Cosa aspettarsi da Flight 13 di Starship

Booster 20 e Ship 40 al pad di lancio di Starbase. Credit: SpaceX

Fin dal primo Integrated Flight Test nell’aprile 2023, ogni volo del lanciatore superpesante e completamente riutilizzabile in fase di sviluppo da SpaceX a Starbase, nel Texas sudorientale, è stato definito come «decisivo», «rivoluzionario» o «cruciale». I motivi erano, e sono tuttora, ampiamente condivisibili. Starship, composto dal primo stadio Super Heavy e dal secondo stadio Ship, è stato presentato fin dagli inizi come un vettore in grado di abbassare notevolmente il costo per unità di massa per il trasporto di carichi utili e soprattutto diventare il primo lanciatore completamente riutilizzabile nella storia dell’umanità. E se i primi voli hanno regalato anche tanto spettacolo, basti pensare che nel primissimo non ci fu nemmeno la separazione dei due stadi, più si andava avanti e più sorgevano dubbi sulle reali capacità di Starship di soddisfare le enormi aspettative.

Grazie anche all’introduzione di migliorie e alla risoluzione delle problematiche che emergevano di volo in volo, SpaceX portò una seconda versione del lanciatore, chiamata V2. Fece il suo debutto in occasione del settimo volo (FT-7) a gennaio 2025, durante il quale vennero persi i contatti con lo stadio superiore poco dopo la separazione. La nuova versione sembrò particolarmente incline ad avere problemi e malfunzionamenti, soprattutto su Ship: si ebbero durante l’ottavo, nono e, in misura minore, decimo volo. Solo con l’undicesimo si ebbe un sostanziale successo, grazie anche al fatto che molte componenti erano state installate o configurate in preparazione al volo inaugurale della terza versione.

L’esordio della V3 a maggio 2026 è andato decisamente meglio rispetto a quello precedente: se si esclude un problema durante il boostback burn, ovvero l’accensione dei motori da parte del primo stadio per annullare la velocità orizzontale, virare e tornare indietro verso il sito di lancio, Ship ha effettuato tutte le operazioni previste. L’unica eccezione riguarda lo spegnimento anticipato di un motore Raptor durante la fase di ascesa, che ha comportato un’accensione complessiva più lunga e la mancata dimostrazione di riaccensione di un motore in orbita.

Con questo tredicesimo volo, quindi, è molto probabile che SpaceX si aspetti di aver corretto queste situazioni, riuscendo quindi ad avanzare nello sviluppo di Starship e della sua capacità di completo riutilizzo. Non è ancora chiaro, infatti, quando verrà anche tentato il recupero dello stadio superiore, che è sempre stato diretto verso un punto isolato dell’Oceano Indiano, quando ne è riuscita la separazione. Per questo motivo, Flight 13 sarà una sostanziale ripetizione, con accorgimenti adeguati, di Flight 12: le differenze sono minime e necessarie a risolvere quanto di problematico c’era stato nel volo precedente.

Per quanto riguarda il booster, è stata modificata la sequenza di accensione dei motori per evitare quanto occorso durante Flight 12: piccole differenze nei tempi di attivazione avevano causato un boostback burn con un angolo molto diverso rispetto allo scenario nominale. Questa manovra è stata già oggetto di un leggero progresso durante i voli precedenti: grazie alla chiusura di alcune paratie nell’interstadio, era stato possibile orientare meglio i gas di scarico provenienti dallo stadio superiore, in modo da ottimizzare il consumo di propellente del booster per la manovra di boostback. Starship, a differenza della quasi totalità dei razzi in attività, adotta la tecnica dell’hot staging: il secondo stadio accende i propri propulsori quando è ancora collegato al primo, anziché aspettarne la separazione.

Sono state inoltre effettuate delle modifiche hardware ai motori Raptor per migliorare la capacità di riaccensione, che era venuta meno durante la manovra di ritorno al sito di lancio. I miglioramenti riguardano anche per il Raptor Vacuum, la versione del motore ottimizzata per operare in assenza di atmosfera, e che aveva avuto problemi durante la fase di ascesa.

A differenza del volo precedente verranno rilasciati 20 satelliti Starlink: a sei di questi è stata installata anche una videocamera e una luce per illuminare Starship e fornire immagini visuali dall’esterno della navetta e dello scudo termico. Nel volo precedente gli Starlink complessivi erano 22, di cui solamente due dotati di luce e telecamera: il dispenser PEZ era anche stato migliorato e reso più veloce.

Le immagini di Ship 38 durante Flight 12.

I satelliti ora saranno anche attivi e non più passivi: una volta rilasciati tenteranno di estendere i propri pannelli solari e le antenne per provare a connettersi ai quasi 11.000 satelliti Starlink già in orbita. Si tratterà anche dei primi della terza generazione, anche questa chiamata V3: rispetto alla precedente, presentano una capacità di downlink e uplink rispettivamente 10 e 22 volte migliore e pari a 1 Tbps e 160 Gbps, grazie a una nuova antenna phased array e a nuovi chip. Downlink e uplink sono due termini tecnici che indicano la quantità di dati che una connessione è in grado di fornire tra due punti: in questo caso si tratta dallo spazio a Terra, e viceversa.

Anche i pannelli fotovoltaici sono nuovi, dal momento che l’aumento delle prestazioni richiede un conseguente aumento della potenza: SpaceX scrive che è in grado di produrre un’unica coperta solare, ovvero la parte del pannello in grado di raccogliere l’energia del Sole, e di sezionarla in segmenti lunghi 19 metri, a loro volta suddivisi in quattro parti. Sono anche ottimizzati dal punto di vista aerodinamico: per quanto all’altitudine a cui operano l’atmosfera sia estremamente rarefatta, esistono comunque ancora molecole di gas in grado di impattare sui satelliti e farli rallentare, e quindi abbassare di quota.

