Tutto è pronto per il lancio di Apollo 14

Ritratto dell'equipaggio di Apollo 14 con il logo della missione sullo sfondo

30 gennaio 1971

Dal nostro inviato a Capo Kennedy.

Mancano 24 ore al lancio della missione Apollo 14, il cui equipaggio tenterà di riportare gli Stati Uniti sulla Luna dopo la fortunata disavventura di Apollo 13. Una grossa responsabilità per il comandante Alan Shepard, il pilota del modulo di comando Stuart Roosa e il pilota del modulo lunare Edgar Mitchell.

«Siamo ben consci del fatto che se questa missione fallirà sarà la fine del programma Apollo. NASA non sarà in grado di sostenere le critiche a due missioni fallite consecutivamente, abbiamo un grosso peso sulle nostre spalle» ha affermato Edgar Mitchell.

Domani, quando in Italia sarà l’ora di cena, il gigantesco razzo vettore Saturn V (SA-509) accenderà i suoi cinque propulsori F-1 per decollare dalla rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center (KSC) in Florida. La missione avrà una durata prevista di 10 giorni, l’atterraggio sulla Luna è previsto per il 5 febbraio, con una permanenza di due giorni in cui Shepard e Mitchell compiranno due attività extraveicolari.

Il Saturn V pronto sulla rampa 39A del KSC.

Originariamente prevista per il luglio 1970, in seguito agli eventi di Apollo 13 e le successive inchieste per stabilire con precisione le cause dell’incidente e gli interventi per evitare il ripetersi di quanto accaduto, la missione Apollo 14 ha subito alcuni rinvii fino ad arrivare alla data di domani.
Una serie di modifiche e aggiornamenti è stata effettuata sul modulo di servizio (SM), i serbatoi dell’ossigeno sono stati riprogettati e i rispettivi termostati adeguati, inoltre un ulteriore serbatoio è stato aggiunto nel lato opposto dell’SM rispetto agli altri due e dotato di una valvola di sicurezza che lo isoli in caso di emergenza per non lasciare la cabina dell’equipaggio senza riserva di ossigeno. Tutte le sonde, i cavi elettrici e le connessioni adiacenti i serbatoi sono state isolate e schermate con acciaio inox.
All’interno del modulo di comando (CM) è stato inserito un serbatoio con 20 litri di acqua potabile da usare in caso di emergenza ed è stata aggiunta una batteria identica a quella che alimenta la cabina del modulo lunare (LM). Anche i cablaggi e le connessioni tra il CM e il LM sono state riviste per facilitare il trasferimento di energia elettrica tra le due cabine.

Ma i cambiamenti non riguardano solo la data di lancio; anche la zona di atterraggio sulla Luna è stata infatti cambiata rispetto a quella originaria, con conseguente adeguamento dell’addestramento dell’equipaggio e di tutto il personale coinvolto. Il modulo lunare Antares avrebbe dovuto infatti posarsi vicino al cratere Littrow, nel Mare Serenitatis e per questo l’addestramento geologico di Shepard e Mitchell si era inizialmente svolto in aree vulcaniche della Terra. Quando poi la zona di atterraggio è stata cambiata a favore del cratere Cone nella formazione di Fra Mauro, l’obbiettivo mancato di Jim Lovell e Fred Haise di Apollo 13, l’addestramento geologico è stato riadattato visitando alcuni crateri terrestri.

Anche la vita dei tre astronauti, all’approssimarsi della data di lancio, ha subito l’effetto di Apollo 13. Infatti, se ben ricorderete, a pochi giorni dal lancio il pilota del modulo di comando Ken Mattingly venne rimosso dall’equipaggio a causa di una sospetta esposizione alla rosolia e sostituito con la sua riserva Jack Swigert. Per sicurezza quindi l’attuale equipaggio in partenza per la Luna ha vissuto le ultime tre settimane in quarantena nelle strutture del KSC, limitando i contatti solo al personale strettamente coinvolto, cioè l’equipaggio di riserva (Cernan, Evans ed Engle) e le rispettive mogli.

L’equipaggio, da sinistra Mitchell, Shepard e Roosa.

