Astra Rocket 3.3 fallisce con uno spettacolare lancio “orizzontale”

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Rocket 3.3 al momento della "sbandata". Credits: Astra Space

Attorno alle 00:35 italiane dello scorso 29 agosto l’azienda aerospaziale californiana Astra Space ha tentato un nuovo lancio orbitale del suo Astra Rocket con la missione STP-27AD1, in partenza dalla rampa LP-3B del Kodiak Launch Complex, in Alaska. Il volo si è concluso con un fallimento, ma a sua parziale consolazione Astra Space può certamente affermare che sia stato allo stesso tempo utile e spettacolare.

Per chi non lo avesse seguito in diretta, ecco il video della diretta streaming curata da NASASpaceflight.com (il decollo è a 01:33:00).

Cos’è andato storto

Il razzo lanciato domenica notte, numero seriale LV0006, era stato spedito in Alaska dopo aver superato uno static fire presso gli stabilimenti Astra Space di Alameda, in California, per una partenza ufficiale fissata per il 27 agosto. La scadenza era stata in effetti rispettata con un tentativo avvenuto attorno alle 23:45 italiane di quel giorno, ma il decollo è stato abortito immediatamente dopo l’accensione dei propulsori per problemi tecnici che non sono stati comunicati. Dopo aver analizzato la situazione gli ingegneri di Astra Space hanno deciso di procedere con un nuovo countdown la notte del 29 agosto, purtroppo con esiti infausti.

Qualcosa è andato storto pochi istanti dopo l’accensione dei cinque motori Delphin, alimentati ad ossigeno liquido e RP-1. Dall’analisi delle immagini della diretta, e dal video diffuso dal CEO di Astra Space Chris Kemp, sembra che la causa sia stata un’esplosione alla base del vettore, non catastrofica ma sufficiente a mettere fuori gioco uno dei motori Delphin.

Con un rapporto spinta/peso di 1,25 (0,25 per ciascun propulsore), e avendo perso un quinto della sua potenza, il razzo si è sollevato dalla rampa avendo giusto la spinta necessaria per un volo stazionario, sbandando di lato e muovendosi in direzione opposta rispetto alla torre di servizio.

In un paio di secondi l’eccellente sistema di guida del vettore è riuscito a riequilibrare il sistema, al punto che gli ingegneri di Astra Space hanno deciso di lasciar proseguire lo strano volo del vettore. La scelta è stata opportuna per almeno due motivi: il primo è che ogni lancio, specie quelli delle fasi di sviluppo di un lanciatore, porta con sé un tesoro di dati telemetrici raccolti in condizioni reali che saranno essenziali a ricostruire le cause dell’incidente; il secondo è che in tal modo il razzo si è allontanato dalla rampa, rendendo via via meno gravi il costo materiale e ambientale di un’eventuale esplosione.

Astra Rocket 3.3, già raddrizzato dal sistema di guida, prosegue il suo strano volo orizzontale. Credits: Astra Rocket

Dopo una quindicina di interminabili secondi, con la silhouette del razzo nascosta alla vista da un’imponente nube di fumo e detriti, la progressiva combustione dei propellenti ha alleggerito la massa del vettore a sufficienza da permettergli di iniziare una lenta ascesa verso il cielo, anche se con un’accelerazione evidentemente inferiore a quella necessaria a raggiungere l’orbita prima di esaurire le riserve.

Il volo è stato poi abortito dal controllo missione spegnendo i motori, attorno a T+ 2 minuti e 30 secondi e 50 km di quota, poco dopo il superamento del punto di Max q e dopo aver deviato dalla traiettoria approvata nella licenza di lancio. In questo modo, anche se il razzo avrebbe potuto continuare ulteriormente la sua corsa, Astra Space si è assicurata che i detriti ricadessero all’interno della prima delle due zone di esclusione tracciate di fronte all’isola di Kodiak e ha prevenuto complicazioni con la FAA, l’Amministrazione Federale dell’Aviazione.

Se da un lato Astra Space ha confermato lo spegnimento quasi istantaneo di uno dei motori Dolphin, non è stato ancora chiarito se a causarlo sia stato un cedimento del propulsore oppure la conseguenza di un problema di interfaccia con la rampa nella zona dove le tubazioni per il carico dei propellenti si agganciano al corpo del razzo, anch’essa posizionata alla base del razzo e protetta da uno sportellino a molla che si chiude automaticamente al momento del liftoff.

Le immagini hanno anche mostrato la rottura di un pezzo della carenatura che corre sul fianco del razzo, al cui interno passano i cavi di servizio, prova ulteriore di un evento esplosivo che ha danneggiato la parte inferiore del vettore.

La carenatura distaccatasi al decollo ben visibile. Credits: NASASpaceflight.com

Le conseguenze per Astra Space

Fino a oggi nessuna delle missioni condotte da Astra Space ha avuto successo, ma ogni nuovo volo aveva mostrato un chiaro miglioramento dei suoi sistemi di lancio. In questo senso il fallimento della missione STP-27AD1 è un deciso passo indietro, considerato che con il suo volo nel dicembre 2020 era arrivata davvero a un soffio dalla messa in orbita del suo carico inerte. In quel volo il motore del secondo stadio si era spento solo circa 15 secondi prima del previsto dopo aver completamente esaurito il carburante disponibile. Per questo motivo il vettore Rocket in versione 3.3 presentava dei serbatoi di volume leggermente superiore, oltre alle tante migliorie apportate grazie all’esperienza dei voli precedenti. La missione, per lo meno, non portava con sé un carico utile, quindi nessun satellite è andato perduto.

Il razzo Rocket 3.3 in rampa poche ore prima del decollo. Credits: Astra

Il quarto esemplare della serie 3, con numero seriale LV0007, è già nelle fasi finali di completamento ed è stato mostrato alle spalle del co-fondatore e CEO di Astra Space, Chris Kemp, durante un messaggio di commento preregistrato e trasmesso subito dopo l’aborto della missione. Questo nuovo vettore avrà gli stessi serbatoi allungati della versione 3.3, ma dovrebbe montare una versione migliorata dei propulsori Dolphin del primo stadio.

Le prossime settimane saranno cruciali per Astra Space, che si trova sotto la pressione di non perdere la fiducia degli investitori, essendo quotata in borsa, ma anche dei suoi potenziali clienti, in un mercato dei lanciatori medio-piccoli che vede altre realtà importanti quali, tra gli altri, Rocket Lab con il suo Electron. Astra Space ha contratti già sottoscritti con la US Space Force e con la NASA, con lanci attualmente programmati per la prima metà del 2022. Non è possibile al momento stimare eventuali ritardi derivanti dal fallimento di domenica.

Chiudiamo l’articolo con l’invito a guardare l’eccellente analisi che il noto divulgatore Scott Manley ha svolto in questo suo video a commento dell’accaduto.

Fonti: Astra Space

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Marco Zambianchi

Ground Systems Engineer presso ESA/ESOC, ha fatto parte dei Flight Control Team di INTEGRAL, XMM/Newton e Gaia. È fondatore di ForumAstronautico.it e co-fondatore di AstronautiCAST. Conferenziere di astronautica al Planetario di Lecco fino al 2012, scrive ora su AstronautiNEWS ed è Presidente dell'associazione ISAA.