Elon Musk fa il punto sul programma Starship per il 2024

Una Ship sperimentale in rientro a Boca Chica. Credits: SpaceX

Lo scorso 4 aprile Elon Musk ha tenuto una presentazione di aggiornamento di fronte ai dipendenti di SpaceX a Starbase. Gli argomenti hanno toccato sia gli ultimi sviluppi del sistema di lancio Starship sia i numerosi successi dell’azienda, ma tutti inquadrati come semplici mezzi per il raggiungimento dello scopo ultimo di SpaceX: rendere l’umanità una specie multiplanetaria in modo sostenibile.

Nel tipico stile di Musk, la conferenza è stato un mix tra interessanti spunti tecnici, pure speculazioni e richiami al suo sogno di colonizzazione marziana, intercalata a momenti di plauso per l’azienda e le sue tecnologie. Il punto che appassionati e addetti ai lavori stavano aspettando con maggiore curiosità erano le novità su Starship e i piani per il prossimo futuro.

Per rompere il ghiaccio Musk ha mostrato alcune slide che riassumono gli ottimi numeri di SpaceX dalla sua fondazione: 327 lanci, 291 atterraggi e 261 voli con hardware riutilizzato. Per quanto concerne le missioni con capsule, ci sono stati 45 lanci della Dragon e 50 astronauti inviati in orbita, dei quali 46 verso la Stazione Spaziale Internazionale. Musk ha assicurato che il know-how sviluppato in questi contesti sarà trasferito nel programma Starship.

Il punto su Starship

Il primo miglioramento discusso è stato quello delle prestazioni dei motori Raptor, costantemente aumentate dal primo lancio. La versione 2 del propulsore, attualmente in produzione di massa, è arrivata a sviluppare 230 tonnellate forza di spinta a livello del mare, quasi 50 in più delle 185 erogate dalla versione 1. La versione 3 dovrebbe vedere un’ulteriore riduzione della massa e delle dimensioni, agevolata da un re-design che integrerà e semplificherà molti dei suoi sotto-componenti, e la rimozione della protezione che protegge dal calore varie tubazioni e sistemi secondari del motore. Infine, negli auspici di Musk, il Raptor 3 versione Booster dovrebbe raggiungere le 330 tonnellate forza di spinta.

SpaceX prevede di realizzare almeno due ulteriori step evolutivi del progetto Starship. Ci sarà una versione 2, di dimensioni leggermente maggiori della configurazione che ha volato con IFT-3, capace di offrire un 30% di potenza extra al decollo e portare 100 tonnellate di carico in orbita bassa. A questa dovrebbe far seguito un’ancora più ambiziosa versione 3, con un carico utile di oltre 200 tonnellate, 150 metri di altezza e 2.700 tonnellate forza di spinta al decollo, oltre il doppio dell’attuale. Secondo Musk, la Starship v3.0 potrebbe essere lanciata a un costo minore del lancio di un Falcon 1, cioè intorno ai 3 milioni di dollari a lancio. Se realizzato, l’auspicio si tradurrebbe in un costo di lancio di 15 dollari per chilogrammo.

Musk si è poi soffermato a discutere delle caratteristiche della Starship per missioni lunari, ricordando che sarà una versione specializzata, con gambe di atterraggio maggiorate per gestire gli atterraggi e nessun sistema di protezione termica. Ovviamente questa variante di Starship non rientrerà mai sulla Terra, ma si limiterà a rendez-vouz con Starship Tanker per rifornirsi, e continuerà a fare da spola da e verso la superficie selenica.

Anche per questo argomento Musk ha deviato dai programmi concreti verso i suoi sogni personali, proponendo questo sistema di lancio come fattore abilitante alla creazione di una base lunare vera e propria, da lui battezzata Moonbase Alpha.

Per quanto concerne i prossimi voli di test, Musk ha annunciato che il prossimo volo di test IFT-4 dovrebbe svolgersi entro maggio. In questa missione si tenterà di far inabissare la Ship in modo controllato dopo aver attraversato con successo le fasi più “calde” del rientro, mentre il booster dovrebbe tentare una manovra simile a quella di atterraggio sulla torre di lancio, ma effettuandola in sicurezza, al largo del Golfo del Messico.

Se questi obiettivi saranno raggiunti in modo soddisfacente, allora con il volo ITF-5 si potrebbe tentare di riportare il booster alla rampa di lancio di Boca Chica. In ogni caso Musk ritiene plausibile che la prima cattura di un booster da parte dei due chopsticks possa avvenire entro la fine del 2024.

