OSIRIS-Rex ha raggiunto l’asteroide Bennu

Credit: NASA

Dopo un viaggio di 2 miliardi di chilometri lunedì 3 dicembre la sonda della NASA OSIRIS-Rex ha raggiunto l’asteroide Bennu.

Dopo aver completato una manovra di transizione che l’ha portata da una traiettoria di approccio ad una di stazionamento, OSIRIS-Rex ora segue il suo obiettivo a soli 19 chilometri di lontananza, posizionata dal lato illuminato dal Sole.

Nel prossimo futuro la distanza sarà ridotta ulteriormente fino a 7 chilometri, da cui verranno realizzate delle riprese panoramiche del polo nord, dell’equatore e del polo sud. In questo modo  OSIRIS-Rex potrà analizzare diversi parametri importanti di Bennu quali la sua velocità di rotazione, la stima della sua massa e la ricostruzione della sua morfologia, con l’intento di individuare il potenziale sito verso cui scendere per raccogliere 60 preziosissimi grammi di campioni da riportare sulla Terra.

Antica presenza dei primi tempi del nostro sistema solare, Bennu ha un’età di circa 4,5 miliardi di anni. L’asteroide probabilmente si staccò da un corpo celeste più grande e molto ricco di carbonio durante una lasso di tempo che varia tra i  2 miliardi ai 700 milioni di anni fa. Formatosi nella fascia principale degli asteroidi tra Marte e Giove, da allora si è progressivamente allontanato molto dalla Terra. Poiché i suoi materiali sono così antichi, Bennu potrebbe contenere molecole organiche simili a quelle che sono state fondamentali per l’inizio della vita sulla Terra.

Bennu in rotazione ripreso da una distanza di 80 Km – Credit: NASA Goddard Space Flight Center/University of Arizona

I dati raccolti dalla sonda saranno tasselli importanti per ricostruire il rompicapo dell’origine dei pianeti, e per valutare il contributo degli asteroidi ai processi che hanno portato alla nascita della vita sul nostro pianeta, apportandovi elementi essenziali come acqua e carbonio.

Lori Glaze, direttore della Planetary Science Division di NASA, ha dichiarato:

Lo studio di Bennu è importante per capire tipologia e quantità dei materiali che sono presenti su questi corpi celesti, in modo da permettere, in futuro, un’eventuale sfruttamento minerario a beneficio dell’economia mondiale e anche per le future missioni di esplorazioni del cosmo. Come esploratori, noi di NASA non abbiamo mai evitato le sfide più estreme poste dal sistema solare nella nostra ricerca della conoscenza. Ora siamo impegnati, insieme ai nostri partner negli Stati Uniti e in Canada, per portare a termine il compito erculeo di riportare sulla Terra un pezzo del Sistema Solare dei primordi.

Bennu verrà inoltre studiato per capire meglio il comportamento orbitale dell’intera classe di corpi celesti che orbitano ad una distanza relativamente ridotta dalla Terra, e che possono rappresentare un pericolo se entrassero in rotta di collisione con il nostro pianeta.

I prossimi passi

Già lo scorso ottobre OSIRIS-Rex aveva cominciato una serie di correzioni di rotta necessarie a ridurre la sua velocità in vista dell’avvicinamento a Bennu.

Nei prossimi giorni i dati raccolti dalla sonda saranno usati dal team di navigazione nel tentativo di portarla  ad una distanza di soli 1,25 chilometri dalla superficie di Bennu entro il 31 dicembre 2018, per poi inserirsi in una delicata orbita (data la bassa gravità) intorno a questo lontanissimo testimone delle origini del sistema solare. Bennu ha un diametro di circa 500 metri, equivalente a circa cinque campi da calcio, rendendolo di fatto il più piccolo corpo celeste mai orbitato da un satellite artificiale.

Nel febbraio 2019 comincerà la mappatura globale e dettagliata di ogni particolare dell’asteroide, in modo da poter determinare con cura il sito migliore per la raccolta di campioni che verranno riportati a Terra nel 2023.

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Raffaele Di Palma

Raffaele collabora con AstronautiNEWS dal giugno 2013.

2 Risposte

  1. Claudio Costerni ha detto:

    “Nel febbraio 2019 comincerà la mappatura globale e dettagliata ogni particolare dell’asteroide”

    E qui manca un dettaglio… di
    Perso in orbita?

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