La Dragon CRS-8 di SpaceX ritorna a terra con un prezioso carico

Si è conclusa l’11 maggio alle 20.55 (ora italiana), con un perfetto ammaraggio della capsula Dragon nelle acque del Pacifico, la missione CRS-8 di SpaceX.

Al termine di una permanenza di 31 giorni presso la Stazione Spaziale Internazionale, il cargo è stato staccato dal modulo Harmony mediante il braccio robotico manovrato da Tim Peake e rilasciato ad una distanza di sicurezza di 10 m alle 15.19, mentre la ISS sorvolava l’Australia.

La manovra di rientro è iniziata quasi cinque ore dopo, ossia alle 20.01, quando si sono attivati i motori Draco che con una accensione di 10 minuti hanno rallentato la Dragon, spingendola fuori dall’orbita. Pochi minuti dopo è stato effettuato il distacco della sezione non pressurizzata sulla quale sono fissati i panelli solari (e al cui interno all’andata era stivato il modulo espandibile BEAM) ed è iniziato il rovente incontro con gli strati via via più densi dell’atmosfera.

A differenza degli altri veicoli cargo, la capsula di SpaceX è dotata di uno scudo termico che le permette di sopravvivere alle alte temperature del rientro; rallentata dai tre paracadute bianchi e arancio, come ci mostra la foto diffusa via twitter (non ci sono al momento immagini video), Dragon CRS-8 ha raggiunto le onde dell’Oceano a 420 km a sudovest di Long Beach, in California.

Il fatto che gli altri veicoli che assicurano i rifornimenti alla ISS, come Cygnus, Progress o HTV, siano “a perdere”, non rende inutile il loro ultimo viaggio. Prima di essere abbandonati al rientro distruttivo, i loro moduli pressurizzati vengono infatti riempiti di rifiuti di varia natura che ingombrano la stazione. La partenza di Dragon riveste tuttavia un’importanza particolare, dal momento che offre l’unica possibilità di riportare a terra i preziosi campioni degli esperimenti condotti a bordo o altri materiali e attrezzature che, per varie ragioni, debbano essere esaminati dopo la loro permanenza nello spazio.

Una Dragon carica di scienza

La capsula ha lasciato la ISS portando con sé circa 1700 kg di carico (imballaggi compresi). Di questi 586 kg erano campioni e altro materiale scientifico.

Tra le altre cose, Dragon ha riportato a terra i materiali dell’esperimento Microchannel Diffusion, finalizzato a studiare come le nanoparticelle interagiscono tra di loro e con un canale di trasporto in assenza di gravità; si tratta di uno studio con rilevanti applicazioni in campo medico come CASIS Protein Crystal Growth 4, che invece intendeva studiare nello spazio il fenomeno della cristallizzazione delle proteine, con l’obiettivo di facilitare la cura di alcune forme di cancro.

Un migliaio di provette conservavano campioni organici (sangue, urina, saliva, ecc.) che Scott Kelly aveva raccolto durante la sua permanenza di un anno sulla Stazione Spaziale. L’astronauta americano è rientrato a terra nel marzo scorso, ma questo materiale non aveva potuto viaggiare con lui sulla Soyuz e ha dovuto attendere il primo passaggio disponibile (la CRS-8 era la prima Dragon che attraccava alla ISS dopo l’incidente del 2015).

Gli studiosi della NASA sono particolarmente ansiosi di esaminarlo, dal momento che fornirà importanti informazioni su come il corpo umano reagisce alle condizioni di assenza di gravità, isolamento, esposizione alle radiazioni e stress imposte da una lunga permanenza nello spazio. Conoscenze indispensabili al futuro della esplorazione spaziale, tanto che Kelly, che pure si è ritirato dalla NASA dal 1° aprile scorso, continua a collaborare e a fornire campioni per questa ricerca.

L’astronauta, via twitter, si è complimentato con SpaceX per il felice rientro di questa parte del suo lavoro sulla ISS:

Materiale da revisionare

Quando lo Space Shuttle era operativo, si era soliti riportare sulla terra tonnellate di equipaggiamenti e di dispositivi, senza troppa preoccupazione per peso e volume; ora questa possibilità è molto più ridotta – le dimensioni del modulo pressurizzato di Dragon non sono paragonabili a quelle della cargo bay della navetta americana  – ma viene comunque utilizzata nei limiti della disponibilità.

Con Dragon è infatti ritornata a terra anche la tuta EVA protagonista degli incidenti occorsi a Tim Kopra e a Luca Parmitano. Finalmente gli ingegneri avranno la possibilità di esaminarla da vicino, di determinare le cause delle perdite di liquido e, se possibile, di ripararla, in modo da poterla inviare di nuovo nello spazio con un prossimo cargo.

Verifica della perdita di acqua nella tuta di Parmitano. Credit: NASA

Verifica della perdita di acqua nella tuta di Parmitano. Credit: NASA

Infine era a bordo anche l’unità SSU, il regolatore tensione guasto sostituito dagli astronauti durante l’attività extraveicolare del gennaio scorso, l’ultima effettuata nel settore americano della Stazione, proprio quella in cui si verificò la perdita d’acqua nel casco di Tim Kopra.

Le operazioni di recupero

Poco dopo l’ammaraggio la capsula è stata raggiunta dalla squadre di recupero e caricata a bordo dell’imbarcazione di supporto, che ha subito fatto rotta per Long Beach, dove è giunta giovedì 12. Qui si è provveduto immediatamente a scaricare la parte del carico che richiedeva di essere portata al più presto in un ambiente adatto alla conservazione.

La Dragon è ora in corso di trasferimento al centro di test della SpaceX situato in Texas, a McGregor, ove saranno eliminati i residui tossici (i motori Draco usano propellenti ipergolici) e si completerà il trasbordo delle parti meno delicate del carico.

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