Con Flight 13 gli Starlink non entreranno in orbita: saranno immessi nella stessa traiettoria suborbitale di Ship e rientreranno distruttivamente in atmosfera poche decine di minuti dopo il loro rilascio. Nonostante questo, SpaceX vuole validare ulteriormente il dispenser e verificare che le connessioni con gli altri satelliti, che avvengono tramite laser, siano funzionanti e stabili. Tra i vari utilizzi di Starship, infatti, ci dovrebbe essere la costruzione – o meglio dire, il mantenimento – della costellazione Starlink, attualmente composta da satelliti V2 mini e lanciati dal Falcon 9 su cadenza quasi quotidiana. Su ogni lanciatore ne vengono caricati tra i 22 e i 29, a seconda dell’orbita finale, mentre con Starship le stime sono intorno a 60.

Lo scudo termico, che nei primi voli ha rappresentato il principale ostacolo ad un perfetto rientro da parte di Ship, è stato ulteriormente migliorato: alcune piastrelle sono state modificate anche includendo dei sensori per misurare il carico aerodinamico che il razzo sperimenta, mentre altre sono state colorate di bianco per simularne l’assenza ed essere riconosciute dagli Starlink con la fotocamera

. Il profilo di questa missione è stato reso più aggressivo, aumentando lo stress sulla struttura: il motivo non è solo ingegneristico, ma anche di performance, in quanto permette di aumentare il carico utile verso l’orbita

Il tentativo di lancio del 17 luglio

L’attesa dopo Flight 12 è stata molto breve, segno che sono state risolte velocemente le problematiche e l’indagine della Federal Aviation Administration (FAA), l’ente che coordina e supervisiona le attività spaziali negli Stati Uniti. La finestra di lancio si è aperta alle 00:45 italiane del 17 luglio, quando a Starbase erano le 17:45, e sarebbe durata per 90 minuti.

A differenza di Flight 12, dove c’erano stati alcuni posticipi, tutto è sembrato procedere senza intoppi verso il lancio esattamente al momento dell’apertura della finestra di lancio. Il conto alla rovescia è stato interrotto brevemente a un minuto dalla partenza per permettere gli ultimi controlli e valutazioni, sia da parte del team di SpaceX che dai computer di bordo. Superato questo momento, chiamato in gergo tecnico un built-in hold, si è arrivati al momento della partenza: è stato attivato il water deluge system, che non è altro che una grande cascata di acqua che viene riversata sulla base della piattaforma di lancio per attutire il rumore e assorbire parte dell’energia dei gas di scarico del razzo, in modo da evitare danni strutturali. Tuttavia, come è stato possibile vedere brevemente dalla grafica della diretta, non tutti i motori si sono accesi contemporaneamente. Non è stato possibile proseguire con un nuovo tentativo di lancio all’interno della finestra prevista per via dell’attivazione proprio del water deluge system, che non sarebbe stato ricaricato in tempo.

Elon Musk ha scritto su X che due motori verranno sostituiti per precauzione, e che la prossima opportunità di lancio dovrebbe essere nei prossimi giorni. Le tempistiche di Musk sono solitamente ottimistiche, ma questa volta potrebbero essere verosimili: in un post successivo ha scritto che sarà «all’inizio della prossima settimana». È comunque la prima volta che Starship, intesa come lanciatore completo, sperimenta un abort in rampa di lancio: per questo potrebbero servire più giorni rispetto ai voli precedenti, quando il lancio era stato annullato ancora prima di accendere i motori.

Stando ad alcune ricostruzioni basate sulla grafica della diretta video, non si sono accesi 4 motori dell’anello intermedio di Booster 40.

Le novità della nuova versione

Come già anticipato, Flight Test 12 ha rappresentato il debutto della terza generazione di Starship: gli aggiornamenti rispetto alla seconda versione, che aveva esordito a gennaio 2025, sono diversi e interessano molteplici aree del sistema di lancio. Ne aveva parlato estesamente anche Riccardo Rossi, co-host di astronautiCAST, il podcast di ISAA, nella diretta dedicata al lancio.

In estrema sintesi, Super Heavy ha ora tre grid fin, le strutture metalliche che lo orientano e lo guidano durante le fasi di rientro, anziché quattro: sono disposte a “T” e sono più grandi, per compensare il numero ridotto. Il cosiddetto hot stage ring, la struttura di connessione tra primo e secondo stadio che permetteva lo sfiato dei motori durante la separazione tra i due e che in seguito veniva espulsa, è ora saldato al booster. Soprattutto nella zona dei motori le modifiche sono più evidenti: i motori ora sono a vista, anzichè protetti da una gonna, grazie ad una serie di miglioramenti tecnici che garantiscono più spinta e meno massa.

Ship dispone invece di un nuovo design del sistema propulsivo, serbatoi più grandi, e attuatori dei flap più leggeri e ridonanti.

Fonte: SpaceX

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Matteo Deguidi

Studio Astrophysics and Cosmology e ho fatto un Master in Comunicazione della Scienza a Padova: qui provo a raccontare quello che succede nel mondo dell'astronautica mondiale, concentrandomi su missioni scientifiche in corso o in fase di sviluppo, con qualche spruzzata di astronomia ogni tanto.

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