L’impegno di Bezos su Blue Origin

Jeff Bezos. Credit: Blue Origin

Il miliardario Jeff Bezos, proprietario di Amazon, è intervenuto ad una convention dell’industria aeronautica a Colorado Springs; è stata l’occasione per sentirlo delineare i propri progetti per il futuro di Blue Origin.

Parlando davanti al booster New Shepard già utilizzato cinque volte, Bezos ha affermato che il modello di business che ha adottato per la sua azienda aerospaziale prevede un finanziamento annuale di un miliardo di dollari, che vengono reperiti vendendo una quantità equivalente di azioni Amazon. Nonostante  questa quasi inesauribile fonte di finanziamento (Bezos è oggi il secondo uomo più ricco del mondo), l’imprenditore è stato molto chiaro: nel lungo periodo l’attività spaziale dovrà essere in grado di autofinianziarsi completamente.
Nell’immediato futuro, Blue Origin assumerà diverse centinaia di persone, realizzerà una flotta di razzi e capsule New Shepard, testerà un potente motore a metano, svilupperà il booster orbitale New Glenn e lavorerà sul concept di un lander lunare robotico.

Intanto, il booster presentato alla manifestazione di Colorado Springs godrà di un meritato riposo in un museo. L’ultimo test al quale è stato sottoposto, infatti, si è rivelato molto impegnativo, e la manovra di distacco di emergenza della capsula a velocità ultrasoniche ha lasciato pesanti segni sul razzo. Sebbene il test si sia svolto con pieno successo ed il booster sia poi rientrato autonomamente al ranch di Bezos in Texas, un nuovo utilizzo di questo veicolo non è mai stato nei piani di Blue Origin.

La versione abitata del New Shepard

La seconda versione del New Shepard, che sarà quella che dovrà portare sei passeggeri ai margini dello spazio con una traiettoria suborbitale, è leggermente in ritardo rispetto al previsto. Inizialmente Bezos si attendeva un volo di prova entro la fine del 2017 con un equipaggio interno di Blue Origin, ma questa scadenza difficilmente verrà rispettata. Al momento rimane invece confermato l’obiettivo di esordire con i voli commerciali entro il 2018, in tempo per porsi in diretta concorrenza con SpaceShip 2 di Richard Branson.

Bezos ha anche puntualizzato che il proprio veicolo è completamente automatico, e può essere testato in sicurezza sino a quando non si abbia la certezza di aver raggiunto l’affidabilità richiesta per un volo con passeggeri. Il confronto con lo spazioplano di Virgin Galactic (che nel 2014 ha subito un incidente mortale mentre era ancora in fase di sviluppo) parrebbe voluto.

Le migliorie del New Shepard Mark-II riguardano il software, lo scudo termico, la protezione termica presso l’anello di congiunzione con la capsula e le derive del booster. La nuova capsula, inoltre, monterà i finestrini più grandi che siano mai stati installati su un veicolo spaziale, e sedili di derivazione elicotteristica che dovrebbero essere in grado di accogliere il 95% dei vari tipi di fisionomia. Il programma del volo prevede 24/36 ore di addestramento presso il poligono in Texas, per poi salire a bordo della capsula a T-30 minuti.

La capsula New Shepard

Gli interni della capsula New Shepard in un rendering – Credit: Blue Origin

La struttura che si vede al centro della cabina nasconde il motore per l’abort di emergenza, mentre ogni sedile è dotato di un monitor che offre informazioni sul volo. Non sono presenti comandi di alcun genere, e l’ambiente presenta un design molto sobrio. Questo permetterà ai fortunati passeggeri di sganciare le cinture di sicurezza e sperimentare l’assenza di peso per 4 minuti circa.

Durante l’ascesa sono previsti 3 g, mentre al rientro si avrà un breve picco a 5,5 g. L’intera esperienza durerà 11 minuti; ancora non si hanno informazioni sul prezzo (per confronto, Virgin Galactic chiede 250mila dollari per un biglietto di SpaceShip 2).

Il business case di Blue Origin: turisti e carico pagante

Bezos ha confermato che l’aspetto del marketing è quello che, paradossalmente, offre le maggiori incognite. La compagnia è in grado di produrre capsule e booster in un numero qualsiasi per accontentare la domanda: si tratta di capire quanti saranno gli interessati, e soprattutto di definire una relazione tra prezzo e numero delle richieste in un settore che praticamente non è mai stato sfruttato dal grande pubblico.

Bezos ha anche parlato del nuovo razzo New Glenn, un vettore completamente riutilizzabile che porterà in orbita 45 tonnellate di carico pagante. Il costo dello sviluppo del veicolo è stato stimato in 2,5 miliardi di dollari, ma ancora non si ha una valutazione del costo di un singolo lancio. Intanto, l’evoluzione del progetto del potente motore BE-4 viene seguita molto da vicino da ULA (la partnership tra Boeing e Lockheed Martin), che potrebbe impiegarlo sul prossimo vettore Vulcan.

La riutilizzabilità secondo Bezos

Secondo Bezos, la piena riusabilità dei veicoli spaziali, una volta raggiunta, consentirà di abbattere i costi di accesso allo spazio di uno o due ordini di grandezza. Prima, però, occorreranno ulteriori step di miglioramento: è inutile recuperare un razzo se poi per farlo volare di nuovo occorre esaminarlo ai raggi X pezzo a pezzo e ricostruirlo in buona parte. L’idea di Blue Origin è di operare con criteri analoghi a quelli delle compagnie aeree, con atterraggio, rifornimento, una rapida ispezione dei sistemi, e nuovo decollo. Per ottenere tutto questo “servono solo persone di talento, soldi e pazienza. E noi li abbiamo tutti e tre.”, ha concluso Bezos.

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Paolo Actis

Paolo collabora con AstronautiNEWS fin dal maggio 2008.

Una risposta

  1. Gianuario Cioffi Aulicino ha detto:

    Che figata!

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