SpaceX ottiene dalla NASA altre 5 missioni cargo verso la ISS

La NASA ha assegnato a SpaceX cinque ulteriori missioni di rifornimento verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nell’ambito del Commercial Resupply Services 1 (CRS-1), il programma che prevede voli cargo da parte di aziende private verso la stazione fino al 2019. Salgono cosi a venti le missioni di rifornimento totali dell’azienda di Elon Musk verso la ISS. Secondo quanto ricostruito dal sito americano SpaceNews.com, la firma vale circa 700 milioni di dollari.

Il contratto è stato siglato prima di Natale, ma è stato confermato dalla NASA e da SpaceX solo nei giorni scorsi.

Il primo contratto CRS-1 risale al 2008, quando la NASA si era accordata – separatamente – con SpaceX e Orbital ATK. Con l’azienda di Elon Musk l’agenzia americana aveva contrattualizzato 12 lanci per 1,6 miliardi di dollari. Con Orbital, invece, la NASA aveva stipulato un accordo per 8 lanci a 1,9 miliardi di dollari.

Nel corso degli anni il programma CRS è stato progressivamente ampliato. Ad Orbital sono state chieste due ulteriori missioni, mentre altre tre sono state concordate con SpaceX. Gli ulteriori lanci sono stati pagati dalla NASA 150 milioni di dollari l’uno, contro 133,3 milioni dei primi dodici.

Il contratto CRS, in ogni caso, è gestito dalla NASA in maniera molto aperta. Dopo la firma del 2008 l’agenzia non è vincolata a ricorrere ad una gara pubblica ogni volta che ha bisogno di una missione, e può così rivolgersi liberamente alle due aziende. In più, il contratto prevede un limite massimo nelle commesse fissato a 3,1 miliardi di dollari per ciascuna delle due società. Limite, tra l’altro, che la NASA non è obbligata a raggiungere.

Non è chiaro perché la NASA abbia scelto di non includere Orbital ATK nel contratto firmato a dicembre. Il gruppo spaziale della Virginia usa per le sue missioni il sistema Antares/Cygnus, con quest’ultima in particolare costruita in larga parte da Thales Alenia Space a Torino. SpaceX, invece, propone il vettore Falcon 9 insieme alla capsula Dragon.

Finora entrambe le aziende hanno mostrato almeno un problema di affidabilità: l’Antares di Orbital è esploso al lancio nel 2014 (l’azienda sta per ora usando un Atlas V di United Launch Alliance), mentre SpaceX ha ripreso i voli a dicembre dopo sette mesi di stop a causa dell’incidente di giugno del Falcon 9.

Inoltre, entrambe le società sono state già di nuovo scelte a fine gennaio, questa volta insieme a Sierra Nevada, dalla NASA per il CRS-2, il programma per le missioni di rifornimento nel periodo 2019-2024.

Tra le due capsule esiste però una differenza sostanziale: mentre la Cygnus termina la sua vita operativa bruciando al rientro nell’atmosfera, come avvenuto pochi giorni fa, la capsula di SpaceX è invece in grado di tornare sulla Terra portando con sé esperimenti e materiali dalla Stazione.

La prossima missione di SpaceX sulla ISS (la numero otto, CRS-8), la prima verso la ISS dall’incidente, è prevista per i primi di aprile. La Cygnus, invece, farà rotta verso la stazione il 20 marzo prossimo, in ritardo di 10 giorni a causa di alcuni problemi legati alla muffa.

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