Test in California per il Dream Chaser

Un rendering raffigurante il Dream Chaser sulla pista di atterraggio. (C) SNC
Un rendering raffigurante il Dream Chaser sulla pista di atterraggio. (C) SNC

In questi giorni un prototipo della navetta di Dream Chaser di Sierra Nevada si trova presso l’Armstrong Flight Research Center di NASA in California per effettuare dei collaudi che riguardano le sue capacità di frenata e controllo laterale una volta posatasi sulla pista di atterraggio. Si tratta del prototipo in scala 1:1 destinato ai test atmosferici della navetta studiata per le missioni di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale (International Space Station – ISS).

Dream Chaser, di Sierra Nevada, in cima ad un Atlas V. (c) Sierra Nevada

Dream Chaser, di Sierra Nevada, in cima ad un Atlas V. (c) Sierra Nevada

Basato su una configurazione aerodinamica a corpo portante, il Dream Chaser peserà circa 20 tonnellate a pieno carico quindi richiederà pressoché tutta la capacità di carico del razzo Atlas V (nella versione 552 con 5 razzi ausiliari e 2 motori nello stadio superiore Centaur) della United Launch Alliance (ULA) a cui si affida per il lancio in orbita. Al lancio sarà protetto dal classico guscio (fairing) e sfrutterà la sua configurazione solo durante il rientro che avverrà eseguendo un normale atterraggio come un aeroplano o come il suo illustre predecessore del programma STS di NASA, lo Space Shuttle. Il Dream Chaser è circa un quarto in lunghezza rispetto alle vecchie navette ma ha comunque la capacità di trasportare più di 5.500 kg (12.000 libbre) di carico verso la ISS grazie alla sua sezione pressurizzata e a un modulo di carico aggiuntivo montato in coda. Alla fine di ogni volo, le due parti si separeranno con il Dream Chaser che ritornerà a terra con i risultati degli esperimenti e gli altri carichi da riportare mentre il modulo cargo aggiuntivo brucerà nell’atmosfera incenerendo la spazzatura.

I test in corso in questi giorni riguardano in particolare l’ultimissima fase della missione: da quando la navetta tocca terra sulla pista a quando si ferma. Infatti il prototipo è stato agganciato a un veicolo che si è occupato di trainarlo fino alla velocità di circa 100 km/h (60 miglia orarie), è stato quindi sganciato per testare i suoi sistemi di controllo, guidabilità e navigazione e per finire quelli di frenata. Secondo quanto dichiarato su Twitter da un ingegnere di Sierra Nevada, Eric Cain, i test si sono svolti correttamente e durante le due prove di traino e fermata si sono potuti raccogliere tutti i dati necessari sui sistemi coinvolti.

Il Dream Chaser fermo sulla pista a fine test. Credits: Sierra Nevada Corporation

Il Dream Chaser fermo sulla pista a fine test.
Credits: Sierra Nevada Corporation

Sicuramente sotto osservazione era anche il carrello del Dream Chaser poiché durante la precedente serie di test svolti nel 2013 aveva causato alcuni problemi. Il sistema di carrelli della navetta prevede due carrelli a singola ruota al posteriore e un semplice pattino all’anteriore. Nei precedenti test il carrello posteriore era stato prelevato da un vecchio jet F-5E della U.S. Air Force ma durante la fase finale di atterraggio la parte sinistra non si era dispiegata causando la perdita di assetto e controllo mentre il prototipo era già a contatto con la pista. Nonostante l’inconveniente i test erano stati dichiarati riusciti visto che la fase di avvicinamento e allineamento si era svolta perfettamente con tutti i sistemi funzionanti nel modo corretto che avevano permesso di raccogliere tutti i dati necessari.

Sui test e sui programmi futuri si era espresso a inizio anno anche il vice-presidente della divisione spazio della Sierra Nevada, Mark Sirangelo, dichiarando: “Quando avremo eseguito questi, andremo a effettuare una serie di test in cui (il Dream Chaser, ndr) sarà sganciato in volo per eseguire l’avvicinamento e l’atterraggio come a suo tempo lo shuttle Enterprise”.

