Tiangong-1 è rientrata: l’ultimo volo sull’oceano Pacifico

Dopo settimane di aggiornamenti per lo più sensazionalistici (e decisamente sfiancanti) in merito al rientro del laboratorio spaziale Tiangong-1, la stazione si è inabissata nell’oceano Pacifico intorno alle 00.15 UTC (le 02.15 del mattino in Italia).

Se “nel bene”, frotte di appassionati hanno seguito con trepidazione le ultime orbite di Tiangong-1, dall’altro i media hanno fatto del loro meglio per ricamare notizie spesso allarmanti o quanto meno fuorvianti, riuscendo a farcire le pagine online e i notiziari televisivi di ogni sorta di sviste e scivoloni tecnico-scientifici. Tutto questo ha avuto ora termine con il rientro del laboratorio cinese durante la scorsa notte. Le previsioni sono state rispettate con un margine d’errore: circa 12 giorni fa parlavamo di un rientro il 31 marzo con una finestra di ± 3 giorni, ma nei giorni scorsi, dopo che le previsioni più accreditate avevano fissato l’evento per la mattina del giorno di Pasqua, c’erano state delle correzioni che spostavano la caduta al tardo pomeriggio del 1° Aprile e poi alla mattinata del 2 Aprile. Questo ha confermato de facto come l’accuratezza sia divenuta (come atteso) via via maggiore con il passare del tempo e avvicinandosi al rientro.

Ma l’aspetto che più lasciava incerti era il luogo nel quale sarebbe caduto il laboratorio spaziale. Come anticipato, ricadendo la maggior probabilità sulle fasce del pianeta coperte di masse d’acqua, c’erano davvero minime chance che il veicolo spaziale cadesse su territori abitati, sebbene queste non fossero nulle. La stazione cinese è rientrata non molto lontano dalla cosiddetta SPOUA, ovvero la South Pacific Ocean Unpopulated Area, utilizzata per lungo tempo da molte agenzie per il rientro controllato e distruttivo di veicoli spaziali. In termini relativi, quindi, Tiangong-1 non è andata molto lontano dalla zona dove sarebbe precipitata se nel 2016 non si fossero persi i contatti e la possibilità di manovrarla nel suo rientro. In termini assoluti, la distanza dalla SPOUA è stata comunque di circa 3000 chilometri.

Su internet, come atteso, sono cominciati i post e gli articoli che contengono fotografie e video falsi del rientro, per lo più “rubati” da precedenti rientri di veicoli spaziali o da generiche esplosioni. Justin Cowart invece è con ogni probabilità riuscito a scorgere il rientro di Tiangong-1 nelle immagini del satellite geostazionario Himawari-8, che osserva l’area del Pacifico.

Si tratta di un decisamente poco spettacolare, piccolo sbuffo osservabile nel loop di Himawari-8 dalle 00.10 alle 00.40 UTC. E’ tutto quello che ci ha lasciato Tiangong-1, dopo la lunga attesa del suo rientro.

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Massimo Orgiazzi

Appassionato di astronomia, astronautica e scienza, nella vita è ingegnere. Ha scritto narrativa, poesia e critica letteraria, ha una passione per il cinema e organizza rassegne cineforum. Twitta in inglese di spazio e scienza con l'handle @Rainmaker1973

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3 Risposte

  1. Dino ha detto:

    Ma quale “sbuffo”? Non si vede niente!

    • Massimo Orgiazzi ha detto:

      Be’, occorre A) massimizzare la vista per notare che delle “nuvole” che non c’erano appaiono istantaneamente e B) contestualizzare: si tratta sempre di una vista da un satellite geostazionario e del rientro di un modulo di stazione spaziale.

  2. Fabio Tamborini ha detto:

    Meno male è andata così ….=)

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