Tutto pronto per il lancio di Aeolus

Aeolus
Ricostruzione artistica di Aeolus. Photo Credit: ESA

Mercoledì 22 agosto un vettore VEGA porterà in orbita Aeolus, il nuovo satellite dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) dedicato allo studio dei venti.

Il vettore leggero della famiglia di Arianespace – costruito per il 65% in Italia da AVIO – lascerà l’ELV del Guyana Space Centre di Korou alle 18:20 locali, quando in Italia gli orologi segneranno già le 23:20. La missione si concluderà 54 minuti dopo il decollo, con il rilascio del satellite in un’orbita eliosincrona a circa 320 km di quota.

Il lancio era inizialmente previsto per il 21 agosto alla stessa ora ma – ironicamente proprio a causa dei forti venti ad alta quota – è stato rinviato di 24 ore.

Uno sguardo a Aeolus

Aeolus è la quinta missione Earth Explorer del programma dell’ESA Living Planet, con cui l’agenzia europea vuole studiare la Terra con strumenti innovativi e in grado di fornirci maggiori informazioni sullo stato di salute del pianeta.

Finora l’ESA ha mandato nello spazio quattro satelliti della categoria, GOCE (2009), che ha studiato le variazioni del campo gravitazionale, SMOS (2009), che si è occupata della salinità dei mari, CryoSat (2010), concentrata sulle variazioni di spessore dei ghiacci degli oceani e Swarm (2013), una piccola costellazione di tre satelliti per lo studio della ionosfera.

Programmate al lancio dopo Aeolus sono già EarthCARE (2019), che si concentrerà sugli aerosol in atmosfera, Biomass (2021), per lo studio delle foreste e FLEX (2022), dedicata all’analisi del ciclo del carbone e della fotosintesi.

Aeolus in realtà sarebbe dovuta essere una delle primissime missioni del programma, ma una serie di ritardi nello sviluppo del suo strumento principale, il complesso LIDAR Aladin, ne hanno progressivamente rimandato il lancio e, di conseguenza, fatto lievitare i costi. Il satellite, infatti, è stato commissionato dall’ESA all’allora Astrium (oggi la divisione difesa e spazio di Airbus) nel 2003, con la prima data di lancio utile prevista per il 2007, ben undici anni fa. Purtroppo i tempi per gli studi su Aladin si sono allungati a dismisura e i costi sono sostanzialmente raddoppiati, passando dai 220 milioni di euro inizialmente stimati fino a raggiungere i 450 milioni.

Per quanto riguarda la struttura, Aeolus è basato sull’esperienza della missione Mars Express e pesa circa 1300 kg. Dal punto di vista operativo, invece, l’obiettivo di Aeolus saranno, come dice il suo stesso nome, i venti, di cui misurerà velocità e composizione osservando per la prima volta dallo Spazio fenomeni che finora è stato possibile monitorare solo da Terra.

“Aeolus pone certamente delle sfide tecniche, ma è una cosa completamente nuova. Il vento non è mai stato misurato dallo spazio in questo modo prima d’ora”, ha raccontato alla stampa Josef Aschbacher, direttore dei programmi di Osservazione della Terra dell’ESA.

Grazie a Aeolus e al suo strumento Aladin,  gli scienziati potranno comprendere con più precisione le complesse dinamiche dell’atmosfera terrestre e studiare come l’energia, l’acqua e le altre sostanze chimiche vengono trasportate dall’aria in tutto il pianeta. Non solo: grazie alla mappatura dei venti nella troposfera (la zona dell’atmosfera fino a 15 km) e nella bassa stratosfera (fino a 30 km), sarà possibile anche migliorare i complessi modelli matematici usati nella meteorologia e rendere le previsioni fino a 7 giorni sempre più accurate.

VEGA fa 12

Il lancio di Aeolus segna per VEGA la missione numero 12 in assoluto (codice Arianespace VV12) e la prima del 2018.

Costruito per il 65% dalla AVIO di Colleferro (in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italia, tramite ELV, e gli altri partner europei) VEGA è alto circa  30 metri ed è composto da tre stadi a combustibile solido e un ultimo – l’upper stage AVUM – a liquido, che ha il compito di inserire il carico utile nella corretta orbita.

Nel caso della missione Aeolus, dopo l’ascesa iniziale con i tre stadi a solido P80, Z23 e Z9, che faranno letteralmente schizzare in aria il lanciatore, la missione passerà in mano all’AVUM 6 minuti e 30 dopo il decollo, il quale dopo due accensioni intervallate da un fase balistica di circa 30 minuti, rilascerà il payload da 1300 kg nell’orbita obiettivo posta a 320 chilometri di quota.

Finora VEGA ha avuto un ruolino di marcia impeccabile, portando a termine con successo tutte le missione della sua carriera iniziata nel 2012. Nel corso dell’anno il lanciatore sarà chiamato ad un’ulteriore missione, il lancio del satellite PRISMA dell’ASI.

Il 2019 segnerà poi la svolta per il vettore. Il prossimo anno infatti debutterà sia il dispenser Small Satellites Mission Service  (SSMS), che permetterà la messa in orbita di numerosi satelliti contemporaneamente dando così a VEGA un vantaggio competitivo sui lanciatori concorrenti, e sia la nuova variante VEGA C, con un primo e un secondo stadio più grandi e preformanti (noti com P120C e Z40), con cui quasi raddoppierà la capacità di trasporto.

Il primo stadio P120C, inoltre, sarà utilizzato anche come booster sulle due versione dell’Ariane 6, il nuovo vettore pesante europeo che dovrebbe debuttare nel 2020. Il maggior numero di P120C prodotti (35 all’anno, con i 3/4 P80 prodotti oggi) innescherà economie di scala, generando risparmi che manterranno il prezzo di lancio del VEGA C in linea – nonostante l’aumento delle prestazioni – con quello del precedessore, stimato intorno ai 30-35 milioni di euro.

Segui il lancio della missione Aeolus a questo indirizzo a partire dalle 23:00 del 22 agosto!

Articolo aggiornato il 21/08 alle 09:50 con la nuova data di lancio 

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Una risposta

  1. MayuriK ha detto:

    Avanti così ESA!

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