Blue Origin sempre più vicina al primo volo suborbitale con equipaggio

Il razzo di Blu Origin NS-11 durante la fase finale di atterraggio. Credit: Blu Origin

Da pochi giorni si è concluso con un altro successo il volo suborbitale della missione NS-11.

Il razzo New Shepard di casa Blue Origin ha infatti completato la sua ennesima sortita oltre i 100 chilometri di altitudine, decollando il 2 maggio 2019 alle ore 09:35 (13:35 in Italia) dal sito di lancio privato di Blue Origin, situato a nord della città Van Horn in Texas.

Il vettore si è innalzato per poi stagliarsi lontano, sullo sfondo del cielo, portandosi alla velocità di 3540 chilometri orari in solo 2 minuti e mezzo, grazie al suo propulsore alimentato a idrogeno. Una volta spento il motore e raggiunti i 105 chilometri di altitudine, la capsula pressurizzata situata in cima al razzo si è separata con successo portando all’interno 38 esperimenti scientifici (nove dei quali di proprietà NASA) da effettuare nei circa 4 minuti di microgravità, che si sono ottenuti durante il raggiungimento dell’apogeo (il punto più alto) del balzo suborbitale.

Nel frattempo il razzo era atterrato grazie al suo motore BE-3, che ha la capacità di poter essere direzionato ed è in grado modulare la propria potenza. Il touchdown è avvenuto a 2 chilometri di distanza dal sito di partenza, sempre all’interno dell’area di proprietà di Blue Origin.

Credit NASA/Blue Origin via YouTube

Dopo tre minuti è toccato alla capsula. Rallentata nella discesa da tre paracadute e prossima all’atterraggio, ha ridotto ulteriormente la velocità negli ultimi metri di distanza dal suolo grazie ad una brevissima accensione dei retrorazzi.

Il razzo usato è il terzo della serie e ha volato per 5 volte compresa questa. Il precedente fu usato con successo sempre per 5 missioni, mentre il primo fu perso durante un atterraggio nel 2015. In totale da allora sono stati 11 i voli (e gli atterraggi) di successo ottenuti durante l’avventura spaziale di Jeff Bezos, patron di Blue Origin.

A un passo dal primo volo con equipaggio

Blue Origin ha consegnato un quarto modulo di propulsione New Shepard al sito di test in Texas. Molto probabilmente la quarta versione del New Shepard sarà quella che decollerà con un equipaggio umano. Blue Origin non ha rivelato pubblicamente quando farà il suo debutto il quarto New Shepard, o se il primo volo includerà passeggeri umani.

Ariane Cornell, responsabile commerciale di Blue Origin, ha detto che la missione NS-11 sposta l’azienda a «un passo più vicino» verso i passeggeri umani. «Entro i prossimi due mesi o verso la fine di quest’anno, vedremo dei passeggeri a bordo di questo razzo», ha detto la Cornell, durante la diretta video del volo di cui vi scriviamo.

Il New Shepard è un trampolino di lancio verso le più grandi ambizioni di Blue Origin, che comprendono lo sviluppo di un razzo chiamato New Glenn e progettato per l’invio di grossi carichi in orbita terrestre. Il lancio inaugurale del razzo da Cape Canaveral per questo nuovo vettore pesante è attualmente previsto per il 2021.

In cosa consistevano alcuni degli esperimenti a bordo della NS-11

Come già accennato a bordo erano presenti dei payload scientifici posti in appositi adattatori e 9 dei 32 esperimenti erano di proprietà NASA. Tra questi uno di Orbital Medicine Inc. votato a dimostrare la validità di una tecnologia in campo medico, capace di poter trattare un polmone collassato in assenza di gravità (normalmente una procedura che si può eseguire solo in presenza di essa). Questo esperimento era già presente a bordo della precedente missione NS-10 e grazie a questa nuova opportunità ci si avvicina sempre di più a una procedura finale per il recupero della funzionalità polmonare in caso di emergenza in microgravità, che potrebbe salvare in futuro gli astronauti che dovessero soffrire di questa emergenza nello spazio.

Per conto del programma New Century Technology High School, un gruppo di studenti di Huntsville, Alabama ha progettato un esperimento per testare le fluttuazioni di temperatura in microgravità. Gli studenti hanno lavorato con gli ingegneri di NASA per perfezionare il loro design. Questo evidenzia quale potrebbe essere un’altra fetta di mercato per questo tipo di razzo: abbassando i costi di lancio, sempre più studenti avranno la possibilità di progettare, costruire e inviare tecnologia da testare in brevi periodi di microgravità.

Sempre il basso costo darà l’accesso alle piccole e più disparate idee, come quella del MIT Media Lab Space Exploration Initiative che unisce artisti, ingegneri, scienziati e designer. Tra diversi progetti in vari campi, due hanno utilizzato la gravità zero come mezzo per delle opere d’arte.

Ma la vera vocazione del New Shepard è turistica

La capsula del New Shepard durante un test. Fonte: Blue Origin via Wikimedia commons

La capsula dell’equipaggio lanciata dal booster New Shepard ha sei posti, ognuno con la propria finestra per dare ai passeggeri ampio campo di visuale durante il volo. Il volume interno del modulo ha abbastanza spazio da permettere qualche esperienza a corpo libero a zero G.

Nei vari rendering presenti sul sito di Blue Origin si possono ammirare le comode poltrone e l’illuminazione blu scuro davvero di grande impatto pubblicitario, il tutto sotto lo slogan “diventa un astronauta”.

Al momento non è stato rivelato il costo per un biglietto su questa giostra da milionari. Di sicuro non facciamo difficoltà a immaginare, in un futuro magari non lontano, piccole code di persone a una transenna, in attesa del prossimo giro.

Fonte: spaceflightnow.com, blueorigin.com

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Raffaele Di Palma

Raffaele collabora con AstronautiNEWS dal giugno 2013. Twitter @RaffaeleDiPalma

Una risposta

  1. MayuriK ha detto:

    Daje, non vedo l’ora di vedere i primi passeggeri sul New Shepard!

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