Ultimi test per il Dream Chaser ormai pronto al debutto

Dream Chaser Tenacity
Il primo Dream Chaser operativo è stato battezzato Tenacity (Tenacia). Image Credit: SNC

Dream Chaser, il veicolo spaziale di Sierra Space battezzato Tenacity e che vagamente ricorda le forme dello Space Shuttle, è attualmente sottoposto ai collaudi finali in preparazione del suo primo volo.

A novembre si era concluso l’assemblaggio, dopodiché il veicolo spaziale era stato spedito alla Neil Armstrong Test Facility della NASA in Ohio per effettuare i collaudi propedeutici al lancio. Il veicolo verrà posizionato in verticale, quindi verrà sottoposto a una simulazione delle vibrazioni del lancio in una apposita struttura che dispone della tavola vibrante più potente del mondo.

Sierra Space non ha ancora comunicato ufficialmente una data di lancio, se non per dichiarare che sarebbe avvenuto nel 2024, ma affermazioni precedenti suggeriscono che il volo potrebbe avvenire già nel corso del mese di aprile.

Il sistema Dream Chaser è stato progettato per trasportare merci sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Tenacity dovrebbe essere in grado di effettuare le prime sette missioni di rifornimento robotico della ISS.

Sierra Space ritiene che la propria piattaforma Dream Chaser sarà in grado di rivoluzionare il trasporto spaziale. Il veicolo potrà atterrare su piste commerciali invece che ammarare negli oceani, potrà essere riutilizzato per un minimo di 15 missioni operando in completa autonomia e manutenuto in piena sicurezza essendo dotato di un sistema di propulsione non tossico a base di perossido di idrogeno.

Il Dream Chaser sarà il quinto spazioplano a volare in orbita, dopo gli americani Space Shuttle e X-37B, il russo Buran e il segreto veicolo cinese. Per raggiungere l’orbita verrà utilizzato il razzo Vulcan Centaur sulla cui sommità verrà posizionato il Dream Chaser protetto dal fairing del razzo. Per poter essere contenuto nel fairing le ali del veicolo spaziale dovranno essere ripiegate.

Il veicolo effettuerà un rientro dallo spazio planando come lo Space Shuttle per atterrare su una qualunque pista di aeroporto normalmente adibita al traffico aereo commerciale. I propulsori del sistema di controllo dell’assetto bruciano carburante a base di etanolo, che non è un composto volatile esplosivo né tossico come l’idrazina, permettendo così al Dream Chaser di essere gestito in sicurezza immediatamente dopo l’atterraggio, a differenza di quanto accadeva con lo Space Shuttle. Il sistema di protezione termica (TPS) pensato per il veicolo è uno scudo ablativo creato dall’Ames Research Center della NASA che potrà essere sostituito in blocco e non tassello per tassello, e solo dopo molteplici voli.

La progettazione dello scudo termico ha dovuto tenere in grande considerazione la forma aerodinamica del veicolo poiché le ali e la fusoliera generano una notevole quantità di portanza durante la fase di rientro. La portanza generata dalle superfici aerodinamiche e dalla fusoliera permettono al veicolo, una volta raggiunta la bassa atmosfera e quindi una più alta densità dell’aria, di planare come un aliante manovrando in direzione della pista di atterraggio. Da questo punto di vista il Dream Chaser ricorda la categoria di aerei sperimentali degli anni ’60 denominata Lifting Body.

Dream Chaser verrà portato in orbita da un razzo Vulcan Centaur, vettore che ad oggi non ha ancora effettuato il suo primo volo. Il razzo avrebbe dovuto fare il suo debutto il 24 dicembre ma alcuni lievi problemi riscontrati durante un Wet Dress Reharsal (WDR) effettuato lo scorso 10 dicembre, hanno fatto slittare il volo inaugurale al gennaio 2024.

Insieme a Tenacity, è già in produzione un secondo veicolo Dream Chaser, chiamato Reverence. Sierra Space, con il suo Dream Chaser Global Project, desidererebbe proporre le proprie navette a qualunque nazione desideri un accesso allo spazio.

Fonte: Space.com

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Marco Carrara

Da sempre appassionato di spazio, da piccolo sognavo ad occhi aperti guardando alla televisione le gesta degli astronauti impegnati nelle missioni Apollo, crescendo mi sono dovuto accontentare di una più normale professione come sistemista informatico in una banca radicata nel nord Italia. Scrivo su AstronautiNews dal 2010; è il mio modo per continuare a coltivare la mia passione per lo spazio.