“Uno sguardo a Minerva” – Samantha Cristoforetti in contatto con il World Economic Forum 2022

Proseguiamo la serie di articoli con i quali vi porteremo i video della missione Minerva di Samantha Cristoforetti con sottotitoli in italiano. Per ragioni di praticità alcune delle domande più lunghe sono state parafrasate. I sottotitoli e il transcript sono a cura di ISAA.

Nel video di oggi, registrato lo scorso 25 maggio, Samantha Cristoforetti risponde alle domande di Andrew R. Sorkin, in collegamento con il World Economic Forum di Davos, in Svizzera.

D: Quanto è importante la futura cooperazione tra la Russia e le altre “economie spaziali”? Com’è in questo periodo lavorare con i colleghi cosmonauti? Discutete fra voi di ciò che sta accadendo in Ucraina?

SC: Penso che su un livello personale siamo tutti rattristati e devastati dagli eventi del conflitto in corso, e questo è un fatto. Ma allo stesso tempo ciò che prevale nelle nostre relazioni a bordo e nel lavoro giornaliero siano le nostre amicizie personali, si tratta di colleghi che conosciamo da tanto tempo. A livello professionale prevale il nostro impegno comune per il successo della missione e per portare avanti questo splendido lavoro di avanzamento scientifico e tecnologico, un lavoro a cui ci dedichiamo giornalmente sulla ISS e che, come dicevo, è un prodotto del lavoro integrato di molti partner internazionali.

D: In che modo pensi che la tua missione possa aiutare a risolvere i principali problemi del cambiamento climatico?

SC: Penso che le grandi sfide globali come il cambiamento climatico siano affrontate al meglio quando la società ha a disposizione strumenti potenti come la conoscenza, la tecnologia ed economie forti. Penso ci siano due modi per rispondere alla tua domanda. Da un lato posso elencarti tutte le risorse che abbiamo nello spazio e che monitorano la Terra giorno dopo giorno. Alcuni sono satelliti, altre sono installate qui sulla piattaforma esterna della ISS dalla quale possono prendere energia e sfruttare la connessione dati, ed è stato possibile installarle qui. Ma penso si debba avere anche una prospettiva più olistica, capendo che lo spazio è davvero parte delle nostre vite, del nostro sviluppo tecnologico, degli avanzamenti tecnologici, delle nostre risorse economiche e delle risorse scientifiche e tecnologiche che oggi abbiamo a disposizione per affrontare queste sfide, specialmente quella del cambiamento climatico. Più sviluppiamo le nostre abilità ed economie spaziali più moltiplichiamo queste risorse, gli strumenti tecnologici che abbiamo a nostro favore per combattere il cambiamento climatico e tutte le grandi sfide che affrontiamo.

D: Che cosa pensi del settore privato nello spazio?

SC: Penso che sia uno sviluppo entusiasmante e positivo. La cooperazione tra il settore privato e pubblico ci porterà molti benefici. Il settore privato porterà più agilità e capacità innovative, più competizione, che è la potenza dell’economia di mercato e quando la si porta nel settore spaziale è un po’ dirompente, ma di certo lo aiuta a svilupparsi rendendolo più resiliente, più conveniente da un punto di vista economico. Così, come dicevo, tutte queste possibilità possono essere delle leve per i diversi settori industriali, sociali ed economici. Lo spazio non è qualcosa a sé stante che opera per conto proprio, è integrato nel tessuto sociale ed economico. Questo è il tipo di benefici che penso ci stiano portando i nuovi attori commerciali. Come dicevo prima sono qui in Columbus, il laboratorio europeo. All’esterno c’è una piattaforma che è un esempio della collaborazione pubblico-privato, sulle pareti vicino a me c’è un altro esempio, l’esperimento IceCube. Alcune di queste collaborazioni sono già in funzione e ci stiamo impegnando per averne sempre di più.

D: Che differenze hai trovato fra il tuo primo volo e il secondo?

SC: La seconda volta è molto diversa. Non migliore o peggiore, ma diversa. La prima volta sono arrivata alla Stazione Spaziale come principiante ed è stato travolgente. Già durante il lancio sono stata travolta da esperienze nuove, nuove sensazioni fisiche, nuove abilità da imparare come fluttuare a 0 g e gestire questo ambiente complesso qual è la ISS. Se penso ai primi giorni e alle prime settimane tutto è un po’ sfuocato, non ho ricordi molto chiari. Non vedevo l’ora di tornare qui una seconda volta, questa volta come veterana, per avere un riscontro diverso sia cognitivo che emotivo, per viverla un po’ più al rallentatore ed è stato così. Non dovevo imparare tutto da zero, è come andare in bicicletta e nel mio cuore e nella mente avevo posto per poter osservare meglio l’esperienza, notare i dettagli e, spero, ricordarla meglio in futuro.

D: Qual è la cosa più emozionante alla quale stai lavorando?

SC: Questa settimana c’è stato un evento molto emozionante, è arrivata una nuova navetta, la Starliner. Il prototipo, nel suo viaggio dimostrativo, ha bussato alla nostra porta nella notte fra venerdì e sabato. La missione è molto corta e intensa e mira a dimostrare le varie capacità della capsula. Abbiamo chiuso il portello la scorsa notte e fra poco si sgancerà, speriamo che poi atterri senza problemi. Oltre a questo c’è sempre molta scienza da fare a bordo è difficile scegliere un esperimento preferito. Lascio che sia la prossimità a scegliere. Qui potete vedere una videocamera, che non posso toccare. L’ho installata ieri. È un’installazione per validare operazioni telerobotiche. Quando siamo pronti per la dimostrazione userò questo controllo tattile. Lo impugnerò e spostandolo muoverò da remoto la mano di un robot sulla Terra, per fargli eseguire delle azioni. È entusiasmante, queste capacità saranno utili per le esplorazioni di superficie della Luna e magari di Marte.

D: Mattel ha creato una Barbie Samantha, come è successo?

SC: Sì, hanno questa campagna che si chiama Dream Gap. L’idea è di dare alle giovani ragazze, iniziando anche da bambine in età prescolare, dei modelli da seguire in modo che possano continuare a sognare in grande, così che non pensino già da piccole di essere escluse da alcune professioni, carriere professionali o discipline al college. Voglio incoraggiare le donne a prendere in considerazione carriere nella STEM o lavorare nello spazio. Non avendo già in mente un obiettivo specifico, quello dipende dalle scelte e dalle libertà individuali, ma vorrei aiutare le donne a percepire quella libertà, così che possano fare le loro scelte sapendo di avere la libertà di spaziare nell’intera gamma delle imprese umane.

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Marco Zambianchi

Ground Systems Engineer presso ESA/ESOC, ha fatto parte dei Flight Control Team di INTEGRAL, XMM/Newton e Gaia. È fondatore di ForumAstronautico.it e co-fondatore di AstronautiCAST. Conferenziere di astronautica al Planetario di Lecco fino al 2012, scrive ora su AstronautiNEWS ed è Presidente dell'associazione ISAA.