Apollo 11, i ringraziamenti in TV a meno di 24 ore dal rientro

23 luglio 1969

Dal nostro inviato a Houston.

Nell’ottavo e penultimo giorno di volo, quando mancano meno di 24 ore al rientro nell’Oceano Pacifico, con una diretta televisiva gli astronauti dell’Apollo 11 hanno voluto ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile il successo della missione.

Neil Armstrong, in qualità di comandante ha preso la parola per primo.

Armstrong: «Buonasera, qui è il Comandante dell’Apollo 11. Cento anni fa Jules Verne scrisse un libro su un viaggio verso la Luna. La sua astronave, Columbia [in realtà si chiamava Columbiad, n.d.t.], decollava dalla Florida e rientrava nell’Oceano Pacifico dopo aver completato un viaggio intorno alla Luna. Per questo noi, moderno equipaggio del Columbia, vorremmo condividere con voi alcune nostre riflessioni, mentre siamo sempre più prossimi al rientro nello stesso Oceano Pacifico del libro. La parola passa ora a Mike Collins.»

Collins: «Grazie, questo nostro viaggio verso la Luna a molti potrebbe essere sembrato semplice. Vorrei assicurarvi che proprio non è questo il caso. Il razzo vettore Saturn V che ci ha portato in orbita, è una macchina incredibilmente complicata e ogni suo componente ha funzionato perfettamente. Il computer che vedete qui sopra la mia testa, ha un vocabolario di 38.000 parole, di cui ogni parola è stata diligentemente selezionata per essere il più possibile affidabile per noi.
Questo interruttore che ho in mano, ha oltre 300 controparti solamente nel modulo di comando. Inoltre c’è una miriade di interruttori, leve e altri tipi di controlli. Il propulsore SPS, quel grande motore a razzo che abbiamo giù all’estremità del modulo di servizio, ha funzionato perfettamente. Se così non fosse stato saremmo rimasti bloccati in orbita lunare. Domani i paracadute dovranno funzionare perfettamente per non farci precipitare nell’oceano. Abbiamo sempre avuto fiducia in tutte queste apparecchiature e continueremo ad averla fino alla fine della missione. Tutto questo è stato possibile solo grazie alla passione, al sudore e alle lacrime di una moltitudine di persone. Per primi I lavoratori americani che hanno assemblato tutti i pezzi. Poi i vari team che hanno effettuato i test. E infine le persone del Manned Spacecraft Center a Houston, alla direzione, preparazione della missione, controllo missione e gli addetti all’addestramento dell’equipaggio. Tutto questo può essere paragonato al periscopio di un sottomarino: quello che vedete siamo solo noi tre, ma in realtà sotto la superficie ci sono migliaia e migliaia di altre persone, e proprio a loro io vorrei fare un grande ringraziamento.»

Aldrin: «Buonasera. Vorrei discutere con voi riguardo qualche aspetto tra i più simbolici di questa nostra missione, Apollo 11. Mentre stavamo ripercorrendo gli eventi degli ultimi due o tre giorni, qui in questa nostra navicella, siamo arrivati alla conclusione che tutto questo è molto di più di tre uomini in viaggio verso la Luna. Molto di più anche dello sforzo congiunto tra un governo e l’industria. Addirittura maggiore dello sforzo di una nazione. Noi sentiamo che questo rappresenta il simbolo dell’insaziabile curiosità dell’umanità nell’esplorare l’ignoto. Quello che Neil ha detto l’altro giorno ponendo per la prima volta il piede sulla Luna: ‹Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità›, rappresenta perfettamente i nostri sentimenti. Abbiamo accettato la sfida nell’andare sulla Luna e questo era per noi inevitabile. Credo che la relativa facilità con cui abbiamo svolto la nostra missione, sia il tributo al tempismo di quanto abbiamo accettato di fare. Oggi io sento che siamo pienamente capaci di accettare l’espansione dell’esplorazione dello spazio. A posteriori posso affermare inoltre che siamo molto compiaciuti dei nomi che abbiamo assegnato alle nostre due navicelle, Columbia ed Eagle. Siamo altresì contenti dell’emblema della nostra missione, l’aquila americana che porta il ramo di ulivo, simbolo universale della pace, dalla Terra alla Luna. È stata una nostra scelta quella di lasciare una replica di questo simbolo sulla superficie lunare. Personalmente, riflettendo sugli eventi degli ultimi giorni, mi viene in mente un verso dei Salmi che dice: ‹Quand’io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi?›.»

Armstrong: «La responsabilità di questo volo risiede in primo luogo nella storia e nei giganti della scienza che ci hanno preceduto. Successivamente spetta al popolo americano che, attraverso la propria volontà, ha indicato il proprio desiderio. Poi quattro Amministrazioni Presidenziali, con i loro Congressi, ne hanno implementato la volontà. Le agenzie governative e il settore industriale che ha infine realizzato il Saturn, il Columbia, Eagle e la piccola EMU, la tuta spaziale che con il suo zaino è stata la nostra piccola e personale astronave sulla superficie lunare. Vorremmo fare un particolare ringraziamento a tutti quegli americani che hanno costruito queste cose, che le hanno assemblate, disegnate e verificate, mettendoci il proprio cuore ed esperienza. A tutte queste persone, stasera, noi mandiamo uno speciale grazie e anche a tutti quelli che in questo momento ci stanno guardando o ascoltando. Dio vi benedica. buona notte dall’Apollo 11.»

La Terra vista da 162.000 km.

Fonte e foto credit: NASA.

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Simone Montrasio

Appassionato di astronautica fin da bambino, gli studi e il lavoro mi hanno tenuto occupato nel settore chimico industriale fino al 2011 quando ho deciso di cambiare completamente vita e dedicarmi alla campagna. Collaboro felicemente con AstronautiNEWS dalla sua fondazione con una pausa sabbatica tra il 2011 e il 2013.

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