New Horizons esce dal safe mode mentre continuano le procedure di ripristino

La sonda spaziale New Horizons funziona normalmente da circa 36 ore dopo essere entrata in safe mode nelle prime ore di giovedì 9 febbraio a seguito di un errore nel caricamento dei comandi.

Quasi sei miliardi di chilometri

La posizione attuale di New Horizons

Il sorvolo ravvicinato di Plutone un anno e mezzo fa è forse stato l’esempio più alto di come l’avanzamento tecnologico, unito alla fisica, possano compiere cose immense. Scattare fotografie ad alta definizione sincronizzando le riprese, l’orientamento della sonda, insieme alla posizione relativa delle lune, tutto in una manciata d’ore, per non dire minuti, è stata un’impresa superlativa. Ma per fortuna New Horizons non è stata pensionata dopo Plutone e ha ottenuto una nuova missione: sorvolare un remotissimo quanto ignoto oggetto della cintura di Kuiper. Cosa che se tutto andrà bene, avverrà il giorno di capodanno del 2019. La sonda quindi è ora, per così dire, a metà strada tra il punto dove ha incontrato il sistema di Plutone (che ora si è mosso lungo la sua orbita) e il punto dove incontrerà 2014 MU69, un piccolo mondo ghiacciato ai confini del sistema solare. New Horizons si trova quindi a quasi sei miliardi di chilometri da casa e il tempo necessario per inviare un comando alla sonda e ricevere la risposta è ora di circa dieci ore e mezza. Un tempo lunghissimo, se pensiamo agli automatismi e alle funzioni dei moderni veicoli spaziali, che rende parecchio complesse le condizioni in cui le sonde vanno in safe mode.

 Perché il safe mode?

New Horizons, come tutte le sonde spaziali contemporanee, è progettata per assumere un particolare stato dei suoi sistemi, chiamato tecnicamente safe mode. Questo succede quando si verificano determinate condizioni anomale e la finalità del safe mode è quella di proteggere la sonda. In situazioni che potrebbero comportare perdita di controllo o danni al veicolo, l’istruzione standard è quindi quella di rimanere in attesa, sospendere la lista delle attività in cui era impegnata e orientare l’antenna in posizione fissa verso la Terra e aspettare istruzioni dal centro di controllo missione. La condizione di safe mode, come sa chi segue le missioni spaziali, è veramente molto comune e accade di frequente. Tipicamente l’evento scatenante è il fallimento di un sistema o la rilevazione di condizioni operative potenzialmente pericolose, ad esempio l’esposizione dei circuiti a livelli di raggi cosmici che potrebbero interferire con il funzionamento dell’elettronica di bordo. Ma come in questo caso, si può anche trattare banalmente di un errore nella sequenza dei comandi inviati, che vengono trasmessi secondo precisi programmi schedulati. Il processo di passaggio al safe mode, detto solitamente safing comporta una serie di immediate azioni fisiche per prevenire danni o perdita di controllo del veicolo. Viene staccata l’alimentazione a tutte le componenti non essenziali del veicolo, e la priorità è il ripristino dell’assetto di volo, qualora fosse stato perso. Un veicolo fuori controllo può rapidamente surriscaldarsi, congelarsi o esaurire l’alimentazione e andare perduto definitivamente. L’evento più “famoso” per New Horizons è senza dubbio quello verificatosi pochi giorni prima del sorvolo ravvicinato di Plutone il 4 luglio del 2015, quando si è temuto che anni di lavoro andassero in fumo proprio a poche migliaia di chilometri dall’obiettivo.

Verso il prossimo obiettivo

Fortunatamente New Horizons è uscita dal safe mode e sono ora in corso le operazioni di ripristino. L’uscita dal safe mode comporta la ripresa delle comunicazioni tra il veicolo e il centro di controllo missione, con la trasmissione dei dati diagnostici e il ripristino dell’alimentazione a tutti i sistemi precedentemente disattivati. Il ripristino delle condizioni operative è pertanto un lavoro complesso, specialmente se la sonda si trova così lontano dalla Terra. «Il nostro rapido intervento è stato supportato dalle altre missioni NASA che hanno subito concesso l’utilizzo dei canali della Deep Space Network» ha detto Alice Bowman, manager operativo della missione. «Questa è la norma per le missioni che usano la rete DSN – Ci aiutiamo a vicenda quando le sfide si fanno importanti». Ora New Horizons è al sicuro e continua il lungo viaggio verso il suo prossimo obiettivo. A causa del tempo di invio e ritorno del segnale di 10,5 ore, il team si aspetta un rientro della sonda a piene funzioni per domenica 12 febbraio.

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Massimo Orgiazzi

Appassionato di astronomia, astronautica e scienza, nella vita è ingegnere. Ha scritto narrativa, poesia e critica letteraria, ha una passione per il cinema e organizza rassegne cineforum. Twitta in inglese di spazio e scienza con l’handle @Rainmaker1973

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