Blue Origin rende noti i dettagli del suo nuovo razzo e annuncia il primo contratto

Ricostruzione artistica del New Glenn nella versione a 2 stadi con in evidenza le alette di controllo per il rientro. Credits: Blue Origin
Ricostruzione artistica del New Glenn nella versione a 2 stadi con in evidenza le alette di controllo per il rientro. Credits: Blue Origin

Il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, martedì 7 marzo ha rivelato alcuni dettagli del nuovo razzo della sua compagnia di operazioni spaziali Blue Origin e nella stessa occasione ha reso nota la stipula di alcuni contratti di lancio per lo stesso vettore con EutelSat e con OneWeb.

Intervenendo alla conferenza sull’industria satellitare in svolgimento a Washington, il proprietario della compagnia ha reso pubblico un video con un’animazione che illustra il decollo del nuovo razzo dalla base di Cape Canaveral e il successivo recupero del primo stadio su una chiatta al largo delle coste della Florida, analogamente a quanto avviene con i lanci della “rivale” SpaceX. Al contrario della società californiana, l’azienda fondata nel 2000 dall’ideatore di Amazon ha impostato il suo percorso di sviluppo dei servizi spaziali su quello che è anche il motto inserito nello stemma societario: Gradatim ferociter, che può essere tradotto in “A piccoli passi inesorabilmente”. Blue Origin infatti si è concentrata inizialmente su un sistema riutilizzabile per voli suborbitali e attualmente sta finalizzando lo sviluppo del New Shepard dal nome di Alan Shepard, il primo americano a volare nello spazio in una missione appunto suborbitale il 5 maggio del 1961. Il sistema ha volato con successo 6 volte tra il 2015 e il 2016 e di queste missioni ben 5 sono state missioni complete di decollo e atterraggio verticali effettuate dallo stesso esemplare di razzo che fa del riutilizzo la sua forza.

Il passo successivo, quello orbitale, è appunto il mezzo oggetto dell’annuncio che, riprendendo l’idea del suo predecessore, si chiamerà New Glenn dal nome di John Glenn, il primo astronauta americano a raggiungere l’orbita il 20 febbraio 1962. Nelle parole di Jeff Bezos il primo lancio potrebbe avvenire già nel 2020 con una previsione di riutilizzo fino a 100 volte dello stesso mezzo. Ulteriori dettagli forniti da Bezos riguardano gli aspetti logistici: la base primaria del New Glenn sarà Cape Canaveral dove Blue Origin sta costruendo una gigantesca fabbrica di razzi appena fuori dai cancelli del Kennedy Space Center di NASA. Inoltre l’azienda ha iniziato i lavori preliminari di movimentazione terra per la costruzione di un monte di lancio presso il Complesso 36, una vecchia installazione dei razzi Atlas presso la vicina Cape Canaveral Air Force Station, e pensa anche di mettere in piedi un’installazione per il collaudo dei motori nel vicino Complesso 11.

Uno dei decolli di New Shepard Credits: Blue Origin

Uno dei decolli di New Shepard
Credits: Blue Origin

Dal video rilasciato si evince anche che il primo stadio del razzo sarà spinto da un cluster di 7 motori BE-4, mentre il controllo della traiettoria di rientro sarà affidato a una serie di 8 alette e all’accensione degli stessi motori per la frenata prima dell’atterraggio che avverrà su 6 gambe estratte appena prima del tocco al suolo. Come detto, la manovra è molto simile a quanto già avviene con i vettori di SpaceX e la cosa ha creato dei problemi in passato. Infatti Blue Origin aveva un brevetto sui suoi progetti di far atterrare un razzo su una barca in mezzo al mare utilizzando la spinta di razzi per rallentare i veicoli fino all’atterraggio, ma SpaceX ha contestato la validità di queste rivendicazioni del brevetto basandosi su pubblicazioni e proposte accademiche vecchie di decenni che delineano i concetti di recupero dei razzi su natanti in mare per il rifornimento e il riuso. Tutto si è chiuso nel 2015 quando l’azienda di Bezos ha cancellato le rivendicazioni contestate dalla compagnia californiana che poi ha realizzato il suo primo atterraggio di un razzo in mare nell’aprile del 2016. I proprietari delle 2 società sullo stesso argomento si sono anche resi protagonisti di un piccolo battibecco su Twitter in occasione del primo atterraggio del New Shepard.

Il motore BE-4 è in corso di sviluppo da parte di Blue Origin e lo stesso Bezos il giorno prima di quest’annuncio aveva pubblicato su Twitter due foto del primo esemplare completo aggiungendo che il secondo e il terzo esemplare “seguiranno a breve”. Il primo test a piena potenza è previsto per la fine dell’anno presso il sito di test della compagnia in Texas. Questa calendarizzazione del programma di sviluppo è molto importante poiché lo stesso motore, che è alimentato a gas naturale liquefatto (metano liquido) e ossigeno liquido, è stato selezionato da United Launch Alliance (ULA) come sua scelta preferita per la motorizzazione della nuova generazione di razzi Vulcan, il cui lancio inaugurale è previsto per il 2019. In contemporanea la società di servizi di lancio sta comunque pagando anche Aerojet Rocketdyne, un esperto produttore di motori, per continuare lo sviluppo, come eventuale sostituto, del suo motore AR1 che invece è alimentato a kerosene. “Siamo molto vicini a fare la scelta,” ha detto Tory Bruno, presidente e CEO di ULA, il 16 febbraio durante una presentazione presso la University of Texas di El Paso. “E se i collaudi che avverranno nei prossimi mesi saranno positivi, probabilmente sceglieremo quello (motore ndr) di Blue Origin.”

