra, dove verranno confrontati i genotipi con un campione che ha operato in condizioni simili.
  • All’interno del Faraday Research Facility ci sarà Faraday-NICE, che testerà un sistema di rilascio di farmaci impiantabile e controllabile da remoto, utilizzando dei contenitori sigillati contenenti una soluzione salina per simulare un organismo ricevente. Un dispositivo di questo tipo potrebbe permettere di rimpiazzare gli attuali macchinari, spesso ingombranti, migliorando la qualità della vita dei pazienti interessati.
  • Un'immagine dell'involucro protettivo di READI FP prima di effettuare un test di immersione.
  • Faraday NICE. Credits: Houston Methodist Research Institute

Hardware inviato

Tra i 338 kg di hardware che verranno inviati figurano:

  • Il kit di ricollocazione nel rack del sistema di generazione dell’ossigeno (Oxygen Generator System, OGS), che sarà fondamentale alla creazione dell’Integrated Air String dell’ECLSS nella sezione americana, ovvero una delle sezioni di cui la dimostrazione dell’ECLSS è composta;
  • Componenti per aumentare la potenza all’interno del sistema di raccolta dell’acqua nel rack numero 2, oltre che alcuni cablaggi preparatori all’arrivo del Purge Pump and Separator Assembly (PPSA);
  • Un nuovo filtro per il Brine Processor Assembly (BPA), che ha lo scopo di recuperare acqua dall’umidità in eccesso nell’aria della stazione;
  • Un sensore per l’idrogeno, per monitorarne un eventuale eccesso nel processo di generazione di ossigeno e indice quindi di qualche malfunzionamento nell’OGS;
  • Il CO2 Sample Container Relative Humidity, un contenitore dell’epoca Shuttle che è stato modificato per supportare alcuni dimostratori tecnologici;
  • Habitat e trasportini per il progetto Rodent Research, che verrà utilizzato in specifiche missioni di ricerca nei prossimi mesi.

CubeSat

A bordo ci saranno anche tre cubesat, lanciati nell’ambito dell’Educational Launch of Nanosatellites (ELaNa), e costruiti da altrettante università americane: l’Università Interamericana di Porto Rico, l’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign e l’Università del Massachusetts a Lowell.

Il Puerto Rico CubeSat NanoRocks-2 (PR-CuNaR2) è stato il primo cubesat del territorio non incorporato a essere selezionato per il lancio da NASA e contiene delle minuscole particelle che saranno meccanicamente scosse per indurre collisioni tra loro. Lo studio mira a capire come massa, densità, composizione e velocità di collisione delle particelle contribuiscano alla formazione dei dischi protoplanetari (dischi di gas e polvere in rotazione nelle prime fasi di vita di un sistema solare) e nei sistemi di anelli.

Il Science Program Around Communication Engineering with High Achieving Undergraduate Cadres (SPACE HAUC) ha l’obiettivo di dimostrare un sistema di comunicazione sviluppato da studenti per trasferire rapidamente grandi quantità di dati. La velocità raggiunta, circa 50 Mb/s, è di 10 volte maggiore rispetto a quella dei CubeSat tradizionali ed è possibile grazie all’utilizzo di un’antenna phased array in banda X.

Per concludere, il Cool Annealing Payload Satellite (CAPSat) è stato sviluppato in vari dipartimenti dell’Università dell’Illinois ad Urbana-Champaign in cooperazione con l’Università di Waterloo, in Ontario, Canada. CAPSat testerà una tecnologia che permetterà di utilizzare collegamenti quantistici nello spazio, fondamentali per la rete quantistica che verrà sviluppata nei prossimi anni. La dimostrazione sfrutterà una laser per riparare un detector di fotoni che rilevano i segnali quantistici: i detector, a causa della radiazione, diventano imprecisi e “rumorosi”, per cui l’eccitazione degli atomi e il loro successivo riposizionamento a causa dell’interazione con il laser ripara il detector, riportandolo alle condizioni originarie.

Fonti: NASA, NASA – APEX-08, CCP Blog, KSC News.

Le immagini sono tratte dall’album dedicato di NASA.

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Matteo Deguidi

Studente di astronomia presso l'Università di Padova, mi intriga e appassiona tutto quello che riguarda le missioni scientifiche e soprattutto le prossime generazioni di telescopi. Considero ISAA come una seconda famiglia, la quale mi ha dato possibilità di accedere ad un mondo di notizie che da tanto ricercavo.