La NASA lancia Parker Solar Probe

Photo Credit: (NASA/Bill Ingalls)

Con uno spettacolare decollo notturno dallo Space Launch Complex 37 della Cape Canaveral Air Force Station ha preso il via alle 09:37 CEST di oggi 12 agosto la missione Parker Solar Probe, destinata a studiare il Sole da una distanza ravvicinata senza precedenti.

A portare la sonda americana sulla sua traiettoria di avvicinamento alla nostra stella è stato il potente lanciatore Delta IV di Boeing  nella sua configurazione Heavy, contraddistinta da uno stadio centrale e due booster strap-on laterali. Dal controllo missione arrivano notizie confortanti: dopo un’improvvisa perdita della telemetria dal terzo stadio che aveva lasciato tutti con il fiato sospeso, NASA ha confermato la corretta separazione della PSP dal lanciatore nonché il perfetto posizionamento sulla traiettoria prevista.

Ecco il video NASA del liftoff.

La sonda, delle dimensioni di una piccola utilitaria, dovrebbe inviare a terra le prime osservazioni scientifiche a partire dal prossimo dicembre, e promette di rivoluzionare le conoscenze ad oggi disponibili sul Sole.

La missione è stata battezzata in onore del dottor Eugene Parker, un fisico autore di pionieristici studi su vento solare, di cui per primo teorizzò l’esistenza nel 1958. E’ la prima volta che NASA dà ad una missione il nome di uno scienziato ancora in vita.

Il cammino di Parker Solar Probe verso il Sole

Le scoperte di Parker Solar Probe aiuteranno a migliorare le “previsioni del tempo” spaziali, cioè la predizione di eventi quali brillamenti ed eruzioni solari che hanno il potenziale di danneggiare i satelliti e gli astronauti in orbita terrestre ma anche di mettere fuori uso i sistemi di comunicazione radio e, nei casi peggiori, anche centrali e sistemi di distribuzioni dell’elettricità sul nostro pianeta.

“La missione rappresenta realmente la prima visita ravvicinata ad una stella, e avrà implicazioni non solo qui sulla Terra, ma anche per la nostra comprensione dell’universo”, ha dichiarato Thomas Zurbuchen, amministratore associato di NASA per il Direttorato delle Missioni Scientifiche. “Abbiamo raggiunto un obiettivo che solo una decina di anni fa sarebbe stato pura fantascienza”.

Nel corso della prima settimana di viaggio la sonda dispiegherà la sua antenna ad alto guadagno e l’antenna a stilo del magnetometro, e compirà la prima delle due procedure di apertura delle antenne per la misurazione del campo elettrico. Il test degli strumenti inizierà nella prima metà di settembre per un periodo di circa quattro settimane, e se tutto andrà bene allora Parker Solar Probe sarà davvero pronta ad iniziare la sua produzione scientifica.

Nei prossimi due mesi Parker Solar Probe volerà verso Venere che ai primi di ottobre sfrutterà per effettuare un gravity assist, cioè una manovra paragonabile ad una “derapata” gravitazionale grazie alla quale la sonda cambierà l’orbita portandola su una traiettoria di avvicinamento al Sole più conveniente, senza usare propellente.

Le orbite di Parker Solar Probe attorno al Sole – (C) NASA

Questo primo flyby porterà PSP a circa 24 milioni di chilometri dal Sole (ben all’interno della parte di atmosfera solare conosciuta come Corona), diventando l’oggetto costruito dall’uomo arrivato più vicino alla nostra stella. La sonda opererà dunque ad una distanza inferiore alla metà di quella che separa da Mercurio dal Sole (57,9 milioni di km).

In questo video del Goddard Spaceflight Center (in inglese) ci viene spiegato come sia possibile evitare che PSP si “fonda” pur lavorando immersa nella corona solare.

Durante la sua missione settennale la Parker Solar Probe effettuerà altri sei flyby con Venere e accumulerà un totale di ventiquattro passaggi ravvicinati col Sole, volando fino alla distanza record di soli 6,1 milioni di chilometri dalla sua superficie incandescente. A quel punto, proprio per non cadere nel pozzo gravitazionale della nostra stella, PSP si dovrà spostare alla velocità di 692.000 chilometri l’ora, andando a stabilire il record di oggetto più veloce mai costruito dal genere umano.

La scienza di Parker Solar Probe

Gli obiettivi scientifici primari di Parker Solar Probe sono:

  • Determinare la struttura e la dinamica dei campi magnetici delle sorgenti del vento solare
  • Tracciare il flusso di energia che riscalda la corona e accelera il vento solare
  • Determinare quali meccanismi accelerano e trasportano le particelle energetiche
  • Esplorare il plasma nei pressi del Sole e la sua influenza sul vento solare e sulla formazione delle particelle energetiche

Per raggiungerli PSP farà uso di un ricco assortimento di strumenti scientifici:

  • FIELDS (Fields Experiment): Eseguirà misurazioni dirette dei campi elettrico e magnetico. (PI: Prof. Stuart Bale; University of California, Berkeley)
  • ISIS (Integrated Science Investigation of the sun): Eseguirà osservazioni sugli elettroni energetici, protoni, ioni accelerati ad alte energie (10s of keV to 100 MeV) nell’atmosfera del sole e nell’eliosfera interna e ne verrà fatta una correlazione con vento solare e le strutture coronali. (PI: Dr. David McComas; Princeton University)
  • WISPR (Wide-field Imager for Solar PRobe): Questi telescopi riprenderanno immagini della corona e dell’eliosfera interna. (PI: Dr. Russell Howard; Naval Research Laboratory)
  • SWEAP (Solar Wind Electrons Alphas and Protons):Conterà le particelle più abbondanti nel vento solare (elettroni, protoni e ioni di elio) e ne misurerà proprietà quali la velocità, la densità e la temperatura. (PI: Prof. Justin Kasper; University of Michigan/ Smithsonian Astrophysics Observatory)

Il posizionamento degli strumenti di Parker Solar Probe – (C) NASA

Parker Solar Probe punterà il suo sguardo alla corona solare nel tentativo di risolvere alcuni interrogativi di lunga data riguardo il nostro Sole. Qual è il segreto dell’incandescente corona, che è oltre 300 volte più calda della superficie del Sole distante migliaia di chilometri? Che cosa genera il vento solare, cioè il costante flusso di particelle che soffia attraverso il Sistema Solare? Ed infine, che cosa accelera le particelle solari ad alta energia, che possono raggiungere velocità pari a quasi la metà della velocità della luce?

Gli scienziati hanno cercato di decifrare questi misteri per oltre 60 anni, ma per trovare le risposte era necessario inviare una sonda proprio dentro la caldissima corona. Oggi questo traguardo è diventato possibile grazie a tecnologie allo stato dell’arte nel campo del controllo termico, finalmente in grado di proteggere il satellite nel suo itinerario.

In questo video di NASA vediamo la toccante reazione del dott. Eugene Parker, ormai molto anziano, nel momento del lancio della missione che porta il suo nome.

Fonte: NASA, ForumAstronautico.it

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Marco Zambianchi

Spacecraft Analyst per la missione Gaia presso ESA/ESOC, è fondatore di ForumAstronautico.it, e co-fondatore di AstronautiCAST. Conferenziere di astronautica al Planetario di Lecco fino al 2012, scrive ora su AstronautiNEWS ed è Presidente dell'associazione ISAA.

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Una risposta

  1. MayuriK ha detto:

    Chissà che soddisfazione incredibile per il dottore! Brava NASA, spero che questa missione aiuterà a fare importanti scoperte!

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