Sia il BE-4 che l’AR1 utilizzeranno un ciclo a pre-combustione, una tecnologia più efficiente rispetto agli altri motori a idrocarburi utilizzati nei razzi. Attualmente uno dei motori a pre-combustione utilizzato in USA, è il russo RD-180 installato sull’Atlas 5 di ULA, razzo che sarà rimpiazzato proprio dal Vulcan. “Sarà molto eccitante perché il nuovo motore porterà questa avanzata tecnologia russa in America, e sarà molto migliore poiché costruito con la tecnologia additiva,” ha aggiunto Bruno. “Saranno molto più fabbricabili. Saranno molto più leggeri e molto più affidabili.”

Parlando di prestazioni e configurazioni, da quanto è stato reso noto ogni singolo BE-4 produrrà circa 250 tonnellate di spinta alla massima potenza, portando la spinta totale al decollo del primo stadio a 1750 tonnellate. Lo stesso motore equipaggerà anche il secondo stadio con un ugello ottimizzato per l’alta atmosfera. Questa versione del razzo a due stadi sarà alta 82 metri e potrà portare circa 13 tonnellate su un’orbita di trasferimento geostazionario, il punto di rilascio per la maggior parte dei satelliti per telecomunicazioni, come le piattaforme possedute e operate da EutelSat. La capacità di carico del razzo in orbita bassa terrestre (LEO), qualche centinaio di km di altitudine, sarà di circa 45 tonnellate, ha dichiarato Bezos. Con l’aggiunta di un terzo stadio opzionale per le missioni nello spazio profondo, l’altezza del New Glenn invece raggiungerà i 95 metri.

L’altra notizia di una certa importanza rilasciata del capo di Blue Origin è il fatto di avere già dei contratti di lancio per il nuovo lanciatore. Infatti contemporaneamente alla presentazione del video esemplificativo, la società parigina EutelSat, uno dei più grandi operatori mondiali di telecomunicazioni satellitari, ha annunciato di essersi assicurata il posto in uno dei primi lanci con carico pagante, indicativamente nel 2021 o nell’anno successivo. Il giorno seguente anche OneWeb ha rivelato un accordo per almeno 5 lanci sul New Glenn nei primi anni 2020 per il lancio di diversi satelliti per internet a banda larga, facenti parte della pianificata flotta di OneWeb in orbita bassa composta da circa 900 satelliti. EutelSat non è nuova a lanci su vettori non ancora testati da numerosi lanci, infatti nei primi anni 2000 ha piazzato i propri satelliti nei lanci inaugurali dell’Atlas 3, Atlas 5, Delta 4 e Ariane 5 ECA. L’azienda ha “giustificato” queste sue scelte che possono sembrare rischiose dichiarando che il contratto con Blue Origin “riflette la strategia di vecchia data di EutelSat di diversificare la fonte dei servizi di lancio con molte agenzie per assicurarsi un accesso sicuro allo spazio.”

Dal canto suo anche l’azienda USA si avvantaggerà della collaborazione con un cliente così esperto: “EutelSat è uno dei più esperti e innovativi operatori satellitari, e siamo onorati che abbia scelto Blue Origin e il nostro lanciatore orbitale New Glenn,” ha dichiarato Bezos. “Eutelsat ha lanciato satelliti con molti nuovi mezzi e condivide sia il nostro approccio metodico all’ingegnerizzazione che la nostra passione entrambe indirizzate all’abbassamento dei costi dell’acceso allo spazio,” ha continuato Bezos. “Benvenuto nel manifesto di lancio, EutelSat. Non vediamo l’ora di volare insieme.”

Secondo quanto dichiarato da EutelSat, il lanciatore New Glenn sarà “virtualmente compatibile con tutti” i suoi satelliti, permettendo alla compagnia di assegnare un carico alla missione anche solo 12 mesi prima del lancio. “Blue Origin è stata disponibile con EutelSat nella sua strategia e ci ha convinto di avere il giusto spirito per competere nell’industria dei servizi di lancio,” ha detto Rodolphe Belmer, CEO di EutelSat. “Il loro solido approccio ingegneristico e la loro politica di sviluppo delle tecnologie che formeranno la base per un’ampia generazione di lanciatori, corrispondono a quello che ci aspettiamo dai nostri partner industriali. Includendo il New Glenn nel nostro calendario di lancio, continuiamo a perseguire la nostra storica strategia di innovazione che fa scendere i costi di accesso alle spazio e aumentare le prestazioni,” ha aggiunto Belmer. “Questo non può che essere una buona notizia per la sostenibilità e redditività della nostra industria.”

Fonte: Blue Origin

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Rudy Bidoggia

Appassionato di spazio e di tutto ciò che è scienza dalla tenera età, scrive dal 2012 per AstronautiNews. Lavora come tecnico informatico presso un'azienda metalmeccanica del Friuli Venezia Giulia.

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