Dream Chaser: il test considerato “un successo”

Il Dream Chaser nel sul secondo volo di test vincolato

Nonostante l’inconveniente ad un carrello, che ha determinato un atterraggio piuttosto rocambolesco, il primo test di volo libero del mini-shuttle di Sierra Nevada Corporation è stato giudicato un successo, e potrebbe essere sufficiente a convincere NASA a proseguire nel finanziamento dello sviluppo della navicella.
Mark Sirangelo, capo della divisione Sistemi Spaziali di SNC ha partecipato lo scorso giovedì ad una teleconferenza, secondo quanto riferito dal sito divulgativo nasaspaceflight.com, ed ha in quell’occasione approfondito i contenuti dello scarno comunicato stampa presente sul sito di Sierra Nevada relativo al test ed al successivo incidente.
Questa la sequenza degli eventi. Al termine dei controlli pre-volo, il veicolo sperimentale ETA è stato sollevato da un elicottero per essere portato in quota; nel corso dell’ora successiva sono stati condotti ulteriori tests, inclusa una caduta simulata. Successivamente l’altitudine è stata incrementata a 5500 piedi (1700 metri), e l’elicottero ha compiuto diversi passaggi sulla zona di lancio e sulla pista di atterraggio, la 22L della base di Edwards. Essendo tutti i sistemi pienamente operativi, è stato dato il go per lo sgancio, da una quota di 12500 piedi (3800 metri). Si è trattato del primo volo libero di un un velivolo “lifting body” di questo genere sin dagli anni settanta, e, nonostante tutte le simulazioni al computer, il Dream Chaser doveva dimostrare di poter effettivamente volare. La risposta di ETA è stata eccellente, ed ogni dubbio era fugato già dopo una decina di secondi dallo sgancio. Inizialmente il veicolo si è immesso in una picchiata con angolo di circa 50 gradi, per acquistare velocità. In seguito sono iniziate le manovre controllate vere e proprie, volte a recuperare la picchiata ed iniziare l’approccio ad Edwards con un assetto più gentile. Mentre ETA continuava la sua discesa verso la pista, compiendo continui aggiustamenti di assetto in modo molto regolare, i suoi computers scaricavano a terra una mole di dati preziosissimi per lo sviluppo del progetto.
Durante queste operazioni tutto si è svolto in modo assolutamente nominale.
A questo punto i sistemi di guida hanno dato il via alla fase di atterraggio, alzando la prua del velivolo e riducendone la velocità fino ai 160 nodi previsti, con un rateo di discesa di 1,58 piedi al secondo (50 centimetri). L’ETA è dotato di un radar altimetro che da’ il via alla sequenza di apertura dei carrelli. Essi sono due, posti sotto le ali, mentre a prua è previsto un semplice pattino retrattile. E’ stato in questo momento che da terra ci si è resi conto che il carrello di sinistra non era esteso. Il touchdown è avvenuto regolarmente, ed i computers, rilevando l’anomalia, hanno tentato di mantenere in assetto il Dream Chaser con le superfici di governo. I tentativi, come prevedibile, non sono stati sufficienti ad impedire che ETA si inclinasse progressivamente a sinistra, finendo per toccare la pista con la fusoliera-ala.
Mr. Sirangelo è stato piuttosto elusivo su quanto effettivamente è accaduto in seguito. Tuttavia, mettendo insieme le sue caute parole con quanto riportato da alcuni testimoni, pare di poter affermare che il Dream Chaser si è ribaltato uscendo dalla pista. Incredibilmente il veicolo ha sopportato l’incidente piuttosto bene, fermandosi in posizione corretta, e riportando danni che per la maggior parte sono stati definiti “estetici”, come quelli al (finto) sistema TPS di protezione termica.
Per aggiungere la beffa la danno, appena ETA si è fermato dopo la piroetta, il carrello di sinistra si è regolarmente esteso.
Va sottolineato che i carrelli montati sul veicolo sperimentale non sono quelli che verranno impiegati sui futuri Dream Chasers, e questi in particolare erano stati recuperati da un vecchio caccia F5. E’ in corso una indagine per appurare le cause della mancata estensione.
Sierra Nevada ha sottolineato come il test abbia raggiunto il 99% dei suoi obiettivi, e che l’incidente finale abbia testimoniato della robustezza del mezzo, con il comparto per l’equipaggio assolutamente indenne, così come i sistemi di bordo.
Ora comincia un periodo di circa 30 giorni di revisione dei dati raccolti, condotta insieme a NASA, e volta a verificare l’effetivo raggiungimento della “milestone” del programma di sviluppo.
Nel frattempo, SNC dovrà decidere se e come intervenire sull’ETA. I piani iniziali prevedevano uno o due test di caduta libera ed atterraggio, prima di riportare il veicolo in Colorado per l’allestimento della versione destinata ai test con equipaggio. Si tratta di decidere se riparare il mezzo per un nuovo test analogo a questo o se riportarlo immediatamente in Colorado e procedere con le modifiche. Secondo SNC c’è una forte possibilità che i dati raccolti durante la fase iniziale del test siano sufficienti. Intanto è stato dato il via alla costruzione del Dream Chaser sperimentale che dovrà effettuare il primo volo orbitale, con lancio (unmanned) previsto nel 2016 grazie ad un vettore Atlas 5 di ULA. Lockheed Martin sta infatti realizzando il mezzo nell’impianto di Michoud che negli anni passati ospitava gli space shuttles.

Paolo Actis

Paolo collabora con AstronautiNEWS fin dal maggio 2008.

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