I membri dell’equipaggio

Da molti addetti ai lavori, compreso qualche collega astronauta, questo equipaggio è considerato completamente composto da novellini. Infatti se è vero che Roosa e Mitchell sono al primo volo nello spazio, il comandante Shepard ha alle spalle un volo suborbitale di soli 15 minuti, di cui una buona parte comprende il lancio e il rientro fino all’ammaraggio, compiuto nel 1961.
Altra particolarità è il fatto che come equipaggio i tre astronauti non hanno mai lavorato insieme a supporto di una precedente missione, come invece avviene regolarmente fin dalle missioni Gemini di metà anni ’60. Roosa e Mitchell erano assegnati come astronauti di supporto alla missione Apollo 9, Mitchell è stato poi riserva del pilota del modulo lunare per Apollo 10. Shepard, essendo rimasto escluso per motivi medici dalle rotazioni di assegnazione degli equipaggi dal 1963 al 1969, non è mai stato assegnato né come supporto né come riserva a nessuna delle precedenti missioni Apollo.

Alan Shepard

Classe 1923, nativo del New Hampshire, è un aviatore e pilota collaudatore della U.S. Navy. Venne selezionato dalla NASA nel primo gruppo di astronauti, i Mercury Seven, nel 1959. Il 5 maggio 1961, a tre settimane dallo storico volo di Yurj Gagarin, Shepard divenne il primo statunitense nello spazio, a bordo della capsula monoposto Mercury MR3 “Freedom 7”, compiendo un volo parabolico che raggiunse 187,4 km di altezza ammarando nell’oceano Atlantico 500 km a sud est della Florida. Successivamente venne nominato comandante della prima missione Gemini con equipaggio, insieme a Tom Stafford, ma venne rimosso dal servizio attivo a causa di disturbi all’orecchio sinistro causati dalla Sindrome di Ménière. Shepard assunse quindi il compito di capo dell’ufficio astronauti insieme al collega Deke Slayton, dividendo il suo tempo anche con diverse attività imprenditoriali. All’inizio del 1969, su consiglio di Stafford, Shepard si sottopose a un intervento sperimentale per risolvere la sindrome di Ménière; l’esito positivo e il veloce recupero gli fecero ripristinare lo status attivo di volo e quindi la candidatura per una missione.
Lavorando con Slayton a capo dell’ufficio astronauti, si è quindi autoassegnato il ruolo di comandante per la missione Apollo 13, con Roosa e Mitchell, scalzando il collega dei tempi Mercury Gordon Cooper, già comandante della Gemini 5 che ufficiosamente era considerato da tutti il comandante di Apollo 13. Una volta ufficializzata la scelta, la dirigenza NASA decise che Shepard e compagni avessero necessità di ulteriore addestramento e cambiò l’ordine di volo avanzando Lovell, Haise e Mattingly alla missione 13. A 47 anni compiuti domani Shepard potrebbe diventare l’astronauta più anziano a compiere una missione nello spazio.

Stuart Roosa

Classe 1933, nativo del Colorado, è un ingegnere aerospaziale, paracadutista di primo intervento contro gli incendi per la U.S. Forest Service e pilota collaudatore della U.S. Air Force. Venne selezionato dalla NASA nel 1966 per il quinto gruppo di astronauti. Il 27 gennaio 1967 era il CAPCOM (Capsule Communicator) per la missione Apollo 1 durante l’esercitazione in cui un incendio all’interno della capsula causò la morte per asfissia dell’equipaggio. Prima di Apollo 14 fu assegnato come astronauta di supporto per la missione Apollo 9.

Edgar Mitchell

Classe 1930, nativo del Texas, è un ingegnere aerospaziale, aviatore e pilota collaudatore della U.S. Navy. Come Roosa venne selezionato dalla NASA nel 1966 per il quinto gruppo di astronauti e fu assegnato come astronauta di supporto per la missione Apollo 9. Nel maggio 1969 fu riserva di Gene Cernan come pilota del modulo lunare per Apollo 10. Durante la missione Apollo 13 fece parte del “Mission Operations Team” per il cui contributo alla felice conclusione, fu premiato con la “Presidential Medal of Freedom” dal Presidente Richard Nixon.

Foto credit: NASA.

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Simone Montrasio

Appassionato di astronautica fin da bambino, gli studi e il lavoro mi hanno tenuto occupato nel settore chimico industriale fino al 2011 quando ho deciso di cambiare completamente vita e dedicarmi alla campagna. Collaboro felicemente con AstronautiNEWS dalla sua fondazione con una pausa sabbatica tra il 2011 e il 2013.

Una risposta

  1. simone buralli ha detto:

    Bravo. Molto bello