Israele vuole tornare sulla Luna… e atterrare dolcemente

Israele, che aveva sperato di diventare il quarto paese in grado di riuscire a far atterrare dolcemente sulla Luna un veicolo spaziale, malgrado il fallimento del primo tentativo intende progettare una nuova missione per rivendicare quel tanto ambito titolo.

La missione di Beresheet dello scorso aprile si era conclusa con lo schianto della sonda sul suolo lunare. Un errore del computer di bordo aveva introdotto un ritardo nell’accensione dei propulsori. La sonda, non riuscendo a rallentare come previsto, si era schiantata sulla superficie lunare. Sei mesi dopo, un rappresentante del produttore aerospaziale di proprietà del governo israeliano ha offerto ai partecipanti riuniti per il 70º Congresso Astronautico Internazionale un riassunto di ciò che è andato storto, e un’introduzione su quello che Israele spera di fare dopo sulla Luna.

«Siamo molto orgogliosi e contenti della missione Beresheet», ha dichiarato Ehud Hayun, ingegnere di sistemi spaziali presso la Israel Aerospace Industries, azienda responsabile della costruzione della navicella spaziale. «Questa missione ci ha reso il settimo paese in orbita attorno alla Luna e il quarto a tentare l’atterraggio». Con un buon senso dell’umorismo, le diapositive mostrate durante la presentazione hanno aggiunto a quella lista l’affermazione che Israele è diventata la terza nazione che è riuscita a far atterrare troppo velocemente una sonda sulla Luna.

Con un budget di circa 100 milioni di dollari a disposizione, la missione di Beresheet è stata progettata per essere la più economica possibile. Sulla sonda non sono stati implementati sistemi ridondanti, scelta tecnica che ha si permesso un grosso risparmio di denaro ma ha anche introdotto il fattore di rischio che alla fine ha compromesso il buon esito della missione.

La missione ha dovuto affrontare diverse sfide e anomalie durante il viaggio. Il più lungo e tortuoso percorso verso la Luna, una rotta scelta appositamente per rendere il lancio più economico, ha esposto la navicella spaziale a un maggior quantitativo di radiazioni. Il computer di bordo del veicolo spaziale si è resettato più volte durante il viaggio e ciò ha provocato il ritardo nell’accensione dei propulsori, anomalia che non ha permesso la corretta riduzione della velocità di atterraggio e ha fatto schiantare la sonda sulla superficie lunare.

Nonostante il fallimento, Israele non ha intenzione di smettere di inseguire la Luna. Il team di specialisti che ha supportato la missione di Beresheet è rimasto ed è loro intenzione far volare una nuova versione del lander entro i prossimi due o tre anni.

La nuova navicella spaziale introdurrà modifiche progettuali volte ad aumentare le probabilità di successo della missione. Le nuove versioni verranno dotate di computer aggiornati e, a differenza del primo Beresheet, saranno dotate di un sistema che permetterà di evitare eventuali ostacoli che si dovessero presentare in fase di atterraggio.

Al prossimo lancio, il team israeliano avrà un vantaggio: l’esperienza acquisita con la precedente missione. «A livello tecnico, le cose erano molto difficili perché avevamo definito un compito enorme: la prima missione lunare a basso costo», ha detto Hayun. «Non avevamo nessun riferimento da studiare perché non era mai stato fatto prima».

Fonte: Space.com

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Marco Carrara

Da sempre appassionato di spazio, da piccolo sognavo ad occhi aperti guardando alla televisione le gesta degli astronauti impegnati nelle missioni Apollo, crescendo mi sono dovuto accontentare di una più normale professione come sistemista informatico in una banca radicata nel nord Italia. Scrivo su AstronautiNews dal 2010; è il mio modo per continuare a coltivare la mia passione per lo spazio.

Una risposta

  1. MayuriK ha detto:

    Daje Israele, crediamo in te!

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