L’X-37B atterra dopo 780 giorni in orbita

Un velivolo X-37B dell’US Air Force è atterrato poco prima dell’alba del 27 ottobre al Kennedy Space Center della NASA in Florida, dopo aver trascorso 780 giorni in orbita e dopo aver superato di 62 giorni il suo precedente record di permanenza nello spazio.

L’Air Force ha dichiarato che la missione X-37B Orbital Test Vehicle-5 (OTV-5) si è conclusa ufficialmente alle ore 3:51 del mattino con un perfetto atterraggio sulla pista della Shuttle Landing Facility della NASA. La missione era iniziata il 7 settembre 2017 con il lancio avvenuto su un Falcon 9 di SpaceX.

L’X-37B appena atterrato è uno dei due o più velivoli spaziali autonomi della flotta dell’aeronautica americana. Lanciato per la prima volta nel 2010, gli X-37B hanno totalizzato 2856 giorni in orbita. Il progetto originario dell’X-37B prevedeva un volo della durata massima di 270 giorni.

Il programma X-37, gestito dall’Air Force Rapid Capabilities Office, è una piattaforma orbitale utilizzata per esperimenti scientifici e per collaudare nuove tecnologie nel corso di missioni spaziali di lunga durata.

«Con un perfetto atterraggio, l’X-37B ha concluso oggi il suo volo più lungo dopo aver completato con successo tutti gli obiettivi della missione», ha affermato Randy Walden, direttore dell’Air Force Rapid Capabilities Office. «Questa missione ha ospitato con successo esperimenti dell’Air Force Research Laboratory, oltre che assumere il ruolo di piattaforma di lancio di piccoli satelliti».

Uno degli esperimenti installati su OTV-5 è il secondo prototipo dell’Advanced Structurally Embedded Thermal Spreader (ASETS-II) dell’U.S. Air Force Research Laboratory. Questo esperimento ha misurato in orbita le prestazioni di un condotto termico oscillante. I tubi oscillanti di calore sono in grado di trasferire calore 45 volte meglio del rame e sono una delle numerose tecnologie che l’Air Force sta collaudando per migliorare la progettazione dei veicoli spaziali.

Il programma X-37 originario, svolto tra il 1999 ed il 2004, era stato guidato dalla NASA per collaudare tecnologie chiave per il volo orbitale, dalla propulsione, alla guida autonoma, allo sviluppo di nuovi sistemi di protezione termica e di nuovi materiali. Lo sviluppo avrebbe condotto alla realizzazione di un velivolo per operazioni orbitali prolungate (fino a 9 mesi), durante le quali avrebbe potuto effettuare missioni di riparazione o messa in orbita di satelliti, così come operazioni militari di interesse per l’aeronautica. Il progetto doveva servire da base per lo sviluppo di un nuovo spazioplano erede dello Space Shuttle, utilizzabile anche come scialuppa di salvataggio per gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. Originariamente ideato per essere lanciato dalla stiva dello Space Shuttle. In seguito al disastro del Columbia (avvenuto nel 2003) si decise che l’X-37 sarebbe stato trasportato in orbita dal vettore Delta IV, una soluzione più economica.

Successivamente il progetto venne rilevato dalla Defense Advanced Research Projects Agency che condusse nei due anni successivi una serie di prove di avvicinamento e atterraggio. Nel 2006, l’Air Force ha richiesto a Boeing la costruzione di un X-37B – Orbital Test Vehicle (OTV), che sarebbe stato una sostanziale evoluzione del precedente velivolo che venne così rinominato X-37A. Un secondo X-37B è stato costruito nel 2010.

Il 27 ottobre, l’X-37B è atterrato per la seconda volta sulla Shuttle Landing Facility del Kennedy Space Center. Il primo atterraggio era stato effettuato dall’OTV-4 che era atterrato il 7 maggio 2017, dopo 718 giorni in orbita, mentre le prime tre missioni si conclusero sulla pista della Base Aerea di Vandenberg in California.

Nel 2020, in un periodo compreso tra aprile e giugno, è previsto il lancio della sesta missione di un X-37B che decollerà da Cape Canaveral issato sulla sommità di un razzo Atlas V della United Launch Alliance.

Fonte: Spacenews.com

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Marco Carrara

Da sempre appassionato di spazio, da piccolo sognavo ad occhi aperti guardando alla televisione le gesta degli astronauti impegnati nelle missioni Apollo, crescendo mi sono dovuto accontentare di una più normale professione come sistemista informatico in una banca radicata nel nord Italia. Scrivo su AstronautiNews dal 2010; è il mio modo per continuare a coltivare la mia passione per lo spazio.

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