Il Dream Chaser in preparazione sulla pista. Credits: Sierra Nevada Corporation

Il Dream Chaser in preparazione sulla pista.
Credits: Sierra Nevada Corporation

Le prossime prove vedranno quindi dei voli con la navetta sospesa a un elicottero da trasporto per arrivare fino a un test di volo con lo sgancio da un’altitudine di circa 3.100 metri (10.200 piedi) che si concluderà con un atterraggio automatico sulla pista 22L della Edwards Air Force Base. L’attuale prototipo però utilizza un carrello modificato rispetto a quello utilizzato nei precedenti test e anche le future versioni destinate alle missioni reali nello spazio utilizzeranno un sistema diverso nei componenti.

“Ora il Dream Chaser è molto più simile alla configurazione del veicolo orbitale, con il software reale di volo,” ha spiegato Sirangelo nel corso di quest’anno. “E’ totalmente autonomo, infatti utilizzerà il software di volo con cui poi andremo in orbita. Tutte le superfici di controllo e i sensori sono elettronici. I sistemi informatici adesso sono nella versione orbitale così il Dream Chaser è strutturalmente simile ma quasi tutto l’interno è stato aggiornato e modificato.”

Una suggestiva immagine del Drema Chaser sulla pista al tramonto durante i test del luglio 2017. Credits: Sierra Nevada Corporation

Una suggestiva immagine del Drema Chaser sulla pista al tramonto durante i test del luglio 2017.
Credits: Sierra Nevada Corporation

Nel frattempo i tecnici dell’azienda stanno costruendo le navette che andranno effettivamente in orbita nei voli cargo di trasporto verso la ISS entro il 2019. Sierra Nevada infatti aveva inizialmente sviluppato il Dream Chaser per partecipare al bando di gara per il trasporto di astronauti da e per la ISS ma alla fine non si era aggiudicata il contratto che fu assegnato alle altre ditte partecipanti: Boeing e SpaceX. Senza perdersi d’animo l’azienda ha incaricato i suoi ingegneri di riprogettare il sistema per dei voli automatici di rifornimento e poter quindi partecipare al nuovo contratto Commercial Resupply Services-2 (CRS-2). NASA ha selezionato il Dream Chaser per questo programma nel 2016 aggiungendolo alla Dragon di SpaceX e alla Cygnus di Orbital ATK nella flotta statunitense dei trasportatori commerciali spaziali. Attualmente SpaceX e Orbital ATK eseguono già missioni di rifornimento alla ISS in base a un contratto che terminerà alla fine del 2018. Sierra Nevada si unirà a questi fornitori secondo un accordo che si estenderà dal 2019 al 2024 e che garantisce a ogni azienda fornitrice almeno 6 voli di rifornimento.

Un portavoce ufficiale di NASA ha detto lo scorso mese che l’agenzia ha da tempo ordinato solo una missione di rifornimento della ISS nell’ambito del nuovo contratto CRS-2 e questo ordine è stato assegnato a Orbital ATK per un rifornimento nel 2019 ma ci si aspetta che anche SpaceX e Sierra Nevada ricevano il loro primo ordine del CRS-2 nei prossimi mesi. Secondo quanto dichiarato l’azienda si è accordata con l’agenzia per non effettuare alcun volo di prova e utilizzare il primo volo già come missione operativa e a questo proposito la data prevista dipende semplicemente da quando l’agenzia autorizzerà il fornitore a pianificare la missione. Il lavoro procede spedito e Sierra Nevada ha già passato 3 tappe di integrazione da quando si è aggiudicata il contratto nel 2016 e NASA e Federal Aviation Administration (FAA – l’ente federale statunitense responsabile della sicurezza dei voli) hanno controllato a fondo la documentazione di progetto e i dati sulla sicurezza. Inoltre all’inizio di quest’anno l’azienda del Nevada ha reso noto di aver sottoscritto un accordo per utilizzare negli attracchi o nei collegamenti alla ISS il meccanismo di collegamento sviluppato da un consorzio europeo di compagnie aerospaziali guidato dalla belga QinetiQ Space.

Fonte: Space Flight Now

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Rudy Bidoggia

Appassionato di spazio e di tutto ciò che è scienza dalla tenera età, scrive dal 2012 per AstronautiNews. Lavora come tecnico informatico presso un’azienda metalmeccanica del Friuli Venezia Giulia.

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