Ristabiliti i contatti con il satellite AngoSat-1

Credit: Roscosmos

I tecnici russi sono riusciti a riprendere i contatti con il satellite angolano AngoSat-1, che aveva cessato di comunicare poco dopo essere stato collocato nell’orbita prevista, alle 4.54.43 (ora italiana) dello scorso 27 dicembre, a conclusione di una perfetta missione del “rinato” vettore russo-ucraino Zenit 3F, durata quasi nove ore.

Il problema era stato ammesso dalla stessa RSC Energia, impresa costruttrice del satellite, in un breve comunicato in cui si dichiarava che il veicolo aveva iniziato a inviare i suoi segnali dopo la separazione dall’upperstage Fregat SB, ma che, “dopo un po’ di tempo”, il flusso della telemetria si era inspiegabilmente interrotto.

In mancanza di altri dettagli ufficiali, al momento possiamo disporre solo di quanto riferiscono anonime “fonti interne” citate da vari media russi, non sempre coerenti tra di loro. Pare ormai accertato che, prima del blackout, AngoSat-1 avrebbe inviato la sua telemetria per 42 minuti: un tempo sufficiente per trasmettere notizie sul corretto funzionamento del sistema di controllo di assetto, nonché dell’apertura dei pannelli e delle antenne. La perdita di contatto potrebbe essere dipesa da un problema al computer di controllo o, più facilmente, da un’avaria delle batterie che, in teoria, avrebbero dovuto avere un’autonomia di 10/16 ore dal lancio.

La tesi dell’avvenuto dispiegamento dei pannelli, con la conseguente possibilità di recuperare la disponibilità energetica del satellite, appariva coerente con l’ottimismo subito manifestato da Energia, che – sempre nel suo comunicato – mostrava fiducia nell’imminente superamento della crisi, anche sulla base di precedenti esperienze, russe e non, esplicitamente ricordate:

[…] è in corso il lavoro per recuperare le comunicazioni con il satellite. Ci sono stati incidenti simili in passato: il satellite Photon-M (2014), il satellite STEREO-9 (NASA, 2016), il satellite per le comunicazioni del Kazakistan KazSat (2017), ecc.

Pochi minuti fa è giunta la notizia, pubblicata dalla  TASS, che la ricezione della telemetria sarebbe stata ristabilita.

Il ritorno dello Zenit

AngoSat-1 era partito alle 20.00, ora italiana, dal cosmodromo di Baikonur. Erano più di due anni che la storica piattaforma 45/1 non vedeva il liftoff di uno Zenit (l’ultimo lancio, con a bordo il satellite meteorologico Elektro-L No.2, risaliva infatti all’11 dicembre del 2015). Il razzo era in configurazione 3F, ossia con l’upperstage Fregat SB, al posto del Block DM dello Zenit 3SBL.

Lo Zenit 3F in attesa del liftoff sul pad 45/1 di Baikonur. Credit: Roscosmos

Il motore a quattro camere di combustione RD-171M del primo stadio, ha illuminato all’accensione la pianura innevata di Baionur, accelerando il razzo per i primi due minuti del volo. Sono seguiti i quasi sei minuti di funzionamento del secondo stadio, propulso da un RD-120, integrato, per il controllo della direzione, dai quattro ugelli dell’ucraino RD-8. Durante questa fase, a T+5.22, quando il razzo muovendosi verso Ovest aveva già oltrepassato i confini del Kazakistan e stava sorvolando il territorio russo, è stato espulso il fairing che proteggeva il satellite.

Al momento dello spegnimento del secondo stadio (T+8.37) il razzo aveva raggiunto l’orbita iniziale di parcheggio che, secondo quanto riportato da russianspaceweb.com si collocava ad un’altezza di 167×566 km e aveva un’inclinazione 51.35°.

All’immediata separazione dell’insieme Fregat-satellite dal secondo stadio esausto è seguita una fase di volo balistico, in direzione dell’apogeo, della durata di più di un’ora. A T+1.14.52 il Fregat SB ha effettuato la sua prima accensione di 8 minuti, in cui ha consumato tutto il propellente del serbatoio toroidale che distingue questo modello dell’upperstage dalla sua variante MT (che è, per intenderci, quella usata nei voli Soyuz da Kourou). Il risultato di tale manovra è stata un’orbita intermedia, con perigeo e apogeo più alti (282×4087 km) e un’inclinazione di 50,45°.

Sono trascorse altre due ore (fino a T+ 3.23.53) prima della seconda accensione dell’uperstage, durata più di 11 minuti, che ha portato il veicolo in un’orbita di trasferimento di 341×36061 km, innalzando l’apogeo in prossimità della quota geostazionaria e cambiando l’inclinazione a 48.62° rispetto all’Equatore.

La manovra finale del Fregat-SB è avvenuta a T+8.44.01, trascorse le cinque ore necessarie per raggiungere il punto più alto della GTO. A questo punto, un’accensione di nove minuti ha permesso di circolarizzare l’orbita e di portarne il piano sull’Equatore. AngoSat è stato perciò rilasciato a 56.6° di latitudine Est, in un’orbita di 42.314×42.404 km. Questa quota, superiore a quella geostazionaria, permette al satellite di spostarsi rispetto alla superficie terrestre di circa 2,5 gradi al giorno, ed è stata pensata per consentire ad AngoSat-1 di raggiungere la sua posizione definitiva, a 13° Est, senza utilizzo della propulsione.

