Nuovi record per Ingenuity

Le tracce di Perseverance riprese da Ingenuity. Credits: NASA/JPL

Il nono volo del piccolo elicottero marziano ha visto superare ogni precedente primato, sorvolando inoltre, con qualche difficoltà, un’area sconnessa non affrontabile dal rover Perseverance.

Lo scorso lunedi 5 luglio Ingenuity ha compiuto davvero un’impresa, volando per 166,4 secondi alla consueta quota di 10 metri, percorrendo 625 metri e raggiungendo una velocità massima rispetto al suolo di 5 metri al secondo (18 km/h).
A differenza dei precedenti voli però, questa volta i controllori del NASA Jet Propulsion Laboratory (JPL) hanno programmato l’elicottero per sorvolare un’area non pianeggiante, mettendo duramente alla prova il sistema di navigazione.

Decollando dall’Airfield E raggiunto lo scorso 22 giugno (sol 120) e dirigendosi verso sud-ovest, Ingenuity ha subito incrociato il percorso compiuto da Perseverance per aggirare la zona sabbiosa denominata Séítah, troppo disconnessa per le ruote del rover.

La posizione di Ingenuity e Perseverance con gli ultimi spostamenti. Credits: NASA/JPL, @leplanetolog

Sorvolando le dune sabbiose di Séítah, allontanandosi sempre più da Perseverance, come previsto Ingenuity ha iniziato ad accumulare errori di navigazione dovuti all’interpretazione delle caratteristiche del suolo sottostante, il che alla fine ha portato l’elicottero ad atterrare a 47 metri di distanza dal centro dell’ipotetico bersaglio circolare di 50 metri di raggio, previsto dai controllori di volo.

Quest’effetto indesiderato sulla navigazione è dovuto all’algoritmo di bordo che, durante la preparazione della missione, non poteva essere progettato per analizzare nel dettaglio ogni tipo di terreno. Però adesso, pianificando di volta in volta ogni volo, gli ingegneri del JPL sono in grado di anticipare i problemi che potrebbero emergere aggiornando il software che controlla i parametri di volo. Prima del volo Ingenuity era stato programmato per non cercare di interpretare le variazioni in altezza del suolo, ma per concentrarsi solamente sul proprio movimento rispetto a esso. L’algoritmo infatti rileva sassi, rocce, dune, avvallamenti e le altre caratteristiche del terreno, come punti che si muovono nel tempo (spostamento durante il volo) e cerca di interpretare il movimento di ciascun elemento per seguire una rotta prestabilita. Se la cosa risulta abbastanza agevole su un terreno pianeggiante, volando su una superficie molto irregolare le variazioni in altezza vengono interpretate come movimento, quindi più veloce o più lento, mettendo in difficoltà il sistema di navigazione che tenta di mitigare le discrepanze. È quello che si percepisce sorvolando un terreno collinoso e osservando la nostra ombra che si allontana o avvicina da noi, dandoci la sensazione di accelerare o rallentare.

Le simulazioni effettuate a Terra prima di questo nono volo hanno consigliato una riduzione della velocità durante le fasi più critiche della traversata, estendendo notevolmente il tempo totale ma permettendo a Ingenuity di valutare con più precisione la situazione. Alla fine quindi, considerando tutti i fattori, i 47 metri di scarto ottenuti all’atterraggio sono comunque ritenuti un successo. Infatti per la prima volta l’elicottero è atterrato in una zona non immediatamente raggiungibile dal rover Perseverance fornendo, con le sue immagini a colori, preziosi dati sulla geologia di questa zona del cratere Jezero, che gli scienziati hanno già battezzato Raised Ridges (cresta rialzata).

La zona chiamata Séítah, all’interno del cratere Jezero, ripresa dal rover Perseverance. Credits: NASA/JPL

In particolare, tra le immagini che verranno inviate a Terra nei prossimi giorni, ci sarebbero quelle di una struttura geologica chiamata Pilot Pinnacle, un affioramento roccioso dell’antico fondale del lago Jezero. Queste immagini di Ingenuity, data la ridottissima possibilità di modificare il programma scientifico di Perseverance, potrebbero quindi rimanere le uniche disponibili per gli scienziati.

Le immagini sempre in aggiornamento sono disponibili sul sito NASA della missione.

Fonte: NASA.

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Simone Montrasio

Appassionato di astronautica fin da bambino. Dopo studi e lavoro nel settore chimico industriale, per un decennio mi sono dedicato ad altro, per inserirmi infine nel settore dei materiali compositi anche per applicazioni aerospaziali. Collaboro felicemente con AstronautiNEWS dalla sua fondazione.