A proposito di torri di lancio, è confermata la costruzione di due torri a Boca Chica e due a Cape Canaveral. Il volo di esordio dalla Florida potrebbe avvenire già nel 2025.

Più complicato sarà far rientrare la Ship a Boca Chica. Musk ha affermato che, date le velocità ed energie in gioco, serviranno almeno almeno due rientri e splashdown consecutivi di successo del secondo stadio di Starship per avere una ragionevole fiducia che non avvengano esplosioni in volo in questa fase. La distruzione di una Ship in rientro sparpaglierebbe detriti su un’ampia zona tra Stati Uniti e Messico, e causerebbe sicuramente uno stop ai voli da parte delle autorità federali.

Insieme ai miglioramenti costanti ai Raptor, SpaceX sta aumentando il rateo di produzione di Booster e Ship, con l’obbiettivo di costruirne almeno sei l’anno.

Una delle tecnologie chiave che dovranno essere dimostrate con pieno successo anche per i contratti che SpaceX ha con NASA nel contesto delle le missioni Artemis è il trasferimento orbitale di propellenti criogenici. Un test con apparati interni è stato già effettuato durante IFT-3, ma la vera dimostrazione deve avvenire con un passaggio tra due Ship in rendez-vouz. La previsione è che questa missione possa svolgersi nel 2025.

L’acquisizione di questa capacità è uno dei fattori chiave anche per i piani di colonizzazione marziana di Musk, che vede come necessari dai 5 ai 6 rifornimenti per poter inviare una Starship.

La colonizzazione di Marte secondo Musk

La tematica della colonizzazione di Marte, e più in generale del rendere l’umanità una specie interplanetaria, è stata propinata con entusiasmo nel corso di tutta la conferenza. Ogni aspetto dei progressi di Starship è stato letto attraverso questa lente. Musk ha ribadito che è proprio questa la mission ultima di SpaceX.

Musk ha ribadito concetti e idee già proposte in varie occasioni, cioè che Starship sarà indispensabile per lanciare nello spazio le enormi quantità di materiali e mezzi necessarie a costruire la prima colonia marziana, e per renderla autosufficiente il prima possibile. Come gigantesche “balene cosmiche” di cui non si butta nulla, le prime Starship a raggiungere Marte non ripartiranno verso la Terra, ma saranno smantellate dai coloni diventando materiale grezzo per le strutture della colonia.

Dandosi un orizzonte temporale di 20 anni per realizzare questa visione, Musk ha affermato che saranno migliaia le Starship in partenza verso Marte ogni 26 mesi, quando cioè l’allineamento orbitale Terra-Marte sarà più conveniente. Per allora dovranno essere presenti in orbita abbondanti riserve di propellenti, oltre che un impianto di produzione degli stessi su Marte. All’atto pratico questo si tradurrebbe in decine di lanci verso Marte per ogni giorno utile della finestra biennale, e porterebbe a una riduzione dei costi di trasporto tale che (quasi) chiunque possa permettersi di staccare un biglietto e trasformarsi in un colono marziano.

Si tratta di uno scenario da romanzo di fantascienza, peraltro già discusso da Musk in altre occasioni, una visione di lunghissimo periodo a metà tra una strategia di marketing e il sogno di lasciare un segno nella storia. Musk, per quel che vale, è assolutamente convinto della fattibilità di questa visione, anche se teme di non vivere abbastanza a lungo per poterla osservare con i suoi occhi.

La complessità reale di uno scenario simile e tutti gli altri fattori che, oltre a un lanciatore, sarebbero determinanti per la fattibilità e il successo di un programma di colonizzazione marziana sono menzionati nelle slide qui sopra, e meritano un livello di approfondimento ben maggiore dei pochi minuti a essi dedicati nella conferenza di Musk. Se siete interessati, è sempre possibile discuterne su ForumAstronautico.it.

Fonti: SpaceX

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Marco Zambianchi

Spacecraft Operations Engineer per EPS-SG presso EUMETSAT, ha fatto parte in precedenza dei Flight Control Team di INTEGRAL, XMM/Newton e Gaia. È fondatore di ForumAstronautico.it e co-fondatore di AstronautiCAST. Conferenziere di astronautica al Planetario di Lecco fino al 2012, scrive ora su AstronautiNEWS ed è co-fondatore e consigliere dell'associazione ISAA.