Il raggiungimento della destinazione prefissata è stato confermato anche dalle osservazioni compiute da terra. In sostanza, lo Zenit ha operato in modo perfetto, così come il Fregat, che invece era stato protagonista, appena un mese fa, del fallimento della missione che doveva mettere in orbita Meteor M2-1 ed altri 18 satelliti. La scelta di far volare l’upperstage a così breve distanza dall’incidente è dipesa dalla chiara evidenza raggiunta sulle sue cause, legate alla configurazione del software di navigazione rispetto al nuovo cosmodromo di Vostochny.

Il primo satellite angolano

AngoSat-1, il primo satellite angolano per comunicazioni (ma anche il primo satellite dell’Angola in assoluto) è frutto di un accordo tra la Russia e il governo dello stato africano che risale al 2009. Trovati i necessari finanziamenti, i lavori per la sua implementazione sono iniziati nel 2012 e hanno visto come prime contractor RSC Energia, che ha fornito la sua piattaforma USP Bus, e Airbus Defence & Space, che ha realizzato il payload.

AngoSat-1 presso i laboratori di RSC Energia, poche ore prima della partenza per Baikonur. Credit: Energia

L’insieme, del peso al lancio di 1.647 kg, è dotato di 8 propulsori al plasma SPT-70 per lo station keeping e di due pannelli solari in grado di fornire al sistema 3.753 W. Il payload è costituito da 16 trasponder in banda C, con cui coprire Africa ed Europa, e 6 in banda Ku, da puntatare sull’Angola e gli stati vicini. Se, come sembra, i problemi di comunicazione saranno risolti, potrà servire per offrire servizi televisivi, telefonici e Internet.

Il progetto includeva anche la realizzazione di un centro di controllo e comunicazioni operante in Angola (per l’esattezza a Funda, nei dintorni di Luanda), ultimato nel 2016, per un costo complessivo di 327,6 milioni di dollari.

Ripartirà la collaborazione tra Russia e Ucraina?

In origine, AngoSat-1 doveva essere lanciato nel 2016, in coppia con il satellite russo per comunicazioni Energiya 100, mediante uno Zenit-3SL, con decollo dalla piattaforma galleggiante Odyssey di Sea Launch. Tale progetto è parso però sfumare quando, nel 2014, la crisi politica russo-ucraina conseguente all’annessione della Crimea da parte di Mosca ha reso problematica la partnership tra i due paesi nella realizzazione degli Zenit, progettati e costruiti da due aziende controllate dal governo dell’Ucraina, Yuzhnoye e Yuzhmash, ma con componenti russe, come i motori realizzati da NPO Energomash. Le successive difficoltà finanziarie e giudiziarie di Sea Launch, che dall’agosto 2014 ha congelato le proprie attività, hanno completato il quadro.

Per AngoSat si è allora prospettata una alternativa, a bordo del secondo volo di prova dell’Angara-A5, ma poi i ritardi nella produzione del nuovo vettore russo e la prospettiva di una ripresa delle attività di Sea Launch, dopo l’acquisto della società da parte di Group 7S (la principale holding privata russa nel settore del trasporto aereo) hanno reso possibile una diversa soluzione, ossia l’impiego dell’unico Zenit completamente assemblato ancora disponibile, conservato presso il sito 42 di Baikonur per il satellite russo Spektr-RG, il cui lancio però, per problemi tecnici, non era imminente.

Integrazione del satellite con il vettore. Si nota, a destra, sul secondo stadio, il logo “7S Space” della nuova società di 7S Group che gestirà Sea Launch. Credit: Roscosmos

Non è stato semplicissimo per Group 7S, nonostante le buone entrature al Cremlino, superare le difficoltà politiche e ottenere, tra le altre cose, il permesso per l’intervento a Baikonur dei tecnici ucraini, necessario per riconfigurare e ricertificare lo Zenit, tanto che si è dovuta posticipare la data del liftoff da luglio a dicembre. Nel frattempo, per rendere nuovamente operativa la piattaforma di lancio galleggiante Group 7S ha ordinato ai produttori ucraini 12 nuovi Zenit 3SL.

È legittimo leggere in questi eventi il segno di una possibile ripresa di normali relazioni tra Russia e Ucraina? Si prepara una nuova vita per il lanciatore sovietico? È certamente una romantica illusione pensare che la collaborazione nelle attività spaziali possa facilitare la soluzione di conflitti politici, tanto più che qui non si tratta di ricerca o di esplorazione, ma di una mera attività commerciale. Al momento, l’utilizzo del vecchio Zenit, è soltanto la soluzione più sostenibile in vista di un tentativo – se e quanto fortunato lo dirà la storia – di rimettere sul mercato l’impresa legata alla piattaforma galleggiante in attesa sulle coste del Pacifico.

Video del lancio (Credit: Roscosmos)

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