Test sul Discovery durante il rientro di STS-119

Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA
Il logo di AstronautiNEWS. credit: Riccardo Rossi/ISAA

Sabato scorso, durante le delicate fasi di rientro, lo shuttle Discovery è stato oggetto di un particolare esperimento di aerodinamica basato su una sola piastrella modificata posta sotto l'ala sinistra.

Lo scopo dell'esperimento era quello di acquisire dati sul flusso "laminare" d'aria che garantisce un sottile strato isolante durante le fasi di massimo calore del rientro e, quanto  questo causi turbolenze aerodinamiche con conseguente aumento della temperatura ed eventuali danni all'orbiter.

Il passaggio dal flusso d'aria laminare a quello turbolento, chiamato "boundary layer transition (BLT), avviene intorno ai Mach 8 circa 20 minuti dopo il rientro nell'atmosfera, ma può variare a seconda dello stato dello scudo termico.
Una piastrella leggermente danneggiata incide fortemente sul BLT, causando un aumento della temperatura della zona interessata e modificando l'assetto dello shuttle a cui farà seguito l'intervento dell'autopilota per mantenerlo nell'assetto previsto.
Durante STS-28 il BLT si è verificato 15 minuti dopo il rientro mentre il Columbia viaggiava a Mach 18 e sempre il Columbia di STS-50 ha visto occorrere il BLT sotto un'ala un minuto prima dell'altra, con conseguente difficoltà di controllo.

Nel caso del Discovery la piastrella in oggetto aveva un bordo più alto di 0,25 inches, questo ha causato il BLT verso Mach 14 con un picco massimo di 2000° F contro i 1600°F tipici di questa sezione dell'ala, ma comunque inferiore al previsto.
In uno dei prossimi voli gli ingegneri potrebbero chiedere l'installazione di una piastrella con il bordo ancora più alto per studiarne l'incidenza.

Oltre ai dati di temperatura registrati a bordo, un P-3 Orion dell'US Navy che volava sul Golfo del Messico, ha catturato delle immagini all'infrarosso che mostrano la turbolenza prevista sotto l'ala sinistra ed una maggiore e non prevista sotto quasi tutto l'orbiter, ma che rientra nella quasi normalità in quella fase del rientro.

Simone Montrasio

Appassionato di astronautica fin da bambino, gli studi ed il lavoro mi hanno tenuto occupato nel settore chimico industriale fino al 2011 quando ho deciso di cambiare completamente vita e dedicarmi alla campagna. Collaboro felicemente con AstronautiNEWS dalla sua fondazione con una pausa sabbatica tra il 2011 ed il 2013.

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