Satellite spia russo deorbita sugli USA?

Numerose agenzie di stampa stanno riportando la notizia secondo la quale un satellite spia russo (o parte di esso) sarebbe caduto la scorsa settimana sul territorio americano. La notizia è supportata dall’analisi orbitale e da numerose testimonianze anche di fonti attendibili. Per contro, i russi negano la circostanza, ed hanno diffuso un video  che testimonierebbe il rientro corretto del satellite in Kazakhstan.
Il fatto risale allo scorso 2 settembre: sui cieli degli USA nord-occidentali (Colorado e Wyoming specialmente) è apparsa una luminosa palla di fuoco che, secondo i testimoni più attendibili (appassionati di caccia alle meteore e comete), avrebbe avuto una velocità molto inferiore rispetto a quella di un bolide celeste; da qui l’ipotesi che si sia trattato del rientro di un oggetto artificiale: un satellite dall’orbita fortemente inclinata, a giudicare dalla sua traiettoria sud-nord.
L’osservazione si è protratta in alcuni casi per circa 30 secondi, durante i quali l’oggetto si è prima diviso in due, per poi disintegrarsi. La nuvola di detriti è stata anche osservata a lungo sui radars.
Per stabilire di cosa si sia trattato si può ricorrere ai bollettini dello US Space Surveillance, che per i giorni 2/3 settembre indicano 4 rientri:

– un piccolo detrito spaziale
– lo Yaogan 5 da 2 tonnellate (Cina)
– il cubesat 1U Invader
– il Kosmos 2495, satellite spia russo lanciato a maggio.

Il detrito ed il cubesat sono troppo piccoli per essere seguiti così a lungo ad occhio nudo; il satellite cinese è stato tracciato dagli USA fino all’ultimo, e si trovava sopra l’oceano indiano. Rimane dunque il Kosmos Kobalt-M, un satellite spia che effettua riprese fotografiche e che deve rientrare a terra per consentire il recupero del proprio carico. Si tratta del penultimo esemplare di questo tipo di satelliti, risalenti agli anni sessanta e che sono stati soppiantati da quelli “elettro-ottici”, che possono trasmettere al suolo le proprie osservazioni senza il bisogno di deorbitare.
I Kobalt-M sono lunghi più di sei metri, per quasi tre di diametro, con una massa di 6600 chili di cui 900 di carburante, necessario per sostenere una orbita di soli 200 km di altezza. Il satellite dispone di due piccole capsule che vengono usate per far cadere in Russia le pellicole fotografiche; una terza capsula, parte della struttura principale, torna a terra a fine missione.
I dati orbitali del Kosmos 2495 sono compatibili con un rientro non dovuto al decadimento naturale dell’orbita, che sarebbe rimasta stabile per altre due settimane almeno. E’ dunque intervenuta una forza frenante, sotto forma di accensione di razzi o di perdita di propellente/gas di pressurizzazione. Si sarebbe comunque trattato di un guasto, in quanto è impensabile che la Russia mandi volontariamente un proprio satellite spia (o parte di esso) a schiantarsi sugli USA.

Il noto tracciatore di satelliti Marco Langbroek ha avanzato una ipotesi: “il rientro è avvenuto circa 5 minuti dopo che il satellite aveva passato il suo nodo (ascendente) alle 0427 UT. Dunque mi chiedo se, per esempio, un normale cambio di piano orbitale (che normalmente si ottiene accendendo i boosters in uno dei due nodi) non sia andato male, ed abbia innescato il rientro”.
Come detto, la Russia nega che il Kosmos sia caduto sopra gli USA, e sono stati diffusi numerosi filmati che, per orario e scene presentate, sono compatibili con un de-orbit nominale di un satellite spia, con l’ultima capsula delle pellicole che si separa dal corpo principale.
Rimane dunque la domanda sulla natura dell’oggetto visto nel west americano. Escludendo una meteora naturale o un quinto detrito spaziale per motivi puramente statistici, rimane l’ipotesi che si sia trattato del modulo di servizio del Kosmos, rimasto in orbita rispetto al modulo di rientro atterrato in Russia regolarmente.
Detto modulo di servizio avrebbe potuto essere destinato ad un rientro successivo sul Pacifico, ma un errore nell’accensione avrebbe potuto decretarne la fine prematura sopra gli Stati Uniti.
Un’altra possibilità è che, sempre a causa di un errore o guasto nell’accensione di de-orbit, il modulo di rientro e/o quello di servizio abbiano rimbalzato sull’atmosfera per immettersi in una orbita altamente instabile ma comunque compatibile con il tracciato originalmente previsto.
In assenza di prove materiali è impossibile fare ulteriori speculazioni. Il corpo principale di un oggetto di queste dimensioni (specie un satellite costruito con la proverbiale robustezza dell’astronautica sovietica degli anni sessanta) può viaggiare in atmosfera per centinaia di chilometri rispetto al punto di decadimento orbitale prima di cadere al suolo: forse nei prossimi mesi qualcuno, tra il New Mexico ed il Canada, sarà abbastanza fortunato da trovare qualche reperto e dirimere la questione.

Nell’immagine di apertura (TsSKB Progress), il satellite Resurs-OK, basato sul medesimo bus del Kosmos 2495 Kobalt-M.

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Paolo Actis

Paolo collabora con AstronautiNEWS fin dal maggio 2008.

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