Successo per il secondo volo del razzo Electron di Rocket Lab

Rocket Lab ha lanciato per la seconda volta il razzo Electron dallo spazioporto dell’azienda in Nuova Zelanda, segnando il primo completo successo del proprio lanciatore leggero che ha raggiunto l’orbita rilasciando tre satelliti.

Dopo un primo tentativo che aveva marcato solo un parziale successo per la startup californiana nello scorso maggio, il razzo Electron battezzato con il nome quasi scaramantico di “Still Testing”, è decollato dal sito di lancio dell’azienda presso la penisola di Mahia in Nuova Zelanda poco prima delle tre pomeridiane, ora locale del 21 gennaio (erano le 2:43 del mattino in Italia). Era il secondo di nove giorni complessivi disponibili come finestra di lancio per la missione. Un tentativo il giorno prima era stato infatti stato annullato a causa della presenza di barche nelle acque limitrofe al sito di lancio e di un effettivo problema tecnico al razzo.

Il lanciatore, azionato da nove motori a ossigeno liquido e cherosene Rutherford nel suo primo stadio, si è alzato in volo dopo un conto alla rovescia durante il quale non sono stati sollevati problemi di sorta. Il primo stadio ha avuto separazione regolare circa due minuti e mezzo dopo il lancio, mentre il secondo stadio, con il suo unico motore Rutherford, si è acceso con una spinta durata più di cinque minuti e mezzo. Allo spegnimento del secondo stadio, il controllo missione confermava che il razzo aveva raggiunto l’orbita con successo. Dal secondo stadio sono stati rilasciati i tre payload, un cubesat Dove per Planet e due cubesat di classe Lemur-2 per Spire. Planet ha confermato con un tweet che il suo Dove ha raggiunto l’orbita alle 02.56 del mattino ora italiana.

È assolutamente grandioso”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Rocket Lab Peter Beck, in un’intervista poco dopo il lancio. “Questo test ci mette in posizione davvero favorevole per ratificare quanto ci siamo fissati come obiettivo già anni fa, ovvero che siamo qui per aprire lo spazio al business”

Beck ha riferito anche che la compagnia impiegherà del tempo per esaminare la telemetria della missione, ma una prima analisi ha indicato che il veicolo ha funzionato come previsto, rilasciando i tre satelliti in orbite ellittiche di 300 per 500 chilometri. Il lancio è stato il primo per l’Electron dopo che il volo inaugurale del veicolo nel maggio 2017 non era riuscito a raggiungere l’orbita. L’azienda ha detto che il razzo aveva funzionato in maniera nominale durante la missione, ma un problema di telemetria aveva innescato i sistemi di sicurezza a circa quattro minuti dopo il decollo, ponendo fine alla missione. In un’intervista rilasciata all’inizio di gennaio, Beck ha dichiarato che se il secondo lancio avesse avuto successo, la compagnia sarebbe andata avanti con i piani di servizio commerciale attraverso il razzo Electron. Beck ha poi detto nell’intervista post-lancio di oggi che questo è un piano ora confermato, ma al di là dell’affermazione di voler portare il razzo sulla sul rampa di lancio entro “i prossimi mesi”, non ha fissato una data per la prossima missione. Inoltre il cliente per il lancio, nell’ipotesi che si tratti effettivamente di una missione commerciale, non è stato ancora annunciato.

Electron fa parte di una nuova generazione di piccoli vettori sviluppati negli ultimi anni  e pensati per servire il crescente mercato dei piccoli satelliti. E’ progettato per collocare fino a 150 chilogrammi in orbita ad un’altezza di 500 km ed è un bistadio che misura 17 metri in altezza, 1,2 in diametro, pesante 12,55 tonnellate. Entrambi gli stadi utilizzano cherosene RP-1 e ossigeno liquido e i motori, intitolati al fisico neozelandese Ernest Rutherford, sono nove nel primo stadio ed uno nel secondo.

Rocket Lab non è la sola azienda a tentare di aprire un mercato nel settore dei lanciatori leggeri. Virgin Orbit, per esempio, sta lavorando al suo LauncherOne, anch’esso un sistema di lancio satellitare leggero che può trasportare carichi fino a 300 kg. LauncherOne si basa su un aereo per trasportare il razzo ad un’altitudine di circa 10.000 metri prima di effettuare il lancio nello spazio e Virgin Orbit prevede di lanciare il suo primo test nel 2018. Anche la Vector Space Systems sta lavorando ad un razzo che trasporta payload anche più piccoli, non oltre i 70 chilogrammi, idealmente per ottenere costi di lancio sempre più competitivi.

 

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Massimo Orgiazzi

Appassionato di astronomia, astronautica e scienza, nella vita è ingegnere. Ha scritto narrativa, poesia e critica letteraria, ha una passione per il cinema e organizza rassegne cineforum. Twitta in inglese di spazio e scienza con l'handle @Rainmaker1973

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